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Pennellate d'inchiostro indubbiamente agili, disincantate, fertili di fantasie e di messaggi inconsueti e quanto mai attraenti questi Semi di senape: sedici brevi racconti che, come i minuscoli granelli luminosi delle Crocifere, s'aprono e si sfarinano tempestivamente nel correre degli eventi descritti lasciando il segno della loro indiscussa, saporita presenza.

A volte, quanto a tematiche prese in considerazione, si tratta di riacutizzazione di disturbi psichici latenti nei protagonisti dei racconti, riprese di processi morbosi precedentemente attenuati, causate forse da eccessiva ansia o da reiterate tensioni nervose (come nel caso del decollo dell'aereo); a volte si tratta di scavi psicologici, forse segrete visioni rintanate nel sottosuolo della coscienza e venute alla ribalta all'improvviso, come fotogrammi momentanei o insolite contemplazioni (così lo sguardo affascinante e misterioso dell'Uomo della Sindone); in taluni casi, l'autrice pone in risalto storie di solitudini, d'abbandono, di malattia grave e non riconosciuta da alcuno (come per la ragazza con il cagnolino o lo psicopatico uxoricida). Altre volte, inve­ce, a far scattare l'input narrativo estemporaneo sono semplicemente percezioni alternative e dilatate della realtà, dovute indubbiamente ai sogni o agli attimi che occupano quello stretto confine della mente che sta fra la veglia e il sonno stesso, momenti d'invisibile mistero, scenari che rasentano fantasie di incubi complessi, spesso inspiegabili a noi stessi.

Ma l'innegabile capacità narrativa dell'autrice ne amplia l'effetto e lo riacutizza, lo tiene in sospensione e ne ricava correlazioni e conclusioni a volte inattese, di forte impatto emotivo. Le descrizioni sono spesso poesia che esplode con uno stile molto raffinato, espressivo, ricco e appropriato anche dal punto di vista lessicale, conciso ma, al tempo spesso, dosato nel calcolo sapiente degli spazi di sosta e di ripresa.

Solenne e delicatissimo, toccante e accattivante l'affresco linguistico che, alla fine del libro, viene dedicato alla madre dell'autrice e al suo ultimo respiro: con­sapevole dono di parola – di un'eleganza estetica e sentimentale degna di rispetto e di rilievo – che una figlia sa offrire all'indiscussa memoria di una delle persone più celebrate al mondo e all'intelligenza stessa del lettore, che può accostarne l'affettuoso, suggestivo richiamo poetico rimanendone, di tutto punto, affascinato.

Recensione
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