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Lo strano caso di Matilde Campi

La dottoressa Mariele Rosina si cimenta in questo romanzo su un quesito interessante, quanto insolito per certi versi. In questo racconto che contiene un prologo e una suddivisione di molti capitoli e di tre parti con un Epilogo si comprende che il romanzo ha un substrato o background da parte dell’autrice di conoscenza delle genetica in generale.

Entrando nel merito del romanzo l’autrice pone un problema: “ è mai possibile che una mutazione genetica avvenuta casualmente per delle radiazioni nel grembo materno porti ad una impossibilità di invecchiamento? O meglio è possibile rimanere donna giovane e piacente alla quale non poter dare altro che una quarantina d’anni, pur avendo nella realtà 120 anni, e vivere questa situazione come una maledizione poiché questa situazione del tempo che passa e che la arreca il dolore della perdita dei figli e due mariti le impedisce di avere una identità anagrafica, una situazione Machiavellica o ancor meglio Pirandelliana come in “ Uno, nessuno, centomila” poiché nessuno crederebbe alla realtà delle sua vera età.

E così, senza identità, lei vive nascosta nel segreto che solo poche persone conoscono e solo casualmente un nipote viene a sapere che la persona che lui chiama zia in realtà è la sua bisnonna, dopo un primo traumatico turbamento, sarà proprio lui a dipanare questa intricata situazione, sottoponendosi anch’esso insieme alla bisnonna ad una ricerca genetica preso un illustre professore che rimarrà ammaliato dalla bellezza di questa donna dall’apparenza immortale.

Lascio al lettore il piacere di conoscere come tutto si risolverà, poiché una soluzione c’è, e sarà il destino a procurarla. Quel che colpisce in questo romanzo è in apparenza l’inverso di quanto gli scienziati e i genetisti studiando le molecole del Dna cercano con manipolazioni mirate come allungare la vita, immaginando che questo possa portare ad un ancor più felice modo di vivere.

Io credo che la vita già di per sé si è allungata negli ultimi 50 anni, tant’è che arrivare quasi a 90 anni non fa più l’effetto del meravigliarsi, effettivamente la vita fino agli anni ’40 era di circa 60 anni, salvo casi sporadici di vetustà.

In ogni caso rapportarci alla vita di alcune piante millenarie fa l’effetto di essere una drosophila melanogaster, ma quello è uno straordinario mondo vegetale, in quello animale mi risulta che solo gli elefanti, alcuni pappagalli e pochi altri raggiungono la vita dell’uomo o lo superano.

In ogni caso mi complimento con l’autrice per questa idea ed anche per il suo amore verso la poesia, da me condivisa.

Recensione
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