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Il difficile cammino d’inclusione delle donne Rom e ricerca di genere

L’Istisss – Istituto per gli Studi sui Servizi Sociali Onlus, in un libro collettaneo “Donne Rom, condizione femminile, diritti umani e non discriminazione” (Fondi – LT - 2013), pubblica i risultati di una ricerca “Pari opportunità e non discriminazione” sulle popolazioni Rom, svolta per due anni in alcune regioni del Sud Italia e finanziata con fondi europei (FSE 2007-2013), su incarico dell’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, avvalendosi della qualificata collaborazione della ricercatrice Laura Corradi, docente presso l’Università della Calabria e che da anni riflette sull’importanza di continuare a proporre agli studenti del corso di sociologia l’insegnamento di Studi di genere e metodo intersezionale, da lei validato nel corso di lunghi anni di studio e scambio con scienziati sociali di altre università e in diverse parti del mondo. In questa pubblicazione l’ampio saggio introduttivo della Corradi Femminismo, post colonialità e metodo intersezionale nelle narrazioni Romnì e nella prevenzione della violenza di genere nei campi, definendo e precisando le coordinate per lo studio sociologico delle popolazioni rom, ci aiuta a meglio capire l’importanza della grande attenzione offerta dal suo impegno di studiosa alla condizione femminile:“Teoria e metodo dell’intersezionalità rappresentano una soluzione di continuità rispetto al femminismo emancipazionista e ci indica la profonda interconnessione tra categorie che implicano pratiche oppressive … classe, razza, genere, possono essere studiate solo assieme poiché interconnesse” scrive la Corradi ed auspica, in una prospettiva di sviluppo socio culturale post coloniale, nonché appellandosi proprio ad un maggior uso, da parte della ricerca accademica italiana, in ambito sociale e culturale, del metodo intersezionale, che si possano superare pregiudizi, discriminazioni, esclusioni e spinte, radicate in una visione etnocentrica ed eurocentrica, attraverso la disarticolazione di dispositivi di genere (ad es.: alla castità coercitiva richiesta alla femmina corrisponde la totale libertà sessuale del maschio), l’attivazione di processi di risignificazione e costruzione di nuove visioni e riletture del mondo.

L’opera, per il suo valore scientifico e i dati socio – antropologici raccolti, s’inserisce a pieno titolo nella ricerca sociologica attuale, per conoscere e superare i tanti luoghi comuni, fatti di stereotipi e pregiudizi, che continuano a confermarsi sulle persone rom italiane (Rom, Sinti e Caminanti) e che colpiscono questa gente prima ancora di ascoltarla, come sottolinea la coordinatrice del progetto e sociologa Tiziana Tarsia nel saggio successivo, sviluppando il tema del difficile cammino d’inclusione dei rom. L’Autrice registra, come punto d’avvio della sua riflessione, la consapevolezza di come “le narrazioni pregiudizievoli sui rom arrivano prima dei rom stessi”, come ad esempio “l’idea che i rom fossero per cultura sporchi e ladri e che praticassero il nomadismo”, a testimoniare la grande difficoltà che esiste nel processo di integrazione e inclusione di queste minoranze: i racconti sui rom appartengono alla quotidianità delle persone e il modo in cui essi vengono raccontati genera in breve tempo un immaginario di socializzazione che riesce poi a radicarsi, spesso portando con sé vere e proprie falsità. Il saggio di T. Tarsia rinforza e amplia quanto già messo in luce dalla Corradi, riguardo alle donne rom, costrette a rimanere sottoposte al sistema “delle dinamiche patriarcali” che poi stanno “alla base della violenza di genere” e che si intersecano “a forme di oppressione razziale ed allo sfruttamento economico e politico delle comunità rom”.

Il resoconto di studio continua con lo scritto di Alessandro Pistecchia, esperto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mette in luce le più urgenti problematiche a cui vanno incontro i villaggi rom: salute, occupazione, abbandono scolastico, giustizia; l’esperta in diritto internazionale Maja Bova esplicita la crescente attenzione in materia dei diritti umani delle donne rom; attraverso interviste Biljana Ljubisavljevic e Ilaria Schiaffino tratteggiano la violenza contro le donne rom; interessante il saggio di Ersilia Buonuomo e Antonella Zampa sulla salute delle donne e dei minori, così come quello di Mario Narni Mancinelli sull’occupabilità delle donne rom, in particolare in attività di agricoltura sociale (Progetto Ascolta il vento). Elementi di sociologia delle relazioni etniche vengono poi ben rimarcati da Marcella Delle Donne, docente a La Sapienza di Roma, accompagnati dagli interventi di Franca Dente, sulla condizione dell’essere donna rom, di Sara Coccia che mostra percorsi di emancipazione delle ragazze rom, e di Anna Pizzo, che sottolinea il ruolo fondamentale che detengono i movimenti femministi rom “portatrici di un nuovo pensiero e di una pratica sociale e politica che lotta per creare nuovi spazi di cittadinanza” nel cambiare gli equilibri della loro comunità.

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