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Nevio Nigro, docente universitario e autore di numerose raccolte poetiche già tradotte in diverse lingue, soprattutto in russo, rumeno, inglese, spagnolo, ci presenta ora una nuova silloge di rilievo, dal titolo Incontri. Incontri con i ricordi del passato ("giorni | che suonano nel cuore", "carezze brune", "smeraldi | e ciglia nere", "silenzi | di labbra e lune"); incontri con un'amica del cuore lontana ("rugiada | al sorgere del sole" e "passo di danza", "volto di nebbia"); incontri con quella madre che "si allontana lenta" lasciandogli vuoto l'intenso abbraccio o con il padre scomparso all'improvviso, di cui l'autore delinea amorevolmente la solida figura d'uomo e di professionista. Direi addirittura incontri con la "solitudine astratta" (che riporta tra le braccia del poeta la gioventù perduta) o con la poesia, "parola" che "profuma la notte". Incontri con la sera, tratteggiata quasi in punta di piedi, in uri "ora deserta | che piace alla luna" e "un'ombra di donna | che passa | e sembra danzare"; incontri con quella notte dolce che "ha mille occhi" per seguire i pensieri, quando "è stanco il passo | che si fa memoria" o quando s'accosta la luna che, sovente, fa da catapulta ai sogni, "stretti l'uno contro l'altro" per "emozioni mute". Incontri, infine, con quella terra d'origine (Tripoli) che "spesso ritorna... | Con tante lune, | donne di primavera, | occhi di sogno", la terra cui Nevio Nigro confessa la sua pena di esule, assalito da struggente nostalgia, da fuggenti rievocazioni di volti e voci che ancora lasciano trapelare un che d'arcano.

Sensazioni e atmosfere celebrate nel silenzio e nel ripiegamento interiore, in una corrente emotiva che il poeta riesce efficacemente a comunicare al lettore, nell'intento di renderlo partecipe della sua reale dimensione interiore, pressante richiamo al senso dell'umano.

In questo bisogno di condivisione, di esplicitazione delle trame di sofferenza presenti e del recupero memoriale del passato sta la vera autenticità di questa poesia che, nel testo, si realizza, al di là e al di sopra d'ogni abbellimento retorico, attraverso immagini-lampo, concretizzazioni d'accostamenti inediti, secondo procedimenti analogici e simbolici di grande spessore artistico.

La parola, così, mira al massimo della concentrazione lirica e dell'essenzialità strutturale, mediante un linguaggio che tenta di restituirle il suo puro valore semantico e fonico, libero da vezzi intellettualistici o da vane incrostazioni culturali.

Ne nasce una musicalità che evoca sensazioni e sentimenti reconditi, stemperando il verso in tocchi impressionistici che paiono emergere da dimensioni di sogno e svelando sia la profonda umanità del poeta, sia lo straordinario taglio d'eleganza formale che ne sorregge la traiettoria compositiva.

Recensione
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