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Bianco Antico

Nella Collana Poeti in Transito dell’editrice Aletti, la poetessa d’Errico edita la sua bella silloge dal titolo significativo di Bianco Antico, come a dire che il tempo non invecchia mai quando ci prendiamo cura delle cose che amiamo e cerchiamo di rinnovarci ogni giorno, portando luce nella nostra giornata quotidiana: Svolto ed imbocco / una magica sintassi / fra sentieri di pietrisco. / Accarezzo l’aria / con illogica andatura / delle gote in fiamme. / Incustodita commozione / di anonimo ristoro / emancipato dall’inchiostro.

Meraviglioso incipit alla raccolta col titolo di Magica sintassi, quella da apprendere nel corso della vita, alle prese con le mille difficoltà che ogni giorno si presentano, perché ogni giorno è nuovo e oltre alle difficoltà porta sempre anche qualcosa d’importante e di magico per Noi, per l’Io, così come per quello di tutti gli altri, costruendo in itinere una coralità che è quella magia che si sprigiona dalla parola poetica quando diventa ascolto della propria interiorità e dell’altro, dell’ambiente naturale e sociale che ci circonda e nel quale conduciamo la nostra vita: Macchie scure / di viali ombreggiati / intrecciano alloggio / all’animo mio smaltato. / Spigoloso respiro / di selvatiche fogge. / Ed ogni compagnia / perfora e trasferisce /conversazione / straniera e personale.

Si avverte subito che siamo in compagnia di una poesia colta e che si avvale di vocaboli ricercati, classici, anche col sapore d’antico, ma aggettivati e inseriti in una versificazione breve e incisiva, dal verso libero e innovativo, che si carica di empatia affettiva, comunicazione e tanta energia, che è quella che arriva da un buon cuore sensibile e aperto ai propri movimenti interiori quanto al sentire dell’altro. Gli uomini riposano nel loro limite dice Mario Luzi in una sua poesia posta in epigrafe ad apertura del libro, quasi a ricalcare la pacatezza con la quale si avvicendano i versi e la ricerca esistenziale della poetessa d’Errico, apportando vivide sensazioni, suggestioni e chiarezza d’immagini, come in questi versi d’eco quasimodiano: Mi segue la voce / del tuo passo amico. / Mi trafigge / il tenero sguardo / del pendio assolato. Concordo con quanto scrive nell’introduzione Alessandro Quasimodo, quando dice: Non percepiamo volti, personaggi, luoghi tratteggiati in modo definito, ma sensazioni, stati d’animo. Non occorre spiegare, illustrare, ma solo suggerire, avvicinare a una natura, appunto, aggiungo, quella Sceneggiatura luminosa / di rivoli d’acqua / privi di colore, come espresso dall’Autrice.

Acrobatici ricordi su polverose scie, bilanciamento, raggi che tengono la carovana, le vicende degli uomini, in quota … è come se la poetessa inseguisse memorie, levigate su argille che si lasciano modellare, perse nel rendiconto reale perché frammiste a immagini di sogni, metafore, costrutti cognitivi della mente che rispondono a convinzioni non verificabili (Apostrofo di dita / dal fato ricamati), ma che sicuramente arricchiscono e contribuiscono a colorare le grigie giornate del vivere, e rilanciano la possibilità di far incontrare e riconciliare le innumerevoli contraddizioni e conflittualità dei nostri rapporti comunicativi e relazionali, pervenendo a quella necessaria sintesi esistenziale di equilibrata armonia auspicata da Francesca d’Errico nel suo messaggio poetico; ecco i suoi versi: Un improvviso abbraccio. / Una sessione riservata / di inedita teoria. (…) Nel mortaio le bacche / rendono giustizia… si fa grotta / l’acume al mio parlare / di confidenze audace. / Scorre in un tempo / il sentimento antico.

Ed è proprio qui, nel tempo, la svolta ricercata dalla poetessa; è qui che la parola poetica diventa pregna di realtà umana, di accensione d’intenti costruttivi, d’intimo rapporto di fiducia con sé stessa e la sua coscienza: Sono nel centro. Proprio lì mi sfiora / la pagina aperta / di quel libro a tasti. / Rivolge a me / proprio a me / un cenno ed un saluto. (…) La cesta è colma / del pentagramma a grani / che lieto mi dà il passo / quando il giorno sale. (…) L’aria di marzo / mi corre incontro/ e con le dita tocco / il cuore tuo lontano. Bellissimi versi che preannunciano e realizzano l’incontro ricercato e vero con sè e l’altro da sé, con la natura empatica dell’autenticità del fare contatto, con la natura e gli equilibri cosmici, che spesso sfuggono all’umana conoscenza ma non agl’intuiti dell’anima.

La poetessa d’Errico senza tensioni e contrasti, rotti gli indugi, può allora dire mi corre incontro / un lucido mattino perché ora cercheremo insieme e in armonia col tempo Le foglie dell’autunno che sono ancora corteggiate / dalla costellazione silenziosa / dell’estate trascorsa, e assaporando la vita conclude: Così mi spiego il senso della vita. Una bella poesia dunque questa di Francesca d’Errico che recupera freschezza e speranza, voglia d’abbandonarsi alle gioie del vivere, in mezzo allo splendore della natura e in condizioni di pace, all’interno di un ambiente da salvaguardare in ogni sua bellezza.

Recensione
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