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Rudy De Cadaval è poeta, scrittore, critico, saggista, costantemente presente nell’attualità del dibattito e del confronto letterario e culturale. Il suo valore di letterato e di uomo è ormai riconosciuto in ogni parte del mondo e le sue opere sono tradotte e diffuse in molte lingue.

E’ di quest’estate la notizia che la documentazione sulla sua opera, a cura dell’International Poets Academy di Madras (India), è stata inoltrata presso la commissione dell’Accademia di Svezia, in vista di una sua certa candidatura per il Premio Nobel per la Letteratura 2005. Sinceramente credo che, allo stato attuale, considerando l’esigenza di pervenire ad un equilibrio tra ufficialità universitaria e accademica, e impegno intellettuale e culturale di territorio, indirizzato a determinarne la crescita di sviluppo sociale e umano, De Cadaval meriti a pieno titolo questa candidatura, ovvero il sostegno di convergenza da parte di tutto il mondo letterario italiano, perché si realizzi.

Non c’è dubbio, infatti, che De Cadaval sia un grande interprete della letteratura italiana moderna e contemporanea e un grande poeta che, in più di un’occasione, ha dimostrato il suo talento, scoprendo nuove forme di linguaggio poetico e aprendo nuove strade alla creatività letteraria, prospettando atteggiamenti artistici inediti per entrare, in modo fresco e leggero, nelle grandi tematiche dell’esistenza umana.

Con questa sua recente opera L’ultimo uomo egli riconferma la sua attenzione al mondo interiore dell’uomo e al suo interrogarsi sul senso della vita, sul divenire evolutivo della sua crescita esistenziale e spirituale, che intreccia e lega la vita dell’uomo con quella dell’universo. Il linguaggio di quest’ultimo uomo ha veramente lo spessore di respiro universale, che sazia, in quanto tale, il cuore e la mente di ogni uomo, indipendentemente dal luogo che abita o dalla razza a cui appartiene. E De Cadaval, con maturità e responsabilità, con la conoscenza e l’autorità propria del suo muoversi nell’ambito della poesia mondiale, ci offre una sentita e partecipata poesia di sintesi, che armonizza e mette insieme istanze umanistiche e richieste esistenziali, che camminano nell’agire istintivo, intellettuale, sentimentale, emozionale, artistico, spirituale… ovvero si sostanziano nella dimensione della libertà e dell’amore dell’uomo e nell’essenza stessa della vita. In questo risultato di sintesi, la poesia decadavalliana indica nella metafora dell’ultimo uomo una prospettiva evolutiva e un sicuro riferimento per la futura crescita dell’uomo.

Il sapore universale della poesia di Rudy De Cadaval diventa allora offerta e senso di un testamento spirituale, che è già guida e speranza per l’uomo smarrito e terribilmente impaurito di quest’avvio di terzo millennio che, in un grido di disperazione, mette oggi in mostra e in atto la parte peggiore di sé.

“Egli evita il solenne ritmo del mare | basta una sola collina | per chi ha a disposizione il mondo intero… | Torri di guardia non innalza. Vive | come gli uccelli, bastanti a se stessi | saltellano e beccano. Potrebbe | stare alla macchia per una settimana; | mantiene l’abbrivio come loro | sull’ala librata del presente…”, dice De Cadaval ad apertura del poemetto, riferendosi a L’ultimo uomo e, in un ritmo sostenuto e serrato, così continua: “Già prima usava camminare scalzo | percorrendo le strade dove l’erba | cresceva lungo i bordi per il nido | dell’uccello palustre, già a pezzi | l’uniforme cadeva dalla schiena… | Se stesso insegue | con un ago di osso mentre cuce | le toppe stese in grembo, messaggero | che corre in cerca d’identità, e vede | prender forma un disegno in mezzo al caos”.

Parole di poesia che s’incontrano direttamente con l’umanità nascosta in ognuno di noi e che diventano canto universale di energia vivificante, capace di curare il dolore, da cui nasceranno i sogni del domani. In questa parola poetica di sintesi curativa De Cadaval inchioda l’uomo sulle proprie responsabilità, perché la catastrofe umana, a cui oggi inermi e sofferenti assistiamo, sprigioni la decisione di una nuova nascita nella pace dell’amore (“Che cos’è? Che cosa?” | La bocca lotta con parole che la mente ha dimenticato… | “Devono essere uomini”. | E’ invaso dal sapere… | lui “l’ultimo uomo sull’ultima collina”… | Potrebbe mai dichiarare | ad uomini che si inerpicano nel fango del loro viaggio | che pulito era separato?… | già un po’ più eretto | nel figurarsi l’uomo quasi uomo diventa; (…) Altre due nascite | quaggiù fecero seguito alla prima, | vita, coscienza, come connesse catastrofi…”).

Brevi cenni, spunti, fessure di luce da cui iniziare a guardare, per incamminarsi su di una più completa riflessione sull’opera poetica di Rudy De Cadaval, che certo la critica letteraria ufficiale si spera voglia ora considerare di fare in forma organica e sistematica, in omaggio e a sostegno della vera poesia, per come espressa da quest’uomo saggio e virtuoso.

Recensione
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