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Il linguaggio oppressivo dell'esperienza educativa

in: "Confronto", n. 9 - ottobre 2004

L'educazione che si riceve, in famiglia, poi a scuola e nella società, ovvero in lutti quei posti di comunicazione, relazionalità e socializzazione che, di volta in volta, ci si trova a frequentare (come parrocchie, poi filo politico, sindacato, circolo culturale, gruppo giovanile, campeggio, vacanze..) condiziona poi pesantemente tutto il cor; so della nostra vita: è questo che ho dovuto scoprire e, a mie spese, apprendere, man mano che sono andato avanti negli anni e nel percorso del mio cane mino di crescita psicologica ed esistenziale.

A questa verità, se n'è subito affiancata una seconda, ovvero il fallo che l'educazione non avviene allo stesso riodo per tutti, portando con sé una radice sottile e strisciante, che s'infiltra dappertutto, come acqua velenosa e contanrinante, di discriminazione, dettata dalla fascia sociale e culturale d'appartenenza e che si esplicita in trattamenti, più o meno consapevoli, diversi, a seconda del referente a cui sono dirette: anche questo ho dovuto apprenderlo, man mano che crescevo e davo una prima lettura e un senso alla diversità dei comportamenti, con cui venivo trattato "educativamente".

Ancor'oggi, a cinquant'anni, sento il peso e il dolore immenso di una disparità educativa, iniziata in famiglia (ricevendo trattamenti diversi da mio padre e da mia madre, a loro volta diversi nel rapportarsi con me e con mia sorella), poi continuata a scuola (con "quelli", che non potevano essere indicati così, perché bravi, capivano tutto subito e venivano ogni giorno con vestiti nuovi e

vari: "perché ridi sempre e..." (le altre parole erano quelle che pesavano di più), rii disse, davanti a tutta la classe, in una splendida giornata di sole prirnaverile, la professoressa di filosofia... che pur non è mai riuscita a mettermi un'insufficienza, e dove spesso il sorriso – e non il ridicolo – tradisce e scaccia le amarezze della vita), e, inutile dire, proseguita nelle assemblee studentesche, negli incontri e dibattiti culturali e via di questo passo (il cuore ini arrivava alla gola, quando doveyo parlare in presenza di un pubblico... ricordo quella volta quando, dovendo leggere il passo di un libro, in una sala affollata, mi misi proprio a sillabare o, forse, singhiozzavo, come un bimbo in prima elementare, eppure avevo già varcalo la soglia dell'università, in una grande città).

E credevo che la discriminante educativa fosse finita li, con i miei sei anni di analisi individuale e otto di gruppo, e i miei studi umanistici e competenze acquisite nella conoscenza dell'animo umano: due lauree, la specializzazione e perfezionamenti vari.

Niente affatto, la piovra "educativa" ti raggiunge in qualunque luogo e in qualunque momento... e, ancor a una volta, i posti istituzionali, deputali alla crescita di ognuno, si traducono in pericolosi "misuraturi'' valutativi. del tuo grado di imbecillità e depauperamento raggiunto, e guai a lasciarti trovare preparalo e intelligente, aperto alle innovazioni dell'aggiomamento continuo.

A quest'educazione, cl ro poi è falsa e sviante, nonché contraria alla stessa natura educativa dell'uomo, ho sempre detto di no e mi sono opposto con tutte le mie forze e... continuerò a farlo con i mezzi e gli strumenti del vivere civile e della democrazia.

C'è però che questa radice di malessere educativo, può colpirti alle spalle, quando meno te lo aspetti e con ritorsioni trasversali, esercitando il comando e il potere coercitivo del controllo.

Alla fine, però, è mia ferma convinzione che, a vincere, sarà sempre il grande e irrinunciabile seme dell'educazione, ovvero chi ad essa si è donato senza riserve e completamente, perché il riscatto dell'uomo continui e le condizioni contingenti di debolezza e di inferiorità, cogli strumenti propri del benessere educativo amorevole, si trasformino in forze di fermezza etica e professionale, capaci di affermarsi e richiamare l'attenzione di guano altri amano la vera cultura e il progresso di ogni singolo altro loro simile.

lo, figlio di padre emigrato e madre casalinga, di estrazione popolare, dopo aver patito le dure regole di un'educazione di tendenza e tendenziosa, pronta a colpire chi ad essa non si adegua, continuo ad impegnarmi nel portare avanti gli insegnamenti della parte vera e sana di un'educazione attiva e partecipativa, per riconoscerne il valore e trattarla cori attenzione, nonché difenderla, mettendomi dalla sua parte, ogni volta che occorre, anche se questo, per esperienza so che, il più delle volte, significa vestire i panni dell'impopolarità e delle minoranze.

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