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Già tempo fa ebbi modo di accostare questo scrittore per Il silenzio del vento, attenta analisi degli eventi contemporanei vagliati alla luce della Parola evangelica; e mi piacque il suo stile improntato alla sincerità e al vigore espressivi, già chiaramente delineati in altri suoi libri di narrativa, di saggistica e di poesia. Ora ci troviamo dinnanzi a profonde riflessioni poetiche riferite alle varie tappe della Via Crucis, ognuna delle quali dedicata a una scottante problematica d'attualità: la solitudine e l'indigenza; la violenza e il rifiuto personale della stessa; il mondo dei perdenti (ai quali è dedicata anche l'ultima, intensa lirica); l'innocenza infantile e gli abusi ad essa riferiti; le morti bianche; la centralità della donna; la gratuità della compassione; il femminile tradito; il male e la luce; la croce; il perdono; la vita e la morte; il ritorno del cosmo alla vita; le nuove epifanie del divino.

Parlare di Dio non è certamente facile, anche se la figura di Gesù Cristo, specie nel travaglio della passione e della morte, attrae notevolmente ogni animo sensibile; ma raffrontare le sofferenze del Figlio alle sofferenze umane e tradurre il tutto in versi meditati è ancora più arduo. Emanuele Giudice tenta il salto e ci riesce dimostrando non solo di possedere perfettamente gli eventi evangelici, ma anche di saperli penetrare in profondità, con senso d'abbandono a un'autentica fede cristiana. La vita certamente si pone tra due limiti: Il dolore e la luce, limiti vissuti da Cristo e dall'umanità intera, limiti da cui spesso rifuggiamo per angoscia, per timore, per apprensione, ma che investono ognuno di noi nella prospettiva della salvezza.

Particolarmente toccanti le parole dedicate dal poeta all'incontro del Salvatore con la Madre, intesa come "rifugio di tutto il dolore | che piaga l'universo", "luce che disvela il nascosto", "utero e seme | che genera il fiore", "natura divenuta dono, | speranza | che segna l'umano | e timbra d'amore il divino". Altrettanto forti le parole che segnano l'incontro con le donne di Gerusalemme, quando il loro stupore assume le sembianze di "un'ala di farfalla" e l'autore si rivolge al Figlio dell'uomo affermando: "Sei venuto | a riscrivere la storia, | a declinarla al femminile | al plurale | al molteplice | segnandola | di sentieri mai percorsi (...)". Pacata e dolce la prefazione del Vescovo di Ragusa, S.E. Mons. Paolo Urso; attraenti e forti, nel loro messaggio di sofferenza e di riscatto, le riproduzioni delle immagini in gesso patinato di Biagio Miceli.

Recensione
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