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La vita, la mia vita, la vita dell’uomo sulla terra: creazione o evoluzione?

Questa domanda mi ha impegnato fin dalla più tenera età.

A favore dell’evoluzione mancano ancora tutto una serie di anelli per poter chiudere il cerchio della lunga catena che porta dagli esseri più semplici e unicellulari a quelli più complessi e pluricellulari, fino ad arrivare all’uomo. E poi?.

A favore della creazione, il credo in un’intelligenza superiore, che programma e progetta per l’uomo e per l’universo, in forma interattiva e multidimensionale. Spesso la spinta sull’indagine della vita, in quanto creazione, sfocia nella formulazione, strutturazione, di un Mito, di una Religione.

Punto fermo di confronto è la Storia, la storicità dell’uomo.

La mia storia personale racconta che la vita per l’uomo è qualcosa di incredibilmente fragile e nello stesso tempo preziosa, da custodire e proteggere con tanta accortezza.

La vita umana incorre in mille accidenti: reagisce, si ammala, si scontra, si incidenta, si affatica, rinuncia a volte quando il peso diventa troppo grande, in ogni caso, secondo leggi naturali, l’attende il capolinea della morte.

Mi viene in mente Blaise Pascal con i suoi Pensieri, quando dice che “l’uomo è una canna sbattuta dal vento” … ma “una canna che pensa” , l’esprit de finesse, appunto (cito a memoria). L’insegnamento pascaliano credo abbia molto contribuito ad accrescere la coscienza sull’immensa grandezza e ricchezza della vita dell’uomo.

Una “fragilità” quella dell’uomo che, tutto sommato, odora di grandiosità e di tensione, un anelito, a guardare in alto, verso le stelle, verso la voce cosmica, che risuona nel suo cuore, per conseguire e ricongiungere la sua fragile vita con una vita ancora più grande, che conosce l’immortalità.

L’uomo e il cosmo seguono una medesima linea di progressione evolutiva che si concretizza nel loro lungo e incessante divenire storico, nella libertà di conseguire qualcosa di più e di migliore, certamente più creativo e più bello.

In un istruttivo libricino di divulgazione scientifica, il ricercatore Bruno Martinis ( L’Origine del cosmo, Newton, Roma, 1995, pg.69) così si esprime: ”Universo e vita sembrerebbero due fenomeni molto lontani fra loro, ma non è così. Vi è una costante evoluzione che parte dagli stessi elementi che si trovano nelle stelle e nel mondo animale e vegetale …. si pensa che tutto abbia tratto origine proprio dall’universo attraverso un cammino molto lungo… “.

Sono grato ad Antonio Mercurio, fondatore della Sophia University of Rome e della Cosmo Art, per aver portato la sua attenzione di ricercatore esistenziale su questioni fondamentali, organizzate nei Teoremi e Assiomi della Cosmo Art (Roma, 2004), che rilanciano e ripropongono il dibattito e la riflessione su come voler costruire il nostro futuro e su quali basi poggiarsi.

Il Sesto Teorema, del suo libro dedicato alla Cosmo Art, applicato al mio cammino nel Laboratorio di Antropologia Cosmoartistica, attivo presso l’Ipae di Cosenza, mi fa toccare con mano la realtà trasformativa, e quindi il divenire, del mio Essere, assieme a quella di un gruppo corale, che persegue gli stessi scopi, che poi sono quelli della cosmo art, per creare e rendere sempre più comprensibile e vicina all’uomo, la concretezza della vita che diviene immortale e che si esprime attraverso il conseguimento della creazione di una bellezza che prima non esisteva e, quindi, in quanto esperienza di testimonianza corale allargata (Io, Tu, Noi, Voi, Altri), matura dentro il germoglio creativo della Immortalità.

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