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Niente sarà come prima
dal crollo delle Twin Towers a New York

Dall'undici settembre di questo avvio di terzo millennio, così tremendamente colpito da tutto il potenziale di odio e di distruttività di cui l'uomo è capace, niente può più essere e niente speriamo sia più come prima.

Il distacco è netto. C'è un prima e c'è e ci sarà un poi. C'è la distruttività, la voglia suicida e omicida, che alberga nel cuore dell'uomo, con tutto il potenziale di porre fine al genere umano e l'alba della fiducia e della speranza, per un rinnovato rispetto della vita e della civiltà umana, del suo diritto di esistere e di evolversi.

Dinanzi a chi ferisce e colpisce indistintamente, autoeliminandosi, a chi si priva e priva del piacere e del godimento dell'arte, distruggendo le cose belle che l'uomo è stato capace di creare... dinanzi a chi ha perso il lume di ogni cosa e viaggia alla cieca senza rotta, grande è la rabbia e la voglia di reagire, attraverso ritorsioni,rappresaglie,vendetta... Ma è proprio questo il gioco perverso della pericolosa spirale di terrore, che bisogna evitare, rompendo ogni rapporto e legame con chi ha già perso la vita e non ha più nulla da perdere, rinchiuso com'è in un trauma insanabile e avido solo di morte e distruzione.

Oggi è il giorno di una grande prova per il genere umano: la sopportazione del dolore e la sua graduale presa di coscienza e scioglimento, attraverso un quasi impossibile esercizio nell'arte di amare e di amarsi come persone.

Al di là di ogni pericolosa scissione (noi siamo nel giusto e rappresentiamo il bene, loro sono il male e coloro che sbagliano e come tali vanno eliminati) oggi si impone la strada del dialogo e dell'incontro. L'incontro con l'odio, il dialogo con il dolore, come sua conseguenza. Dallo scambio, come processo di sintesi tra l'odio e l'amore, è possibile arrivare ad una giusta risposta di equilibrio, dove il dolore si sana e l'odio si trasforma in un deciso rifiuto della sua componente distruttiva, che avvelena la vita.

A questa grande prova oggi è chiamato il popolo americano e il popolo musulmano. A questa grande prova siamo chiamati tutti noi, come opinione mondiale, perché ciò che stà vivendo l'America e ciò che stà vivendo l'Afghanistan, non appartiene solo a loro, ma è parte inscindibile di ognuno di noi, come agenti pericolosi portatoti di odio, ma anche persone amorevoli e di pace.

In tutti questi fuochi e venti di guerra, che oggi avvolgono il genere umano, fanno ben sperare le azioni forti e coraggiose, pur nella debolezza del fisico, di andare nei territori ostili, nei luoghi dell'incomprensione e del conflitto, per cercare l'incontro e il dialogo con la gente, da parte del papa cattolico Karol Wojtyla, con il suo viaggio proprio nei territori e nei paesi della discordia.

Fà ben sperare la ponderatezza di movimento e la richiesta di cooperazione che il presidente americano George Bush, stà cercando di ottenere attorno al progetto di combattere definitivamente il terrorismo, interessando la Russia di Vladimir Putin, gli alleati della Nato, gli alleati arabi... ovvero l'intere Nazioni della terra, perché la salvaguardia e la difesa dell'ordine mondiale, nei confronti di chi la vuole distruggere, appartiene e dev'essere impegno di tutti. Ai capi del mondo spetta soprattutto correggere la rotta e poi tenere fermo il timone, perché dalla tragedia nasca e si crei il mondo sognato e fantasticato di vivere, tutti i popoli, insieme e in pace e fraternità, a favore della nuova umanità da costruire, per il nuovo mondo da abitare in totale armonia.

Questa realtà è necessario costruirla con gli americani e con i musulmani, con i cattolici e con l'islam. E' dall'unione tra i popoli che può essere vinta la guerra contro le trame occulte del terrore e debellata ogni forma di terrorismo e fanatismo integralista.

All'odio non può risuonare odio, perché il risultato sarebbe l'annientamento reciproco. Se i Talebani e Osama Bil Laden seminano terrore, morte e distruzione, gli americani e i suoi alleati hanno invece la possibilità di trasformare la loro tragedia in bellezza, se solo riescono a non irrigidirsi, chiudendosi nella ferita ricevuta e nel loro dolore, per invece continuare a condividerlo con il mondo intero. Dal dolore in questo caso è possibile che nasca la società del domani che vogliamo e che raffigura un salto evolutivo di civiltà.

Nulla può più, dunque, essere come prima, per rispetto verso la vita e perché tanta innocenza non ci abbia massicciamente abbandonato invano. Da questa inimmaginabile furia mortale, con cui si è toccato il fondo ed ha fatto esplodere tutto il marcio che cova nell'animo umano, l'umanità intera si aspetta che nasca un rinnovato modo di ragionare e di pensare, una nuova mentalità, con un più grande e diverso grado di coscienza e di responsabilità verso di sé e verso l'intero universo.

E già qualcosa si vede... nei capi spirituali e religiosi, nei più alti vertici dei governi, nei singoli cittadini più maturi, stà avanzando la capacità di confrontarsi con il male, con l'odio, senza lasciarsene contagiare, senza alimentarlo ulteriormente. Il mondo dall'undici settembre del duemilauno, non è più lo stesso: una nuova alba di civiltà lo attende, al di là di ogni barbarie, se solo cambia il nostro stile cognitivo, pensandoci nella coralità di un identico cammino.

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