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Il profumo dell'anice nero

Nessuna morte sul lavoro deve passare inosservata

Un libro, questo di Antonietta Meringola, pieno di dolore e di interrogativi, che raccoglie fondamentali dati autobiografici della sua storia di vita. Una narrazione meditata a lungo, per trentaquattro anni, prima che l’Autrice trovasse il coraggio di aprire il suo cuore, su fatti e situazioni che riguardano la storia d’amore con il padre. Un tempo lungo ma necessario per fare i conti con la sofferenza, il dolore e i dissapori, l’incomprensione tra la sua famiglia e quella della sorella del padre. A spalleggiarla in quest’avventura narrativa trova solida alleanza nella madre, che l’aiuta a ricordare e ricucire tutti gli spezzoni di una storia finita male e che ha condizionato gli sviluppi della sua vita giovanile.

Aveva sedici anni, ultimi anni della scuola superiore, quando la tragica notizia della morte del padre raggiunse la sua casa. Un incidente sul lavoro, si disse, ma che certo lascia molti spazi bui, come l’Autrice ricostruisce in quest’accorato diario e con l’aiuto di un’attenta analisi sociologica da parte della studiosa Marianna Costa. Un incidente poco chiaro e che chiama in causa la sicurezza sui posti di lavoro, e che ancora oggi pone il problema delle morti sul lavoro e dei risarcimenti per le famiglie che, amaramente, porta alla più ingiusta delle conclusioni: Un giorno ho iniziato a navigare in rete e ho provato a cercare notizie su di lui e sulla sua morte … Non ho trovato nulla … Non c’è niente che ricorda il come sia morto mio padre, ecco cosa testimonia la figlia Antonietta, animata dalla fiducia e dalla speranza: che nessuna morte bianca possa passare inosservata, nel silenzio dello Stato, e che ci siano avvocati veri a difendere le famiglie.

Vedere all’improvviso, come lampo a ciel sereno, svanire l’allegria e la spensieratezza della quotidianità per la giovane adolescente figlia è stato un trauma difficilmente assorbibile, con un vuoto incolmabile che continua a tormentarla nella profondità del suo animo, con tempi duri e difficili, i primi rimasti senza la presenza e il supporto del padre, da affrontare con gli scarsi mezzi finanziari nei quali versava la famiglia, moglie con due figli, e che ha richiesto molta determinazione e prontezza di spirito per non soccombere. È così che A. Meringola continua a studiare, consegue il diploma, si laurea e avvia un lavoro dignitoso, condividendo spazi casalinghi e di lavoro a Roma con il fratello e a Bisignano - Cosenza con la mamma, occupandosi attualmente di cultura attraverso la Casa Editrice Apollo Edizioni: Erano passati tre anni dall’ultima volta in cui avevo messo piede nella casa dove ero nata e dove avevo vissuto per trent’anni … Ora in quella abitazione viveva solo mia madre, è così che l’Autrice Meringola avvia questa pagina di autobiografia.

Un lavoro dedicato A mio padre che mi ha insegnato l’umiltà di cuore e l’onestà di pensiero. Un padre il cui ricordo è il regalo più bello che conservo e che mi ha accompagnato negli anni, e che è quell’attimo in cui ogni giorno il mio pensiero vola a lui. Tutto questo, continua a ricordare la Meringola, in un tempo il cui scorrere dei giorni, degli anni, dei decenni, non guarisce, ma lenisce il dolore, le assenze, la rabbia, per poi a denti stretti continuare ad andare avanti, perché è la vita che chiede di farlo.

Le conclusioni a cui arrivano le due Autrici, Costa – Meringola, dopo aver trascritto tante storie di persone decedute sui luoghi di lavoro, è che

il fenomeno è generalizzato e diffuso ed esiste la difficoltà oggettiva di stabilire le responsabilità, di ottenere giustizia e certezza della pena e rispetto nelle aule dei tribunali per le vittime e i loro familiari … ma che è tempo perché lo Stato non sia assente, perché: Le pagine della memoria, come quelle dell’impegno sociale possono andare di pari passo, le une non escludono le altre, ricordare i propri cari caduti sul lavoro e allo stesso tempo rivendicare giustizia, equità, norme a misura d’uomo … E questo è l’intento di questo libro e questo chiedono e vogliono i familiari delle vittime, persone coraggiose che mostrano al mondo le ferite aperte da un dolore difficile anche solo da immaginare …chiediamo al nostro Paese di voltare pagina, basta morire di lavoro, (pp. 95).

Recensione
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