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Il mito dell'infanzia:
metafora letteraria di speranza, libertà e saggezza spirituale

Giovanni Chiellino, affermato poeta, nato a Carlopoli (CZ), risiede a Torino, svolgendo la professione di medico pediatra. Le sue pubblicazioni hanno sempre ottenuto un meritato successo, affermandosi in validi concorsi un po' per tutta l'Italia.

In questa sua recente raccolta (Nel cerchio delle cose) il poeta usa un linguaggio maturo, dal verso ben costruito, centrato sulla metafora; con una scrittura per lo più al femminile, profondo nei sentimenti e proteso verso l'alto, verso una trascendenza che intreccia spiritualità e naturalezza, come lode al creato, canto d'amore, estasi e celebrazione della vera gioia umana ("... Fanciulla dai chiari accenti | unico Dio incarnato | venuta fra noi a diffondere | la parola del tuo verbo ......" p. 97).

E il mito dell'infanzia, del fanciullo angelicato, reso al femminile con "la fanciulla nuda", permea la centralità e il senso più profondo di questa parola poetica, riproponendosi nell'interezza del libro, come chiara sensibilità e umanità dell'Autore e metafora letteraria di speranza, anelito di libertà, bellezza, incontro e comunicazione di saggezza spirituale. Nelle tre parti, in cui il libro è diviso, ci sono i segni di un percorso. C'è la Partenza. il Viaggio, il Ritorno. C'è la forte tensione di seguire le tracce della memoria, i ricordi, per riportarsi alle radici, alle origini e recuperare così la propria storia, il passato, la tradizione. senza cui non può esserci riscatto, né acquisizione di una vera identità- Si intravede anche Odisseo, simbolo dello spirito errante, nella terra dell'Andalusia, che si lascia a malincuore ( pp. 54-57) e per poter dire "sono tornato ai mandorli in fiore alla cornamusa dell'infanzia (p. 117), "scenderò nella mia terra verde | dove brevi corsero i miei passi" (p. 124), e per raccogliere e offrire "garofani rossi e gigli e rose", ovvero fiori di speranza per il futuro, per l'uomo nuovo del domani.

Ed eccoci "nel tunnel", agli estremi della corda, dove il nodo chiude il cerchio delle cose (p. 104), eccoci nella trappola della routine quotidiana, nella ripetitività psichica, la coazione a ripetere, in cui è possibile smarrirsi e perpetuare il viaggio dell'esule errante, oppure, come è nel messaggio poetico e esistenziale di Chiellino, accettarne il dolore e prendere coscienza, decidendo di interromperne l'eterno andare senza senso.

In questo "tempo vacillante", saturo di "ansia compressa", Si svolge sostanzialmente la precarietà del vivere, che potrebbe ripiegare lo slancio del coraggio nello sconforto e nel sentimento di inutilità dello sforzo, oppure, come è nel senso della voce poetica, rinsaldare e rafforzare il credo e la ricerca di vittoria e di superamento di ogni bassezza e istintualità distruttiva e di mascheramento del vero volto umano.

Recensione
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