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Sangue semente

Sangue semente è il primo romanzo di Vincent Blacksmith, opera che potrebbe essere definita come una coinvolgente psicotragicommedia dei nostri tempi.

Il tono del libro, diviso in cinque capitoli, è surreale, pur essendo le situazioni ambientate nella quotidianità..

L’autore scrive in terza persona e il narratore è onnisciente.

Il testo può essere definito nel modo suddetto in quanto, pur avendo caratteristiche drammatiche, presenta tinte paradossali e, a volte, anche con risvolti comici.

La diegesi ha per cifra dominante lo scavo profondo nei meandri della psiche del protagonista, Lorenzo Tortorella, che vive all’inizio della narrazione a Palermo in un pomeriggio di grande caldo.

Lorenzo ha ventuno anni e, fin dalle prime righe il narratore rivela che la sua vita sarebbe stata, a quarantuno, un inferno, con un’anticipazione che fa presagire nel lettore la triste fine del protagonista.

Questa premonizione pare essere il filo rosso che lega le varie parti della storia, che è un calvario in crescendo, che porterà Lorenzo nelle ultime pagine al suicidio.

Espediente narrativo molto ben riuscito ed efficace è quello di un sogno, nel quale il giovane viene visitato dal suo alter-ego di quarantuno anni, che gli parla del suo futuro, descrivendolo in modo molto pessimistico.

Lorenzo è turbato dall’apparizione della fantasmatica figura, che gli rivela, tra l’altro, che sarebbe diventato calvo, cosa che provoca, in lui un grande dolore.

Quanto suddetto capita nella fase iniziale del primo capitolo, intitolato La nascita della tragicommedia, denominazione che si concretizza in una definizione dell’intera storia, come appunto tragicommedia, anche se predomina, in essa, l’aspetto tragico su quello comico.

Mentre Lorenzo dorme profondamente in un pomeriggio di un’estate siciliana, nella sua casa, che si trova alle pendici di un vulcano, sente improvvisamente una voce che gli dice: “Non ti spaventare. Sono qui per aiutarti!”.

Come scrive l’autore quella voce profonda che sembrava scaturire da un’assenza di tempi e di cose, da una lontananza cupa, senza possibilità di riferimenti, lo fece sobbalzare ed ebbe la sensazione che il divano stesse navigando.

Lorenzo chiede alla misteriosa figura se è un angelo o un demonio, molto angosciato per la sua improvvisa epifania.

L’apparizione gli dice di essere egli stesso da grande.

L’individuo si rivela come un uomo magro e molto elegante, dotato di un certo carisma.

Indubbiamente nel plot le parti della storia, che sono molto eterogenee tra loro, trovano nei sogni di Lorenzo i punti di massima intensità, originalità e forza espressiva.

Viene svelato al protagonista che Francesca non ci sarà più nella sua vita, provocando in lui una reazione stizzosa e furiosa, che lo porta a insultare la misteriosa presenza.

Da quello che potrebbe essere definito un incubo molto composito, Lorenzo torna alla rassicurante realtà quotidiana svegliato da Daniela, la sua donna, che gli ha preparato il caffè.

Dopo questo incipit ha inizio la tristissima vicenda del personaggio, che ha in se stessa anche momenti piacevoli, ma che si concluderà con la tragica morte dello stesso, che si farà sfracellare da un’auto in corsa.

Il libro ha toni kafkiani e, non a caso, l’uomo subisce un processo con l’imputazione di associazione mafiosa e spaccio di stupefacenti.

Toni cupi costellano lo svolgersi della vicenda e un momento molto triste accade quando l’avvocato amico tratta Lorenzo in modo ambiguo, per non dire cattivo.

Lorenzo vive la plumbea stagione del carcere e sono descritti minuziosamente i particolari della detenzione.

Un romanzo suggestivo anche perché alla fine resta il dubbio sul grado di colpevolezza di Tortorella (nome che non a caso riecheggia quello di Enzo Tortora).

Recensione
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