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Il contributo offerto dalla Poesia a favore della diversità.
Parlando di un recente Premio dedicato ad Alda Merini

E’ con piacere che vorrei soffermarmi, come mio primo contributo nel rilanciare il confronto su diversità e interventi che riguardano l’handicap, sull’importanza dell’atto creativo offerto dalla Poesia, prendendo spunto dal recente ”Premio di Poesia Alda Merini” indetto da Vincenzo Ursini Editore in Catanzaro, ben indirizzato a favorire l’espressione della “diversità” e per rifocalizzare l’attenzione sul recupero di ogni forma di handicap.

Questo premio di Poesia, dedicato ad Alda Merini, e che già tanto eco sta avendo nelle nostra Regione e in tante altre parti d’Italia, sta molto contribuendo a far riprendere la discussione sulla vita e le opere di questa grande poetessa contemporanea, che ha saputo ben interpretare le difficoltà della propria vita, dandogli un risvolto positivo e trovando sempre una risposta adeguata, in sintonia con il progetto creativo custodito dentro di sè. Una donna, Alda Merini, che ha conosciuto il dolore e le sofferenze, sia come donna che come Persona e semplice cittadino, passando dalla triste esperienza dell’istituzione manicomiale.

Alda Merini, candidata dall’Accademia di Francia nel 2001 al Premio Nobel per la Poesia, poetessa dalla vita travagliata, morta a Milano il primo novembre del 2009, riceve oggi tante testimonianze e riconoscimenti postumi un po’ in tutta Italia. La poetessa milanese ha avuto molto caro il tema della condizione femminile e della maternità, vissuti con dolorose ferite sulla sua stessa pelle. “Le madri non cercano il paradiso” è l’ultima raccolta inedita di poesie firmata dalla Merini, edita dal Gruppo Albatros di Roma, nella collana delle Grandi Opere Letterarie.

L’Accademia dei Bronzi di Catanzaro, in collaborazione con le Edizioni Ursini, ha promosso e realizzato il Premio Alda Merini di Poesia, al quale hanno aderito Autori di ogni parte d’Italia e dall’Estero, allestendo un’Antologia con le migliori espressioni pervenute, anche con una selezione di testi scritti da pazienti e da operatori dei Centri Diurni di Salute mentale, che come Alda hanno condiviso il dolore e la paura dell’internamento o dell’isolamento.

Obiettivo di questo premio è il poter riaffermare che “la poesia è e la si può trovare ovunque, in ogni frangente, anche nel dolore, anche in un sogno che si frantuma … Alda Merini ora non c’è più … ma sono diverse le pubblicazioni poetiche da lei realizzate … l’Antologia “Cara Alda, ti scrivo…” è il risultato di quest’iniziativa … nel desiderio di andare oltre, di guardare ad un futuro meno circoscritto, più aperto all’amicizia e all’amore…”, si legge nella Presentazione all’Antologia (AA.VV., Cara Alda ti scrivo…, Accademia dei Bronzi a cura di, Ursini ed., Catanzaro, 2010, Selezione di poesie partecipanti alla 1° edizione del Premio “Alda Merini”, pp.430).

Un’interessante intervista inedita al Maestro Giovanni Nuti, autore delle musiche delle poesie di Alda Merini e che ha saputo trasformare le poesie della Merini in incantevoli canzoni d’autore, oltre ad aver saputo ascoltare e raccogliere l’umanità e la creatività della poetessa, standogli vicino negli ultimi anni di vita, accompagna e impreziosisce l’antologia.

Nella manifestazione conclusiva con consegna dei riconoscimenti, tenutasi nella Sala conferenze dell’Istituto Alberghiero di Soverato (CZ), hanno preso la parola Battista Scalise, Paolo Riverso, Nazzareno Bosco, Mario Donato Cosco e Vincenzo Ursini. Molti i poeti premiati, tra cui Fulvio Castellani, Ninnj Di Stefano Busà, Pasquale Montalto, Francesco Zaccone, Marilena Viola, Nicola Abate, Dalia Pelaggi, Maria Cianflone, Daniela Leonardi, e tanti altri per come si può leggere nei bei versi accolti nell’antologia.

Così canta la Merini in un inedito riportato ad apertura del libro “I poeti lavorano di notte… / I poeti lavorano nel buio… / Ma i poeti, nel loro silenzio, / fanno ben più rumore / di una dorata cupola di stelle”.

Certo entrare in contatto con soggetti disturbati, sia sul versante fisico che mentale o esistenziale, è sempre un compito difficile, perché la diversità, così come l’handicap, propone e ripropone qualcosa che noi non vorremmo mai vedere e anzi vorremmo evitare e tenere lontano. Nel corso dei secoli infatti la società organizzata ha variamente agito il rifiuto verso queste persone, relegandole e nascondendole in posti chiusi e isolati, maltrattandole e togliendole ogni diritto civile e dignità umana, in ogni caso togliendole dalla vista e dallo sguardo della maggioranza o chiudendole in istituti, ovvero circoscrivendole nel chiuso delle mura domestiche.

Nei pochi concetti espressi e spunti di riflessione offerti è, comunque, possibile ritrovare la grandezza e tutta l’importanza di questo Premio di Poesia, che porta alla ribalta la malattia mentale e le sue possibilità di cura, senza distorsioni e discriminazioni, ma convogliando le creatività della diversità in un’ottica partecipativa e per ridare diritto di ascolto ad ogni singola Persona, per comprenderla e incontrarla in tutta la sua umanità e personale e unico e irripetibile suo contributo allo spazio del benessere sociale.

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