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Dallo “scarto” bellezza e amore per la vita

Ogni organismo che vive è in costante rapporto di scambio con l’ambiente di vita nel quale è inserito. Scambio che avviene sia sul piano fisico, biologico, che su quello energetico, psicologico, spirituale. Da questo interscambio si originano sia produzioni positive, immediatamente utilizzabili, pulite, che prodotti di scarto, con vari elementi di impurità, sporcizia, da trattare, eventualmente riciclare, con lo scopo di renderli nuovamente utilizzabili. A volte la pericolosità di scarto raggiunge livelli così elevati di concentrazione, tipo scorie radioattive, da rendere necessario un particolare trattamento, per neutralizzarne il potere distruttivo. Questo quando c’è una usurpazione, un non rispetto del normale manifestarsi della natura vitale, che di per sé svolge sempre una funzione integrativa, anche quando, paradossalmente, viene indicata come “vita di scarto”.

In realtà la Vita non è mai di scarto. La Vita è Vita, che esplicita le sue potenzialità e svolge le funzioni e i ruoli, i compiti, nei particolari settori in cui ha scelto di manifestarsi e agire. Ci sono così varie “colorazioni” della vita, che acquista spessore di completezza armonica e di bellezza, a seconda che si indirizzi verso una piena realizzazione o in gradazioni necessitanti di altri e ulteriori processi di depurazione, attraverso i quali recuperare il valore, le ricchezze e tutta la preziosità di una vita che è e diviene in una multifattorialità causale, che è già magia e spettacolo, meraviglioso mistero.

C’è la vita che offre il suo immediato contributo al luogo nel quale cresce e si sviluppa; c’è la vita che si trascina dietro sofferenza e dolore e che infastidisce e ingombra; c’è la vita che diventa pesante e non più sostenibile e che richiama il desiderio della morte, come ultima risorsa, per dare termine al supplizio e perché qualcosa di diverso accada.

Di questi casi ne conosco molti e sono parte della mia più che trentennale esperienza professionale. C’è chi del lamento non può proprio fare a meno. Il malato immaginario di Molière. E te lo riversa addosso ogni volta che può. E’ comunque lo scopo prioritario dell’incontro. “ Come sono stato male oggi. Non ce l’ho fatta ad alzare nemmeno un dito. Sono stato tutto il giorno a letto. Ho preso una pillola che non ha risolto nulla e anzi mi ha fatto stare ancora più male…” e via di questo passo. E poi si arriva al punto cruciale: “E’ la morte, è la morte, l’unico rimedio, l’unica soluzione. Non ce n’è altra. Questa morte, che si prende beffa di me e non arriva, allunga il supplizio”.

E questa è la vita: vivere secondo un principio evolutivo realizzativo, verso un orizzonte sconosciuto, comunque fatto di serenità, pace, benessere, bellezza, amore, verità, giustizia …; ovvero avventurarsi in spazi sempre più angusti, bui, deleteri, di spegnimento progressivo, catapultati in insuccessi fallimentari che abbrutiscono, attivando preoccupanti livelli pulsionali, che fanno emergere: gelosia, invidia, avidità, vendetta, delirio, distruttività…. Questa è la vita, la nostra vita, la vita di ogni persona, di ogni comunità sociale e del nostro ambiente globale: o soggiacere e morire sotto il peso del nostro delirio onnipotente, egoistico e narcisistico, con una ferita, il trauma della nascita, che non conosce risarcimento, né tanto meno cure adeguate, gridando un dolore di sofferenza inascoltata, che produce in continuazione scorie nocive e distruttive, allineandosi continuamente sulla sponda, la riva dello scarto; oppure prendere il coraggio a piene mani, le redini della propria vita, per quanto dura e difficile possa essere, e coglierne tutta la grande opportunità, per sentirsi vivi e partecipi di una immensa costruzione, di valore inestimabile, perché poggiata sulla creatività e la voglia realizzativa di spettacolari manifestazioni artistiche, affinando di volta in volta un’arte esistenziale attraverso cui rendere possibile l’impossibile, e con la musica nel cuore avviarsi verso traguardi e spazi irripetibili di immortalità.

Vita di scarto, sì, allora, come dato realistico, emergente dal tempo di transito che stiamo vivendo, come deplorevole condizione dello stato inumano che vive l’uomo odierno; si, anche come molla di sollecitazione preventiva per arginare ulteriori processi di depauperamento, e per riconquistare una giusta direzione di salute.

In questa prospettiva un ulteriore contributo riflessivo arriva dalla pratica clinico terapeutica, in quanto cura e guarigione psichica della persona e nella finalità di un cambiamento radicale del significato del vivere, grazie a quanto la vita di scarto continua a far emergere e portare allo scoperto, nell’intento di frenare e arginare il potenziale distruttivo, recuperando l’energia deviata all’ecologia di uno stato di benessere.

Sono tante le situazioni e le immagini che mi si presentano davanti e che nascono dalla spinta partecipativa al mondo diverso, per quanto brutto esso possa essere, dell’altro sofferente e che, a volte con rabbia e orgoglio ferito, a volte con umiltà e ragionevolezza, buon senso, chiede aiuto, una mano amica che possa sostenerlo e infondere fiducia, restituendogli la dignità e la speranza, validi a farlo rialzare e far tornare la voglia di continuare a lottare per la vita, trasformando profondamente la vita di scarto in vita pienamente degna e bella di essere accolta e vissuta con amore.

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