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Un racconto agile, gradevole nella lettura, sostanzioso nella tematica che
presenta: un campeggiatore che ama starsene da solo e in pace con la natura; due
ombre, che pian piano acquistano le sembianze umane e si riconoscono in due
vecchi che si scambiano ricordi e riflessioni di vita. Il tema centrale è lo
scorrere veloce del Tempo e le sue relazioni con la Morte. Questo discorrere tra
i due vecchi, Giorgio e Daniele, finisce per coinvolgere il giovane
campeggiatore, fino al punto da fargli cambiare idea su cosa sia importante
nell’impostare le proprie relazioni nello scorrere della quotidianità della
vita.
Una narrazione coinvolgente e puntuale che porta il lettore ad
identificarsi nel campeggiatore e nella sua stessa volontà di cambiare il
rapporto con il proprio modo di pensare. Si, perché la morte è un evento forte
che può cambiare tante cose nella vita di una persona. Dal confronto con la
morte si può iniziare ad apprezzare maggiormente la vita e lo scambio sociale
con gli altri.
Un racconto ben strutturato che si pone come fonte di insegnamento
per i più giovani e per farli riflettere sull’importanza del tempo e della
morte, anche quando si ha tutta la vita davanti e sembra proprio che la morte
non ci appartenga e interessi solo gli altri.
Un’equilibrata nota introduttiva, l’ultima stilata a dire il vero,
da parte dell’acrese Giuseppe Antonio Arena, rende omaggio alla statura
culturale di Vincenzo Rossi, con un richiamo a Silone, Jovine, Scotellaro… e
ancor di più al conterraneo Vincenzo Padula.
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Recensione |
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Campeggio solitario
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narrativa
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| Autori |
| • | Vincenzo Rossi |
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Edizione:
Edizioni Cronache Italiane
Salerno 2003 |
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| pp. 32 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.3/2009
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