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Hai perso una goccia

Simone Morano è nato a Seregno, in Brianza, nel 1987. Hai perso una goccia è il suo primo libro. In esso risaltano un’articolazione interna e una struttura architettonica, sottese ad una già matura coscienza letteraria, scandite nelle seguenti sezioni: La reputazione dell’amore, Incroci nell’aria, A ridosso, Tra argento e cotone, L’impero delle briciole, A chi corre sui cristalli, Il suo cognome.

Il comune denominatore per tutte le sezioni è la diseguaglianza della lunghezza dei versi. Si alternano, infatti, segmenti brevi o brevissimi con altri lunghi o di media estensione. Quanto accennato crea nell’ordine del discorso un ritmo interno e sincopato, un senso di musicalità, un’armonia e una malia intrinseche.

La sezione iniziale può essere letta come il canzoniere di una travagliata e sofferta storia d’amore. In La reputazione dell’amore, l’io poetante si rivolge ad un tu femminile, con espressioni fatte spesso di reticenza e timore, con la stabile paura di non essere riamato.

Intenso il gioco psicologico messo in scena dalla voce del poeta, che ha come etimo il desiderio di essere ricambiato nei suoi sentimenti, per cui, attraverso la parola, adopera tutte le strategie per conquistare l'amata. La donna sembra quasi crudele: “Solo perché non dormiamo insieme da sette anni / non sei autorizzato a volermi bene.”

Si tratta di versi spietati che mettono in gioco tematiche riguardanti quello che ci può essere di doloroso o contraddittorio nei rapporti di coppia. Eros e pathos si rincorrono come motivi fondamentali nella prima parte del libro, che, a tratti, per l’accentuarsi della sofferenza del poeta, tocca toni struggenti. La donna delineata pare altera e distaccata, insensibile agli slanci del partner.

Lo stile è scattante, nervoso e icastico. L’autore crea un senso di magia e sospensione nelle composizioni che seguono.

Cifra essenziale pare essere quella di una scrittura avvertita, scabra ed essenziale, connotata da una inquietudine ben dosata. Poesia antilirica, quella del nostro, che, nella sezione Incroci dell’aria, assume toni visionari e magmatici, divenendo persino anarchica nella disposizione delle parole sulla pagina. Qui l’io-poetante, molto autocentrato, fa scaturire una forte densità metaforica e sinestetica.

Quella di Morano è una poesia che a volte sfiora l’alogicità, seguendo una linea che tende all’oscuro, senza risultare un frutto disordinato dell’inconscio. Nonostante la giovane età, il poeta risulta abile nel comporre il suo tessuto linguistico. I suoi componimenti sono caratterizzati da una imprevista originalità.

Nella poesia eponima, della sezione Incroci dell’aria, l’autore adopera un procedimento anaforico, ripetendo iterativamente il verso Sussurra l’uomo con le spalle larghe. Quello che il protagonista afferma a bassa voce pare non seguire un filo compiuto e coerente dal punto di vista razionale, come quando si chiede perché gli assassini non sorridono o nei brani in cui afferma che, spettinato, carezzava le strade in bicicletta e saliva sui pinnacoli del tempo.

Spesso è presente un tono sognante, che si coniuga ad un senso di onirismo purgatoriale, in una vena di forte surrealismo. Nella poesia citata è presente il tema del male (“Lo proteggevo / dal raggio che ammazza il male”).

Un versificare dai contenuti sofferti, quelli dell'autore di Seregno, che, qualsiasi delle tante tematiche affronti, è umbratile, pervaso da una strana inquietudine. In alcune strofe c’è anche un “tu” maschile, al quale corrisponde una figura che resta indefinita.

La scrittura procede in modo fluviale e irruento. Molti versi sono ben risolti anche nelle parti brevi.

Un esordio sorprendente, quello del giovane autore, che conferma quanto possa essere la poesia strumento di bellezza e di conoscenza, attraverso messaggi in bottiglia, nel nostro postmoderno occidentale, che vincono l’afasia e l’incomunicabilità, sfatando il concetto della fine della poesia, annunciata erroneamente da Paul Celan in Di soglia in soglia.

Carta e nome di fiore

Solo perché dormiamo insieme da sette anni
non sei autorizzato a volermi bene
Ti ho trovato in ritardo
all’uscita di Missori
con un serpente di nei sul collo
che non sapevo.

Mi tengo in mano
e applaudo
T’ho sorpreso
sdraiato nei trifogli
accettando le tue regole sui baci
Ruotare sui propri secondi
di tesori palpati
M’hai trovato a guardarti
stupito e ingenuo
a pagare il fio con i cuori di prima.
Da qualche parte dondola una virtù
su rime ondulate
M’hai sorpreso
che tu sia custode
di tanta poesia inconfessata.

Recensione
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