Servizi
Contatti

Eventi


Vincenzo Rossi, in questo suo agile e pregevole volumetto di poesie, con forme di ispirazione classica e linguaggio moderno, affronta il rapporto col mondo dei suoi desideri e con le aspettative realizzative del mondo esistenziale. Il Fantasma diventa allora simbolo e metafora per riallacciare il dialogo con la fonte della Verità e dell’Assoluto divino, ovvero con gli ideali di giustizia perseguiti nella sua esistenza e che tardano a fornirgli i diretti riscontri della loro presenza attuativa. Alla fine della ricerca però anche noi col poeta Rossi non possiamo far altro, dinanzi al dilagare della violenza ai danni della terra e del malessere umanitario presente su scala globale, che riconoscere la vittoria e il riaffermarsi di quest’oscura presenza, sforzandoci nell’impegno di trasformarla e cambiarne il rapporto, appunto “… il Fantasma … da tempo immemorabile mi assedia … | Fermo nel suo proposito mi riassale … | Atterrito caddi in letargo … | trionfante rientrai nella vita | ma già in un folto di oscure nebbie | ecco riapparirmi terribile il Fantasma.”, p. 12-13.

Oggi è vero l’uomo si è conquistato più ampi spazi di Libertà. Ma in fatto di Giustizia, di Verità, di Assoluto… di Amore verso la conservazione delle bellezze naturali ed esistenziali?. A che ci serve la libertà senza giustizia e verità? Ecco allora giustificarsi la presenza del Fantasma, il ritornare imperante della sua presenza, come è nel messaggio poetico di Vincenzo Rossi. E prenderne coscienza, come è nell’intento poetico, è il primo e necessario passo per poi poter agire con più convinzione e determinazione sulle modalità evolutive di continuare la nostra corsa in avanti.

“Amico mio” – dice infatti Rossi, recuperando il senso reciproco d’aiuto – “Cerco l’uomo”, quello che “nessuno di noi vede nell’altro” e che “persistente continua a cercare”, p. 21. E per chi conosce la rettitudine e la sensibilità d’animo di Rossi, non può non accorgersi di quanta energia egli investa nell’enfasi della sua voglia d’amare, quasi a volersi sciogliere nell’autenticità dell’incontro. L’uomo e il poeta Rossi sia che parli con la poesia che con la prosa non si stanca di indagare le profondità della comunicazione empatica e la sintonia con sé stesso e con gli altri (“…hai detto addio | a questo mondo del quale | né tu né io abbiamo compreso | l’esistenza … | nè uomo più saggio verrà | ad abitarla che luce darà | all’enigma dell’Essere e del Nulla …”, p. 22).

Bisognerebbe prendersi il tempo per penetrare più completamente nel senso spirituale di queste parole trasmesse da un grande uomo e poeta dei nostri tempi. A me vengono in mente a tal proposito alcune parole del filosofo ed educatore Martin Buber che condivido pienamente: “E’ unicamente la relazione Io – Tu quella in cui possiamo incontrare Dio”.

“Tu, nordica fanciulla, scrivevi nel mio diario | gli impulsi del tuo cuore”, dice Rossi sulla scia del suo ricordo, che è traccia della memoria dell’Essere (cfr. p.23) e poi ancora in ascolto della natura ridiventa partecipe delle sorti del suo cane filosofo Garibaldi “che con ardore fiuta e scava rocce” (p. 25) per poi sussultare di paura nell’accorgersi della possibilità d’incontro anche con l’Assoluto dell’eterno e l’incontro col Fantasma (“… Spaventato dal buio di me stesso”, p. 25; “… spaventato cercai di sfuggire | dall’immobile vuoto del pensiero …”, p. 29), nella nascosta ricerca di conseguire lo spirito immortale, in contemplazione con mistero della vita (“…forse per lo strazio che dentro mi porto | per il dolore che lacera creature innocenti … | posso sperare il tuo Perdono?”, p. 45). Ma qui Rossi ci ha abituato ad una prossima e successiva riflessione come frutto del suo cammino e di conquista interna.

Recensione
Il fantasma e altre poesie
poesia 
Autori
Vincenzo Rossi
Edizione:
Volturnia Edizioni
Cerro al Volturno 2008

Intervista di Fulvio Castellani - pp. 48

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.9/2008
 

Literary © 1997-2012 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza