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Dolore e speranza nella fenomenologia attuale del vivere comune

In questo scorcio d’estate ho fatto tanti lavori di casa e sono fisicamente stanco, con grande bisogno di riposo, nel mentre altri lavori di routine incalzano. Ma non è la stanchezza fisica che mi abbatte. C’è un vuoto, una tristezza imprecisa, nel cuore e di pancia, con la voglia catartica di gridare, piangere. Questo scorcio estivo è anche accompagnato da rivolgimenti politici che devastano l’anima e rendono il dolore insopportabile. C’è anche l’amara coscienza che più oggi non si ritiene importante l’esercizio della memoria. E tutti stiamo diventando più smemorati. Sventurato però l’uomo che perde la Memoria e il senso della storia, perché poi è destinato a ripeterla, con conseguenze ancora più terribili.

Mai tanta sofferenza nella mia vita come in questi mesi d’estate. E il malessere non è fisico. Il dolore non immediatamente comprensibile. Difficile toglierselo di dosso. Le immagini scorrono ogni giorno, internet, tutti gli organi d’informazione di massa e i canali comunicativi di rete, imprimono nella mente scene atroci di guerra, accanimento sadico contro i più deboli. Vittime innocenti, donne seviziate, stuprate, incatenate, vendute. Schiavitù di ritorno che colpisce i bambini e ne distrugge le matrici sociali di base. Incappucciati col colore della morte spettacolarizzano la forza del potere delle armi, spadroneggiando in diretta sulla vita. Onnipotente narcisismo, che scalza ogni possibilità d’intervento umanitario. Solo distruzione di contesti civili, con intere città saccheggiate, rovine e sofferenze, dolore, appesantiscono e impressionano la serenità della vita. In ogni angolo della terra si respira incertezza su di un futuro già devastato, depredato, saccheggiato. La terra, il nostro corpo, piangono sulle risorse sperperate e che, incustodite, continuano ad essere bruciate ogni giorno.

Brutti scenari, orribili visioni improponibili, che non risparmiano proprio nessuno e non fanno altro che accentuare, aumentare la sfiducia nella capacità umana di reagire, di risollevarsi, di guardare con fiducia ai giovani, ad un’altra occasione di sviluppo, un’altra opportunità per sperimentare il lato opposto del vivere, che consenta di riposare in pace, per ricaricarsi e affrontare le incertezze del nuovo giorno, con serenità di spirito e animo corale e collaborativo, dialogo aperto con l’amore comunitario e il perdono sociale, potendo contare sulla fraternità dell’Altro, che diventi amico di squadra, in una finalità riparativa, ricostruttiva verso la creatività del bene comune.

Ed ecco il punto, forse. Il punto debole di questa fenomenologia esistenziale attuale, che atterrisce con la minaccia impersonale e imprecisa, falsa, menzognera, che, già da sola, devasta l’anima e spinge all’indietro ogni spazio guadagnato di crescita. E’ che oggi mancano i Valori. Valori condivisi e per i quali sia importante, fondamentale, recuperare la comunanza e la forza dell’Eros, dinanzi al primeggiare fondamentalista di Thanatos.

Qualche domanda credo sia lecita: perché tanto dolore?, perché la barbaria in un’umanità che invece aspettava benessere globale e splendore di un nuovo umanesimo e rinascimento artistico?, cosa oggi l’uomo non riesce a costruire, e che tocca le radici dell’anima?. Domande che non devono rimanere senza risposta e che in un recupero del valore della Parola, che diventi memoria e storia, la mia mente va agli insegnamenti di pace di Norberto Bobbio e alla proposta del disarmo unilaterale di Carlo Cassola, come scelta pacifista e per rimanere in quegli sforzi che ci hanno visti direttamente partecipi. E’ urgente smuovere lo stallo del sentimento di vittima che ci domina, per domare l’irrazionalità bestiale che tiene in scacco la vita. E’ necessario ridare il valore che merita alla cultura e alla cura della vita sociale, per costruire più democrazia, all’interno di un Movimento Etico Collettivo, che rilanci e sviluppi i traguardi delle conquiste esistenziali conseguite, individualmente, di gruppo e nella globalità di un’umanità che, con questi sogni, ci corre incontro … perché dove sono i valori dell’etica civile, collettiva, gli insegnamenti educativi … dove si riconfermi la famiglia come centro dell’attenzione sociale, ci sarà anche la speranza di costruire un’altra globalizzazione, come correttivo di un’umanità impazzita.

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