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Come vuole la vita
            Il coraggio di una donna straniera in Italia

Ana Danca, una donna di etnia Moldava in Romania, dopo la deposizione e la morte del dittatore Nicolae Ceausescu, arriva in Italia, a Mantova, con due figli, senza un lavoro e col desiderio di ricongiunzione familiare per non abbandonare ad un triste destino, per come però poi sarà, un marito corroso dall’alcool e dalla gelosia, che purtroppo, nonostante i suoi amorevoli tentativi di ricucitura relazionale, prenderà col tempo sempre più la piega del maltrattamento e della violenza verso la moglie e i figli, che si concluderà con la sua morte, ucciso da una congestione per un tuffo nelle acque del fiume Mincio dopo aver bevuto una birra gelata.

Questa in sintesi la storia di una donna coraggiosa, di elevato spessore culturale e morale, dedita allo studio e all’evoluzione della sua grande forza spirituale, che attualmente continua a vivere e lavorare a Mantova con i suoi due figli.

Una narrazione autobiografica che coinvolge il lettore, avvincente e emozionante nel racconto che sapientemente intreccia vari aspetti del vivere, dalla cultura, alla religione, alla politica, all’economia; strettamente connessi con la sensibilità e rettitudine d’animo della giovane ragazza, ora donna, Ana Danca, che attraverso il suo dolore e l’incredibile fiducia nella forza della speranza verso la Vita, mette pienamente allo scoperto le false credenze della tradizione familiare e culturale del suo popolo; ci fa conoscere con delicatezza e rispetto il clima politico dittatoriale al tempo di Ceausescu, le condizioni economiche di povertà e di sottosviluppo di un’intera nazione; ci dice senza mezzi termini e con intensa onestà di animo il peso del condizionamento educativo familiare e culturale e religioso, che ha agito sulle sue decisioni esistenziali, fino alle estreme e tragiche conseguenze in cui ha vissuto e trascinato la propria vita, tra imposizioni e incapacità di operare delle scelte libere e responsabili.

Questa storia di vita, in tutti i risvolti, che fanno di questa autobiografia un esempio della possibilità sempre presente del riscatto e della capacità trasformativa della Persona, non si perde nè si esaurisce nella tragedia o nel vittimismo, nella condizione luttuosa della depressione, come è o potrebbe essere in tante altre storie .. tutt’altro, c’è la forza, la fiducia, la speranza, di una donna emancipata, adulta e che lotta per la famiglia e per sè stessa, per ritrovare la terra della sua patria, non chiusa nei confini nazionali, ma che diventi incontro di culture e di popoli, di aiuto interculturale e di integrazione, di inclusione, che NOI, in termini sociali e istituzionali, indipendentemente dal luogo che abitiamo, dovremmo sentire vicina e sostenere e sempre difendere e proporre come esempio e offerta di sviluppo evolutivo .. questa è la ricchezza della narrazione del libro e il forte messaggio che porta con sè. Ecco la presa di coscienza, il realismo narrativo, attraverso un esempio della scrittura di A. Danca:

.. mio marito non si sentiva alla mia altezza. Io avevo studiato, avevo fatto un po’ di carriera, ora insegnavo. Invece lui era un operaio. In fabbrica lo prendevano in giro con frecciatine e battute sarcastiche. Se le cose stavano davvero così, sentivo che avrei dovuto essere io a risolvere la situazione: l’unica cosa importante era che smettesse di bere e che i miei figli potessero crescere in un clima familiare sereno. Pur di salvare la mia famiglia sarei disposta anche a licenziarmi.

Recensione
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