Servizi
Contatti

Eventi


Discutere oggi sull’Essere e il Divenire a partire da Parmenide e Eraclito

L’Essere e il Divenire, costituiscono una coppia e fondano un’antitesi, una contrapposizione, un contrasto, tra immobilità e movimento, centratura e squilibratura, apertura e chiusura, istintività e pensiero, irrazionalità e consapevolezza, imposizione e democrazia, che qualifica e torna a farci contattare un antico conflitto, che intreccia materialità e spiritualità e continuamente si rinnova sul cammino dell’uomo, e su cui è certo utile e importante tornare a confrontarsi.

Affrontare il tema dell’Essere e il Divenire, per me significa riprendere interrogativi giovanili e di ricerca filosofica, che richiama alla mente un dibattito sempre aperto e che affonda le radici nel pensiero dell’antica Grecia, ad iniziare da Parmenide ed Eraclito, filosofi greci del quinto secolo avanti Cristo, ancor oggi attuali a giudicare dall’influsso che le loro idee hanno avuto sulla formazione del pensiero occidentale, non fosse altro che per il loro essere tradizionalmente identificati come il filosofo dell’Essere e il filosofo del Divenire.

Proverbiale è diventato il Panta Rhei (Tutto scorre, nulla permane) di Eraclito, con l’altrettanto famosa immagine eraclitea di “Non potrai bagnarti due volte nelle acque dello stesso fiume”, per cui il mondo, per come ricostruiscono i frammenti del suo libro Sulla Natura, appare inserito in un processo di trasformazione perenne, da Eraclito raffigurata nell’immagine di un Fuoco, sempre vivente, proprio per dire che come la fiamma sembra qualcosa che non muta, mentre in realtà si trasforma continuamente in vapore e riceve continuo alimento dal combustibile che brucia, così gli esseri umani, nascono, crescono, muoiono, in un continuo movimento di trasformazione, che è appunto il divenire, ragione del vero essere.

In questo processo di trasmutazione si svolge il nostro Essere in lotta per la Vita. Una vita concepita come unità dinamica, che contiene una molteplicità di elementi in movimento, che tendono a realizzare, attraverso processi di trasformazione, l’armonia della molteplicità degli opposti, in una sorte di “concorde discordia”, data dalla tensione di conseguire la via della verità. Il Divenire, che avviene sempre fra opposti, è il perenne fluire del tutto, in opposizione all’Essere, concepito da Parmenide come immobile.

La storia dell’Essere risale infatti a Parmenide e al suo poema filosofico Sulla Natura, per cui l’Essere vero non è dato dai dati dell’esperienza, quanto dall’essere immutabile e immobile. Per Parmenide il concetto di essere è univoco e unitario (l’Essere è unico); l’essere è immutabile, eterno e necessario (l’essere non può non essere). L’Ente Parmenideo, ciò che vi è e può essere come oggetto di ricerca, secondo la via della verità, è ingenerato e indistruttibile, è un intero continuo nel tempo e nello spazio, inalterabile e immobile e si comprime in un puro presente. L’Essere esiste e non può non esistere, il mondo della pura realtà è increato e indistruttibile, uno e indifferenziato, immobile e sempre uguale a sé, perfetto, fuori del tempo, in un eterno presente.

La nostra esistenza che invece è immersa nel fluire continuo e cambiante del tempo e nell’incessante processo di trasformazione appunto non è che un sogno, un tessuto di apparenza, visto che la realtà è invece altrove, nel puro Essere, per come riesce a coglierlo solo il pensiero, la coscienza, non i dati dell’esperienza. Questa tesi parmenidea contrapposta a quella di Eraclito segna un dilemma che impegna ancor oggi la ricerca fenomenologico - esistenziale, poiché spesso l’Essere può opporsi al Divenire e viceversa, e noi diventiamo complici di situazioni e scelte che a lungo andare poi si rivelano non funzionali, anche quando soppesate e ben pensate, alla crescita della singola Persona e del gruppo corale.

Spesso, per poter continuare ad Essere ( aggrappati ad un inutile e snervante protagonismo) e per rimanere, ad ogni costo, in gara con la vita, ci dimentichiamo completamente del compito trasformativo di porre a verifica il nostro frettoloso affannarci, rispetto all’incessante e regolare scorrere della vita e per “bonificare” il nostro agire, perché si trovi in sintonia con il flusso vitale dell’universo in cui siamo inseriti.

E dunque, e ancor prima e al di là delle situazioni e dei contesti, probabilmente, e dovremmo farcene una ragione come punto fermo di confronto, c’è l’IO, una Natura Personale vitale e energetica nascosta nella materia in divenire, e ci sono Io, ci siamo Noi: c’è la mia persona in divenire, che risente e può essere influenzata dalle mie decisioni e dalle mie scelte, con il mio muovermi cosciente e consapevole nei Fatti della vita e della Storia, che è traccia e Memoria di un passato che ci permette di meglio mettere a fuoco e ben condurre il nostro presente.

A questo punto il pensiero della riflessione cosciente s’intreccia con l’urgenza delle azioni, mantenendo distinti l’essere e il divenire ma non per questo contrapposti, nella gioia di vivere e continuare a poggiarsi sull’esperienza come dato scientifico per la costruzione della realtà, su cui è mio desiderio ritornare per come avremo modo con i lettori di confrontarci.

Materiale
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza