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Avere 18 anni è un problema

Luigi Giorgi è nato a Padova nel 1989 e vive a Roma; questa è la sua prima pubblicazione. Avere 18 anni è un problema è un romanzo breve, che potrebbe essere definito di formazione e, come dice l’autore nella premessa, ha uno spiccato carattere autobiografico.

Il testo, scritto in prima persona, è caratterizzato da una forte introspezione; l’io-narrante è molto concentrato su se stesso e riflette attraverso percezioni che, dalla sfera sensoriale, passano al suo io più profondo, fagocitando esperienze di vita di giorno in giorno.

La storia è quella di un ragazzo comune, proveniente da una famiglia, medio – borghese, che si trova a vivere la sua vita di diciottenne nella sua armonica famiglia, con dei genitori affettuosi e una sorella di quattordici anni.

Luigi si innamora spesso e questo è un altro argomento centrale del libro.

Il tema fondamentale della vicenda, trattata con freschezza, ma anche profondità da Giorgi, è quello dell’ultimo anno di liceo, quello della maturità classica, e proprio le pagine più intense sono dedicate alla scuola e allo studio, oltre che all’amicizia.

Il giovane frequenta il Liceo Statale Giulio Cesare, scuola caratterizzata dalla forte severità dei professori e, in tutto se stesso, mette al primo posto l’obiettivo della promozione, del conseguimento del diploma, per il quale si applica con tutte le sue forze.

I genitori, viste le sue difficoltà, cercano di aiutarlo con insegnanti privati e con tutto il loro affetto: un punto saliente. che caratterizza la narrazione è quello della particolareggiata cronaca dell’iter scolastico di Luigi, giorno per giorno, delle sue paure, delle sue ansie e anche dei suoi momenti privati, connessi alle storie sentimentali, da lui vissute, e al tempo libero passato con i suoi amici.

Luigi è un ragazzo sveglio e intelligente, che va fino in fondo nelle cose e che dà vita alle sue energie completamente.

Il capitolo scuola diviene per lui una forma di lotta quotidiana, una gara che vuole assolutamente vincere, per conferire la soddisfazione della promozione.

Il ragazzo crede in valori autentici come la famiglia, l’amicizia e l’amore, non si droga, fa un uso moderato di alcol, solo in occasione di feste o ricorrenze con gli amici, ed è un forte fumatore come suo padre.

Se nella letteratura esiste il tema del male, qui pare essere quasi del tutto assente, anche se non si può affermare che Avere 18 anni è un problema sia un’opera caratterizzata da buonismo.

Il male pare qui rivelarsi in un incidente stradale, di cui Luigi resta vittima insieme ad un amico e nelle raffigurazioni di personalità di professori e professoresse particolarmente severi, fino a rasentare il sadismo.

E’ una scrittura connotata da chiarezza e leggerezza, quella del nostro, e il romanzo è diviso in brevi o brevissimi capitoli.

E’ l’autore stesso che, facendoci entrare nella sua officina ci dà le ragioni di questa scelta formale, affermando di non amare i capitoli lunghi, anche riconoscendo che geni del romanzo li abbiano prodotti, in opere di grandissime dimensioni.

Luigi è un ragazzo che riflette molto sul senso della vita e ha in se stesso un forte senso etico.

Particolarmente drammatiche, sentite, e persino ansiogene per il lettore, le parti che riguardano i giorni dell’esame di maturità, nei quali il ragazzo è stressantissimo ed è consapevole di esserlo e somatizza anche la sua forte tensione emotiva, con insonnia e anoressia, gettandosi anima e corpo nello studio.

Dopo gli scritti, andati male, Luigi spera con tutte le sue forze di essere promosso, riscattandosi con gli orali, ma viene bocciato.

Sorprende la capacità del giovane autore di farci rivivere, attraverso la sua narrazione, nella quale è presente un forte psicologismo, momenti dei nostri diciotto anni che tutti noi abbiamo vissuto, come quelli connessi alle prime esperienze erotiche.
Recensione
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