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La risorsa della Tolleranza

Alcune città vivono momenti di forte crescita e sviluppo rappresentando veri “rinascimenti” produttivi mentre altre rimangono in una condizione ai margini della scena internazionale; per capire le ragioni di tali differenze si possono utilizzare alcuni indici: il Talento, il capitale umano presente, la Tecnologia, la capacità tecnologica ed innovativa, e la Tolleranza, la possibilità di convivere tra diversi.

Il dialogo fra le culture nelle città-mondo

All’inizio del terzo millennio ci sorprende la posizione centrale che è stata conquistata dalle città sulla scena mondiale. “Proprio nel pieno di una crisi ritenuta epocale, quando tutti la davano per spacciata – sostiene il sociologo Giandomenico Amendola - la città sta entrando in quello che è stato definito da più parti il nuovo Rinascimento Urbano. A spingerla verso un nuovo probabile capitolo di grandezza è una diffusa ed intensa domanda di città. Non è una domanda di servizi o di funzioni, di singole qualità o di prestazioni strumentali, ma una domanda di città in quanto tale, intesa come bene prezioso indivisibile e non surrogabile” (La città postmoderna, Laterza, Bari 2005).

Bellezza, varietà, fruibilità, sicurezza sono considerati attributi da perseguire e da far valere per valorizzare le potenzialità estetiche e produttive. Spesso però i risultati non sono brillanti, le formule sono ripetute fino a stancare e si rischia un inquinamento, da abbondanza, d’eventi, mostre, festival e premi. “Si crea, si ha successo, si sbaglia, si copia, si ricomincia: la città torna ad essere un continuo cantiere virtuale. L’obiettivo è piacere e far divertire. E’ la logica della città scena che macina eventi e consumi culturali. Le città si preparano alla competizione offrendo ciascuna una nuova accattivante immagine di sé”.

La consapevolezza di potersi reinventare ha reso le città dei cantieri permanenti. Nello sforzo di trovare spazio nell’ambito dell’economia della conoscenza, esse si pongono in maniera esplicita l’obiettivo di produrre creatività e, grazie a questa, innovazione. Si diffonde il concetto di “città creativa”. Sono esempi, ormai da manuale, città come Glasgow e Bilbao, simboli del successo delle politiche culturali finalizzate allo sviluppo urbano. D’altra parte, l’idea stessa della creatività urbana è facilmente percepibile dal grande pubblico, evoca una sorta di ritorno all’epoca del Rinascimento.

Il nuovo fascino deriva anche dalla centralità che è riconosciuta al soggetto. “Ognuno può scegliersi la propria città – afferma Amendola - a causa dell’indebolimento dei legami territoriali e dell’accresciuta mobilità. Soprattutto è possibile ad ognuno costruirsi una città su misura capace di soddisfare desideri, gusti e bisogni”.

Gli studiosi dei diversi campi sottolineano il valore delle differenze, il bisogno di tolleranza e di dialogo. La città-mondo – New York, Londra, Tokio, San Paolo – è una città dove si concentrano tutte le esperienze possibili e dove, ad ogni persona o gruppo, è dato di costruirsi un mondo proprio, uno dei mille resi plausibili dalla complessità. Tra le metafore della città, uno ai quali si ricorre è il bazar. “La crescente varietà di razze, etnie, lingue, culture e valori fanno della città nuova postmoderna un crogiolo tale da far impallidire il ricordo del melting pot americano e del suo sogno multietnico. La metropoli postmoderna è la città delle diversità per eccellenza”.

La tolleranza è lo strumento che consente di fare delle diversità urbane una risorsa. L’economista americano Richard Florida c’invita a considerare l’importanza della coesione sociale: “Non possiamo sperare di mantenere un’economia creativa in una società frazionata e disarticolata. Le sfide economiche e quelle sociali sono inestricabilmente legate. Le comunità diversificate e aperte godono di un importante vantaggio competitivo nello stimolare la creatività, generare innovazione e aumentare la ricchezza e sviluppo economico.”

L’ascesa della nuova classe creativa

Si parla molto, oggi, del tema della creatività e dell’innovazione legato allo sviluppo delle città e dei loro territori. Fra i diversi tipi d’esperienza, possono essere indicate mostre, fiere, corsi di formazione teorici e pratici, convegni e. tavole rotonde nelle quali è frequente il confronto sul “tema dell’evoluzione del sapere e del suo passaggio da un’impostazione di tipo meccanico ad una di tipo biologico, innovativo e creativo”. Nell’area fiorentina, ad esempio, in occasione del recente dibattito per la formazione della Fondazione per la Cultura, si è parlato della necessità di sviluppare “un distretto culturale evoluto” inteso come un sistema locale fortemente orientato ai processi ad alto valore aggiunto immateriale, “capace di integrare le filiere della creatività culturale e del turismo e le filiere produttive non culturali del territorio”. Un appuntamento importante per Firenze è poi l’edizione annuale della Settimana dell’Innovazione, occasione di networking “per condividere conoscenze, sviluppare nuovi progetti di ricerca e diffondere una cultura improntata sull’innovazione”, per parlare di Moda, Tecnologia, Design, di Capitale intellettuale, ossia “di quell’insieme del capitale umano della capacità di fare ricerca, della proprietà intellettuale e di capacità organizzative e d’innovazione, che contribuiscono significativamente alla competitività”. Fra i promotori della Settimana, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha istituito recentemente il Master in Management dell’Innovazione.

Sono esperienze importanti per interpretare e sostenere le possibilità di sviluppo economico, ma in più casi si considerano aspetti limitati senza cogliere la complessità del tema e l’importanza, fra l’altro, di politiche volte a favorire la dimensione di un fecondo incontro fra le culture della nostra epoca.

Sono aspetti questi che sono ripresi da alcuni studiosi: fra i modi più recenti di analizzare i caratteri di una città, ha suscitato un largo interesse l’interpretazione fondata sul tema della Tecnologia, del Talento e della Tolleranza, detta delle tre T, sviluppata da Richard Florida e presentata nel libro L’ascesa della nuova classe creativa (A. Mondadori, Milano 2002). L’autore studia i motivi per i quali alcune città vivono momenti di forte crescita mentre altre rimangono in una condizione ai margini della scena internazionale, le ragioni che determinano in alcuni centri urbani “rinascimenti” produttivi mentre altri contesti si dibattono in un declino inarrestabile.

Il ricercatore americano vuole dimostrare che sta nascendo una nuova classe sociale che si distingue dalle altre per la capacità di fornire idee e contenuti nuovi, originali, alle tradizionali organizzazioni produttive. Per questo motivo proprio la creatività è diventata una risorsa per il mondo produttivo, che tende sempre più a localizzare le proprie sedi nelle città in cui questa nuova classe preferisce vivere.

L’indagine fa emergere i valori, le idee, le scelte professionali di un gruppo sociale che si compone di architetti, ingegneri ricercatori, scienziati, professionisti della comunicazione, del divertimento, della moda e del design, e di quanti ogni giorno fanno della creatività e della capacità innovativa il cardine della propria professione.

L’analisi pone in risalto che la scelta delle persone riguardo al luogo “dove vivere”, diventa altrettanto importante rispetto alla scelta per quale azienda lavorare. La città stessa è vista come un mondo creativo, in grado di favorire, in alcuni casi, le manifestazioni delle persone e di facilitare il loro inserimento nei percorsi dell’economia della conoscenza. In un mondo dove la competizione si basa sempre di più su fattori immateriali, assume valore la ricerca e l’affinamento delle doti creative. Siamo alla presenza del diffondersi come di un ethos creativo che influenza le scelte e gli stessi stili di vita delle persone. L’ehos è definito come “l’insieme delle idee o lo spirito di una cultura. E’ ciò che dà forma allo spirito della nostra epoca, è l’impegno di noi tutti verso la creatività, nelle sue varie manifestazioni” (R. Florida).

L’esperienza italiana e il modello delle 3 T

Queste idee hanno suscitato l’interesse di enti, organismi, associazioni regionali e locali, impegnati anche in Italia a misurarsi con i rapidi cambiamenti delle nostre città e assillati dalla domanda “cosa deve fare la mia città per cogliere sul palcoscenico, ormai mondiale, le opportunità che offre l’economia della conoscenza ?” Ci sembra di particolare interesse la ricerca curata da Irene Tinagli e Richard Florida: “L’Italia nell’era creativa”, luglio 2005 (www.creativitygroupeurope.com). L’iniziativa fa parte del progetto “Città creative”, promosso da: comuni di Bari, Capannori e Roma, Comitato del di stretto di Biella, Provincia di Milano, Provincia autonoma di Trento, Torino Internazionale. I risultati raggiunti offrono prime valutazioni sul potenziale creativo delle città italiane e sulla loro capacità di attirare risorse e persone. Per i ricercatori “la classifica che ne emerge non è un voto, è piuttosto uno dei tanti modi di utilizzare questa bussola per capire quali sforzi servono per attirare i talenti in cerca di un habitat creativo e per dare l’opportunità a sempre più persone di sviluppare e applicare le proprie risorse educative.”

Lo studio sviluppa il modelllo teorico delle 3 T, Talento, Tecnologia e Tolleranza dell’economista americano Richard Florida.

Per costruire l’Indice di Talento delle città italiane e dei loro territori, sono stati utilizzati l’indicatore di capitale umano, basato sulla percentuale di abitanti in possesso di una laurea o un diploma universitario, l’incidenza di ricercatori sulla forza lavoro totale e i dati sulla Classe creativa. Sono state inserite in questo raggruppamento: imprenditori, dirigenti pubblici e privati, ricercatori, professionisti, professioni tecniche ed artistiche ad elevata specializzazione. Rispetto ai dati del censimento 1991 questa categoria è notevolmente aumentata all’ultimo censimento (+ 128 %), passando da quasi un milione e novecento mila persone a oltre quattro milioni e trecentomila persone, con un passaggio da una quota del 9% sulla forza lavoro, ad una del 21 %. I primi posti dell’Indice di Classe Creativa sono occupati in prevalenza dalle grandi città, comprese alcune importanti città meridionali come Napoli, Palermo e Messina

La capacità tecnologica ed innovativa delle città è stata calcolata attraverso: un indicatore di industria High Tech, in grado di rilevare la presenza di attività economiche legate alle nuove tecnologie; un indicatore di innovazione legato al numero dei brevetti rilasciati; ed infine un indicatore capace di rilevare la diffusione di recenti tecnologie di comunicazione, come l’Adsl e l’Umts. La città in testa su questo versante è Milano, seguita da Bologna, Torino, Roma, Modena, Genova, Trieste, Parma e Padova.

La terza T del modello riguarda la Tolleranza. “Essa è l’elemento fondamentale – affermano i ricercatori – affinché una città o una regione siano in grado di attrarre e mobilitare talento creativo… L’assunto di base non è che immigrati, gay o altre minoranze da sole determinino lo sviluppo o la crescita; ma semplicemente che la loro presenza in un luogo sia come l’indicazione di un "ecosistema" sociale aperto in cui le persone possono incontrarsi ed esprimersi con facilità e dove le idee migliori non sono intrappolate e avvilite ma trasformate in progetti. Città con questa capacità hanno un grande vantaggio competitivo.”

Il profilo della Tolleranza è stato particolarmente approfondito. Sono stati costruiti: l’Indice di Diversità che rileva l’incidenza della popolazione straniera e il grado di “varietà” delle provenienze; l’Indice di Integrazione, basato sul livello di istruzione della popolazione straniera residente, la percentuale di matrimoni misti fra cittadini italiani e stranieri, l’incidenza e la scolarizzazione dei bambini stranieri; l’Indice di Tolleranza Gay, basato su un sondaggio promosso da un’associazione – Goletta Gay – su diecimila gay distribuiti in tutte le città italiane, volto ad accertare i diversi aspetti della tolleranza nei confronti dell’omosessualità.

Riguardo a questo profilo connesso alla presenza di una società aperta e multiculturale, emerge la prima posizione di Roma, seguita da Milano, Firenze, Bologna, Rimini, Parma, Bolzano, Brescia, Trieste e Perugia. Si nota una netta distanza delle città meridionali: fra queste la prima è Catania al 45° posto.

Strumenti utili di conoscenza e di confronto

Unendo i risultati ottenuti per i tre profili – Talento, Tecnologia e Tolleranza – la ricerca arriva a comporre l’Indice di Creatività Italiano (ICI). I valori più alti sono assegnati, nell’ordine, alle maggiori città (Roma e Milano) alle quali seguono Bologna, Firenze, Genova e Torino.

La definizione di questi strumenti d’analisi appare dunque utile per approfondire la conoscenza dei caratteri specifici dei contesti urbani e le potenzialità che possono esprimere nel confronto con i paesi europei e delle altre aree. E’ da porre in rilievo che emerge da questo confronto “il basso livello di diversità socio-culturale” delle città italiane. “La presenza di stranieri, soprattutto nelle grandi città, è più bassa che da altre parti nel mondo ed anche meno “diversa”: essa tende, infatti, a provenire da un gruppo abbastanza ristretto di Paesi (per lo più Albania e Marocco) ”. A quest’aspetto è da aggiungere “la bassa capacità d’attrazione nei confronti di stranieri con elevato livello d’istruzione, professionisti, studenti, docenti universitari. Questa mancanza di flussi internazionali di "talento", impoverisce ulteriormente la già bassa perfomance italiana e rischia di isolare il paese dalle principali reti della conoscenza e della ricerca internazionale.” Una risposta adeguata per questa situazione non può venire esclusivamente da politiche promosse livello locale, ma investe il ruolo delle politiche nazionali e regionali per rafforzare il livello del Capitale Umano e sviluppare una maggiore capacità d’attrazione (e di scambio) dei “talenti” provenienti dall’estero. E’ questo un orientamento che può essere sostenuto con moderne ed incisive politiche per l’immigrazione volte a facilitare, fra l’altro, l’effettiva circolazione d’artisti, professionisti, ricercatori, studenti. L’intento da perseguire con chiarezza, è quello di riportare il nostro Paese al centro del circuito internazionale della produzione d’idee e di conoscenza.


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