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Poeti tedeschi dell'Ottocento

In Poeti tedeschi dell’Ottocento non sono inclusi, tra i poeti antologizzati, quelli più considerati in Italia e più ampiamente tradotti e diffusi nel pubblico, come Goethe o Hölderlin.

Il volume ha per argomento gli autori che, nei paesi di lingua tedesca, sono attualmente noti e letti, inseriti nelle antologie e nel dibattito culturale, ma poco tradotti e poco considerati in altri ambiti di cultura, tra cui quello italiano.

L’antologia è scandita in Periodo romantico, Periodo Biedermeier, Periodo realistico e Periodo naturalista impressionista.

Giuseppe Vigilante afferma di aver suddiviso gli autori secondo un criterio leggermente manualistico, produttivo per fare una mappatura dello sviluppo che, nella cultura italiana, non è ancora ben nitido e assimilato, come quello invece di altre letterature europee.

Il punto di partenza consiste nella nascita, agli inizi dell’Ottocento, della poesia romantica che, momento centrale della cultura tedesca, ebbe una forte ascendenza su tutte le altre culture europee e in esse si diffuse.

Nel testo si è cercato di mostrare, nella scelta delle opere e degli autori, la fondamentale e utile ambiguità del movimento romantico nella cultura di lingua tedesca: da un lato il culto di una soggettività sentimentale e anarchica, che trova nell’interiorità spirituale e nell’intimità con le forze naturali la propria ragion d’essere, dall’altro un’apertura verso il mondo, verso la realtà sociale rappresentata soprattutto dagli umili e dagli emarginati, ai quali lo sguardo si volge, non per motivi d’impegno politico, come accadrà in seguito nella generazione del ’48, ma per un senso di partecipazione umana, per un sentimento di commossa comunanza di destini, che trova il suo fondamento proprio nella sensibilità romantica di tipo soggettivistico.

Le suddette caratteristiche si mescolano e si accentuano nel successivo periodo cosiddetto Biedermeier: all’ideale della vita ritirata e serena si collega un vivo interesse per le manifestazioni di vita popolare, non più determinata da quella ricerca delle tradizioni nazionali e dell’origine dello spirito del popolo, che fu elemento proprio del romanticismo esageratamente amplificato dalle successive interpretazioni.

Nel vissuto del popolo e nei suoi usi si cercava infatti un elemento di autenticità che permettesse di sfuggire all’oppressione delle regole e dell’atmosfera sociale e culturale dell’industrializzazione avanzante, del predominio dello spirito borghese gretto e mercantile.

Dopo la crisi del 1848 si afferma nella cultura tedesca la corrente realista, nata dal rifiuto del soggettivismo sentimentale in cui il romanticismo aveva trovato sbocco con la sua filiazione Biedermeier, e che cerca nel contatto con il tessuto sociale, incluse le sue dimensioni psicologiche ed esistenziali, soprattutto la verifica del quadro di valori morali cui ciascun poeta si adegua.

E’ il periodo che ha prodotto i grandi realisti tedeschi, oscurati certo dalla fama dominante di quelli della letteratura francese, inglese e russa, ma che attualmente vengono sempre più riconosciuti nella loro importanza e sono diffusi anche presso il pubblico italiano.

La poetica del periodo realista riprende motivi tipici dei precedenti momenti: il sentimento della natura, il culto della solitudine, il senso della brevità e fugacità della vita.

Ma essa inserisce questi vari motivi ereditati dal passato in un senso di lotta, sia pur dolorosamente consapevole, ammirazione per la realtà oggettiva, sia naturale che umana, goduta e indagata nella molteplicità e nel perenne cambiamento delle sue modalità.

Questa nuova visione e questo nuovo senso della realtà verranno ripresi in seguito dalla poesia simbolista, i cui massimi rappresentanti nella cultura tedesca restano H. von Hofmannsthal e R.M. Rilke, ma che darà i suoi esiti più alti soprattutto agli inizi del Novecento.

Prima che si arrivasse a questo punto, si attraversò una breve fase di passaggio, un intermezzo, che, alla fine dell’Ottocento, fu costituito dal naturalismo e dall’impressionismo.

Il naturalismo tedesco, inteso come una ricerca esasperata di un’oggettività scientifica, ben diversa dal carattere morale ed esistenziale del precedente realismo, e dallo stesso naturalismo e dallo stesso naturalismo iniziale di G. Hauptmann, fu soltanto una breve fase legata solo agli ultimi anni del secolo.

La ricerca dell’oggettività esasperante propria dell’esperimento naturalista fu comunque parallela al predominio di una soggettività altrettanto esasperata, sensualistica e istantanea, propria dell’impressionismo.

Ma nella poesia di entrambe queste correnti culturali dell’Ottocento tedesco ricompare la problematica sociale, non soltanto nel senso di affettuosa partecipazione alla vita delle classi oppresse ma, oltre che in questo aspetto, anche nel senso di un’incombente minaccia di una disgregazione morale e sociale, che, dal proletariato urbano, si estende progressivamente a tutta la società, anticipando la tragedia del secolo successivo.

Un attento e intelligente lavoro, quello curato da Giuseppe Vigilante, un volume ricco di acribia, utile strumento per darci un quadro esauriente della poesia tedesca dell’Ottocento; undici i poeti antologizzati e tradotti, con testo originale a fronte.

Tutti interessanti i poeti raccolti nell’antologia: tra quelli del periodo romantico ricordiamo Adelbert Von Chamisso (1781-1838), che presenta una poetica visionaria, caratterizzata da un sognare ad occhi aperti; il nostro fa un forte uso dell’iperbato e presenta versi caratterizzati da un ritmo incalzante con una descrizione minuziosa dei particolari come in Il castello di Boncourt.

C’è in questo versificare un forte realismo che si coniuga a chiarezza del dettato e l’io-poetante qui riflette sul suo stesso poiein, con il tema della poesia nella poesia.

E’ ricca di pathos la scrittura di questo autore e, a volte, veramente struggente. I versi sono sempre suddivisi in strofe e il senso del dolore entra veramente nel tragico, quando in Il mendicante e il suo cane, il protagonista, rivolgendosi al cane, suo unico amico, gli dice che lo deve affogare.

Questa poesia è divisa in due parti: nella prima l’io-poetante parla della sua vita di mendicante; nella seconda parte emerge una voce impersonale intensa che descrive il suicidio dello stesso povero.

Altro poeta romantico è Clemens Brentano (1778-1842), che presenta una maggiore complessità della forma, come cifra distintiva, rispetto a Von Chamisso; in Antico canto c’è un “tu” al quale il poeta si rivolge (la rosa bianca) e c’è da sottolineare che quello della rosa è un tema tipico del romanticismo.

I versi sono scattanti e il ritmo è incalzante; la composizione è strutturata in quartine irregolari e la rosa bianca è simbolo del bene, del male e dell’armonia.

In Brentano c’è un misticismo sia di tipo naturalistico che cristiano e l’autore, per certi versi, presenta una vaga somiglianza con Goethe.

Si riscontra una forte densità semantica e metaforica nei versi e un vago senso di magia e sospensione sotteso ad una fine introspezione.

Incontriamo descrizioni naturalistiche, icastiche e piene di mistero in uno stile connotato da linearità dell’incanto e sospensione, in versi che scorrono come una melodia infinita.

E’ presente un forte sentimento del limite e della morte, ma anche un forte attaccamento alla vita.

Ludwig Uhland (1787-1862) è un rappresentante del cosiddetto “Romanticismo svevo”; i suoi testi sono intrisi da un tono lirico ed elegiaco e sono portatori di ottimismo nelle descrizioni di una natura che rinasce e si rigenera in primavera; il poeta dimostra di provare un senso di fiducia nel fluire delle cose e della vita.

In uno sbocciare senza fine si compone nei suoi versi un inno alla vita e il poeta afferma che bisogna dimenticare il male perché ogni cosa sta per mutare.

Canto domenicale del pastore è permeata da un evidente misticismo naturalistico, da sospensione e mistero e può considerarsi una preghiera en plein air.

La poetica del nostro presenta una grande chiarezza e, talvolta, sii nota in essa il tema della morte.

In La corona sommersa, la stessa corona nello stagno diviene simbolo del tempo che passa, perché lì giace dall’antichità e nessuno la cerca: il poeta entra dunque nella sfera del mito.

Tra i poeti del periodo Biedermeier ricordiamo Friedrich Ruckert (1788-1866); in Entra in me, con versi avvertiti e icastici, l’io-poetante si rivolge ad un’entità astratta che chiama quiete, pace.

Il poeta, in versi verticali, dice di desiderare che questa forza entri in lui, quasi come se fosse un’invocazione allo Spirito Santo. Si tratta di una poesia elementare e la materia di questa poetica è complessivamente lieve e leggera.

Assistiamo alla manifestazione di un forte naturalismo e protagonisti sono gli uccelli verdi che vengono nominati numerose volte. E’ presente una semplicità del dettato in questa poesia lirica, nella quale mancano densità metaforica e sinestesica e c’è un velo di mistero sulla destinazione del volo dei volatili.

Un altro poeta del periodo Biedermeier è Nicolas Lenau (1802-1850), che si esprime con un versificare descrittivo. Le sue poesie nella versione originale in lingua tedesca presentano delle rime alternate e cambiano molto nella traduzione anche nel numero di versi nelle strofe e sono caratterizzate da narratività e da una chiarezza che sfiora l’elementarità.

E’ inserito il tema della felicità nel dolore e in un componimento l’io poetante dialoga con la malinconia che è il “tu” al quale il poeta si rivolge. In Anelito all’oblio c’è un forte pathos nel rivolgersi al Lete, il fiume della dimenticanza. In Sulla tomba di Holty, poesia molto intensa, è detta una primavera personificata con versi icastici

Gli altri poeti antologizzati sono Joseph Von Eichendorff (1788-1857), Annette Von Droste-Hulshoff (1787-1848), Theodor Storn (1817-1888), Conrad Ferdinand Meyer (1825-1898), Arno Hotz (1863-1929) e Richard Dehmel (1863-1920).

Lavoro intrigante, quello del curatore, utile per fare uscire dal silenzio molti autori quasi sconosciuti dai lettori italiani.

° ° °

Clemens Brentano (1778-1842)

Antico canto

Con le tue spine continua,
bianca rosa, a colpire,
dal mio cuore bruciato
benedizione zampilla.
Distruggi la mia vira passata
a te, così apparsa
devo dare un fratello più degno
che Dio e te serva fedele.

Tutto da te devo prendere,
ma nulla posso donarti:
tu devi il drago ammansire,
per alzare il tesoro al Signore.

Guarda, ai tuoi piedi m’inchino,
versa, o pietosa, il tuo pianto su me,
anche a me insegna a espiare,
tu fonte del canto devoto.

I miei svaghi e le offese
le mire, le menzogne e le recite
è giusto che tutto calpesti,
nel trionfo infine splendendo.

Tutto quanto in silenzio patisti,
la tua pena, la tua rinuncia devota,
anche a me il cuore ha spezzato,
ma tu, non hai sopportato.

Tutto quanto tu hai tollerato,
sono io che l’ho causato
la mia colpa ti ha ferito
tu hai mitemente sofferto.

Questo naufrago ora solleva,
questo cuore che ti ha martoriato,
e tu, presa da divina pietà,
dentro il tuo all’altezza celeste.

Recensione
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