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Infanzie

Daniele Giancane, Prof di Letteratura per l’infanzia all’Università di Bari, offre un agile volumetto di narrazione autobiografica (Infanzie, La Vallisa, 2018), dove è possibile scoprire e gli episodi salienti della sua infanzia che di quella dei suoi stessi coetanei, compagni di gioco e di studio, all’interno del contesto educativo e storico sociale nel quale gli avvenimenti si sono svolti e che richiamano dati biografici di ogni singola persona incontrata e significativa per l’Autore, da cui il titolo di Infanzie al plurale, ovvero a seconda del punto di vista dal quale ci si colloca allorché si inizia a descrivere un pezzo della propria vita. C’è nel contempo un’impostazione didattica di ordine valoriale e metodologica riguardo al perché e come scrivere un’autobiografia, convinto, come lui stesso scrive nella nota introduttiva al lettore, che L’autobiografia di ogni essere umano è infinita, com’è infinita la sua anima.

L’operetta, come l’Autore la chiama, si snoda in un unicum molto ben organizzato, tant’è che non s’avverte nemmeno l’esigenza di un indice, che offre spunti interessanti riguardo a come tener presente e organizzare e sviluppare una metodologia narrativa autobiografica per descrivere e salvaguardare l’autenticità di dati e vissuti personali, contestualizzandone la relazionalità nella specifica epoca storica presa in esame. Il libro è diviso in due quadri: il primo Manziana, Oh Manziana che richiama echi della vita affettiva di Daniele Giancane bambino e avvolto dalle attenzioni materne e dei nonni, e un secondo Quei ragazzi del 1948 – L’infanzia a Carbonara che raccoglie l’esperienza dell’Autore con compagni e insegnanti durante gli anni della scuola dell’obbligo, e giustifica l’evidenziazione della data, in quanto il ricordo dell’infanzia è sempre improntato e interconnesso alla comunicazione amicale del vivere svolto strettamente “insieme” con gli altri suoi amici e che connotano quella specifica generazione, come Giancane puntualizza in una nota conclusiva al volume.

Posta la modalità, agile e chiara, di presentare i dati biografici, si sottolineano, quindi, quattordici punti nel primo quadro e nove, con titolo, nel secondo, spazio dove l’Autore ha la possibilità di addentrarsi e approfondire avvenimenti e fatti specifici senza appesantire né perdere di vista la flessibilità dell’impostazione narrativa prefissata. Ne risulta così una narrazione letteraria scritta con la sensibilità e la delicatezza, del docente, studioso e poeta, che contraddistingue la Persona di Giancane allo stato attuale, capace di approcciarsi agli anni d’oro, l’infanzia, della sua vita con la stessa naturalezza e la stessa curiosità insite nell’animo del fanciullo che è stato, in una fedele riproposta di rivisitazione di un’intera epoca storica, delle condizioni economiche e dei costumi culturali e sociali prevalenti che s’accompagnano a quegli anni. Bella e significativa la foto del quadro familiare posta in copertina.

Una lettura semplice e scorrevole, dallo stile misurato e dialogativo, che arricchisce e contribuisce molto a far conosce e gettare luce sugli interessi poliedrici di Daniele Giancane, docente universitario, scrittore, editore, soprattutto Persona ricca di tanta umanità. Ecco l’incipit di questa sua breve ma densa autobiografia:

La prima immagine che mi appare - quando penso a Manziana, luogo dell’anima, paese di mia madre Maria Marinelli e della mia infanzia incantata - è un cielo cosparso di pagliuzze d’oro. La casa di mia nonna Lauretta Sidoretti e di mio nonno Agostino era situata in via Tito Salvatori, che allora era praticamente fuori paese o ai suoi margini … proprio di fronte a casa di mia nonna, a luglio entravano in azione le trebbiatrici … il cielo diventava giallo.

Recensione
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