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Dire l'indicibile
come riscatto dell'uomo persona artistica e per creare bellezza seconda, nella prospettiva dell'antropologia personalistica esistenziale di Antonio Mercurio e della Sophia University of Rome

"Dire l'indicibile": è, per come colto dalla mia sensibilità professionale e umana... il dettato antico che si rinnova, rispetto alla possibilità di ricevere, da parte dell'altro, accoglienza e ascolto; la forza strutturata, per necessità storica, nella forma del Mito, che preme alla coscienza, per ottenere il proprio spazio d'autonomia intelligibile e di chiarezza immediata; l'energia rimandata, negata, soffocata e rimossa, che chiede riscatto e desidera l'attualizzazione realizzativa della propria realtà.

E', inoltre, per come vibra nella risonanza del costituirmi come Essere sociale... la voce possente e dirompente dell'odio e di tutta la furia distruttiva dell'uomo, dinanzi alla falsità, all'operare furtivo, alla ruberia e a qualsiasi altra azione priva di ragione etica, messa in campo dall'opportunismo e dall'irresponsabilità umana; la necessità di gridare e testimoniare i soprusi, le angherie e le sopraffazioni umane e sociali; ovvero l'agire immotivato e arrogante del potere coercitivo e impositivo; il dolore di chi chiede e non ottiene, non si vede riconosciuti i più elementari diritti della dignità e del rispetto umano, che determinano le forme conflittuali e malsane dell'organizzazione istituzionale; attraverso cui acquista o non acquista senso la condizione lavorativa e la partecipazione sindacale alla costruzione dei ruoli e della funzionalità delle strutture sociali.

E', poi... la voce strozzata e imbavagliata, troppo spesso maltrattata, umiliata e messa da parte, dell'Arte, nelle sue varie forme espressive, che chiede e, ancora una volta, rinnova la preghiera all'ascolto, al rapporto autentico e all'incontro sincero, per la costruzione di un mondo diverso e a misura più umana, sicuramente migliore di quello che viviamo oggi.

"L'indicibile" si configura, quindi, come l'impossibilità di poter tirare fuori, far conoscere e affermare la Libertà, la Giustizia, la Verità, l'Amore e la Bellezza, ovvero dare voce ai Valori fondamentali della coscienza dell'uomo.

L'indicibile... un'ombra, uno spazio scuro, che ti rimane dentro, contro ogni volontà comunicativa; e ti fà perdere la chiarezza, nel mentre tenti di contenerlo... quante cose "indicibili", nella mia vita, ho dovuto rimandare indietro e far ingoiare al mio Io; quante lacrime di dolore e di tristezza, ferite gelide e tinteggiate di squallore.

Poi, ad un certo punto della crescita, uno spiraglio di luce, il comparire dello spazio della coscienza, la consapevolezza e la possibilità di poter guardare bene in faccia la realtà e iniziare a pensare in modo nuovo, a intaccare gli schemi mentali che bloccano la vita e dirsi che è possibile trasformarla, renderla altro, per procedere, in compagnia della bellezza della propria anima e del proprio SE, in modo più spedito e verso mete più sicure.

Finalmente l'indicibile diventa spazio di creatività e di arte, diventa momento di cambiamento, per scoprire sempre più da vicino la nostra più intima e vera identità, per dare valore alla nostra appartenenza culturale e per crescere nella dimensione del nostro essere Persona e come Coralità sociale, nella prospettiva di darsi e dare un'Anima al territorio e alla comunità in cui agiamo.

Dire l'indicibile, lontano dall'agire difensivo e pulsionale dell'Io psichico, diventa allora scuola propedeutica di ogni difficile cambiamento, capace di sollecitare e sostenere la nascita della parte matura e adulta dell'Io, identificata dall'Antropologia Personalistica Esistenziale nell'istanza dell'Io Persona, interessato a crearsi i riferimenti giusti per la sua crescita, il suo sviluppo e la sua sana evoluzione.

Per quanto mi riguarda, dire l'indicibile, in questo preciso momento della mia vita, significa correre il rischio di aprirmi alla strada dell'amore, sia verso di me che verso gli altri, per amarmi, amare ed essere amato, all'insegna dell'unicità e della fedeltà, che porta i segni maturi del progetto e della vera identità dell'Io, tanto dell'Io Persona individuale quanto dell'Io Persona di coppia; significa inoltre aprirmi ad un più profondo Progetto di Vita, per scoprire nuove mappe di orientamento e costruire le giuste coordinate esistenziali del mio futuro, dando un valore e un significato più alto all'incontro dell'Io con il Tu, sia nella qualità soggettiva della persona che di quella gruppale, comunitaria e istituzionale.

In questo processo, sono consapevole che non è possibile sfuggire il dolore e che il passaggio obbligato è il perdono, verso me stesso e verso gli altri, prima fra tutti i miei genitori: perdonare e perdonarmi di tutto il male e il dolore, i ritardi maturativi, la disattenzione e l'incoscienza, in cui per molto tempo sono vissuto e che pesano nell'esplicitazione e nell'affermazione del principio di responsabilità.

E nel cammino del perdono, della riappacificazione e dell'apertura creativa al nuovo, c'è la Poesia, come espressione, voce e messaggio del mio itinerario personale e corale, per come negli intenti del Movimento della Poesia Esistenziale, da me avviato alcuni anni fà.

Il mio Io artistico e poetico gioca così con le parole, per farle incontrare in una girandola creativa colorata di sentimenti, affetti e emozioni, che arrivano direttamente dal cuore e dall'anima, e indirizzati verso gli esseri più generosi e innocenti.

Il poeta trova così nell'indicibile, la parola giusta, il meglio per parlare compiutamente, e completamente offrire e dare a piene mani: la poesia, il verso, parola minima e a volte ermetica, si veste così di senso e dal suo microcosmo si incontra con il macrocosmo della lingua, dando corpo e voce a quella parola che da indicibile si rende esperienza.

Tutto questo diventa ora possibile, grazie all'invito creativo e artistico, che viene da questo Convegno, in ambito arteterapeutico e antropologico, di "Dire l'indicibile", dando avvio ad un confronto di idee e aprendo uno spazio di testimonianze e performance, attraverso cui mettere a fuoco e avviare a soluzione ciò che viene percepito e vissuto come "impossibile", proprio nel senso di dare forma, visibilità e dignità scientifica, al lavoro delle avanguardie in ambito umanistico e esistenziale che, facendo della loro stessa vita il territorio e il laboratorio dove condurre la sperimentazione, si impegnano poi a esplicitarne i risultati e le possibilità realizzative, nella direttiva di fare della propria vita un'Opera creativa d'Arte e di Bellezza.

Questa possibilità ha da sempre accompagnato la vita dell'uomo, trovando il suo più naturale luogo di maturazione, come nascondiglio di crescita protettiva, proprio nell'Arte, nelle sue varie forme espressive, che è pronta oggi a restituire il dono ricevuto, indicando le coordinate perché ogni essere umano possa elevarsi da Individuo a Persona, sottraendosi anche ai condizionamenti insiti nella costruzione della Personalità e per meglio definirsi e identificarsi nel più vero e profondo progetto della propria Identità, a diretto contatto con l'Io – Persona e il SE – personale, per come definiti, dopo anni di lavoro e di elaborazione teorica e metodologica, dall'Antropologia Personalistica Esistenziale, sviluppata e portata avanti dal genio creativo del Maestro Antonio Mercurio e dalla sua creatura operativa, quale è la Sophia University of Rome, con i suoi vari Dipartimenti e Istituti operanti in Italia e in molti Paesi d'Europa, ma proiettata a richiamare l'attenzione della comunità scientifica del mondo intero, attraverso le nuove metodiche terapeutiche messe in campo e nel progetto di realizzare e sviluppare la Bellezza della Vita, per come perseguito dalla Sophia – Analisi, dalla Sophia – Art e dalla Cosmo – Art.

Nell'indicibile c'è, dunque, un'energia esplosiva, importante e forte, da recuperare, integrare e mettere al servizio del nostro Io creativo artistico, perché la possa utilizzare per realizzare il sogno e il mito della Bellezza Seconda, che segna il passaggio verso l'immortalità e il trionfo della vita sulla morte. E l'Arte è la strada privilegiata per penetrare, senza lasciarsene troppo spaventare, nel territorio misterioso e proibito dell'indicibile.

Operare con Arte e con l'Arte... da quella poetica, pittorica, musicale, teatrale, cinematografica, a quella più tipicamente esistenziale, poggiata sulla relazione comunicativa e gli stili di interazione sociale e umana, indirizzata, comunque, a far emergere e rendere visibile la forma artistica dell'agire dell'Io, per rendere la propria vita un'opera d'arte e contribuire e collaborare alla realizzazione di spazi e occasioni per operare in forma corale... diventa allora l'esigenza prioritaria dell'azione professionale dell'arteterapeuta e dell'antropologo esistenziale, nella finalità di attuare e concretizzare "quanti" di bellezza sempre più grandi, nella fiducia di stare creando bellezza inedita e nuova, detta anche Bellezza Seconda.

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