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La leggerezza, la musica nei versi di Oblivion

La prima parte del libro di Luigi Fontanella è dedicata al linguaggio, i colori, i profumi, dei fiori: Anemone, Camelia, Dalia, Geranio, Margherita, Rosa canina, Violetta. Ogni fiore porge il proprio, particolare, messaggio:

Dalia è rimasta una bianca fanciulla
che accoglie ridente i suoi amici,
a volte li sistema in cerchio
e per ognuno s’adopra in grazia e armonia.
Come la dea di Pafo
ha una cintola ricamata di fiori
e lettere d’oro
“Amami” vi si legge “amami tutta
e non ti angustiare se anche altri mi ama.”

Qual è il mondo poetico di Oblivion? Giovanni Raboni ci avverte (quarta di copertina): “Nella poesia di Luigi Fontanella c’è una grande libertà di forme e di intonazioni. Egli non prende formalmente partito con violenza; la sua poesia ospita momenti di narratività colloquiale, quasi in prosa, e momenti in cui c’è una tensione lirica molto forte. Si va da estremi di un forte tonalismo a estremi quasi atonali, e questo mi piace molto; è un atteggiamento che coglie molto bene lo spirito con cui oggi si può lavorare sulla poesia.”. Si apre dunque, fin dalle prime pagine del libro, un viaggio pieno di sorprese e di frutti diversi, con il succedersi di scene che mostrano il fascino di una ricerca poetica quanto mai attuale, capace di coinvolgere il lettore con una molteplicità di suoni musicali.

La biografia è importante per comprendere la varietà e la ricchezza dei paesaggi poetici che sono più familiari all’autore. Luigi Fontanella vive fra Long Island, Roma e Firenze. Ordinario di lingua e letteratura italiana presso la State University di NewYork, è poeta, critico, narratore e drammaturgo. Ha pubblicato undici libri di poesia, sette di saggistica e due di narrativa. E’ presidente della IPA (Italiana Poetry in America) e direttore della rivista “Gradiva”(pubblicata a New York) e relative edizioni bilingue (Premio Internazionale per la Traduzione 2001), Ministero dei Beni Culturali). Nel 2004 è stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Le poesie raccolte in Oblivion sono state scritte nell’arco di sette anni, dal 2000 al 2006. Alcune sono uscite originariamente, con qualche variante, in riviste italiane e americane, e in libri pubblicati a parte. Il materiale contenuto in Oblivion è ripartito in cinque sezioni: dopo I fiori, seguono Intermezzo, Sere, Oblivion, Disunita Ombra.

Nella ricerca di nove forme, Intermezzo supera la barriera tra poesia e prosa. In questa parte della raccolta prende l’avvento “la prosa poetica come sublimazione del quotidiano”. Luigi Fontanella ricerca il “bello” seguendo il colore dell’”espressivo”, come nel frammento “Il treno”: Osservo un’anziana vaiassa, seduta, quasi stesa, tanto il grasso le pesa ovunque. Larga, scosciata, rigonfia di un sonno scomposto e crasso sul petto. Samarcanda, l’avresti chiamata, gigantessa Iguana, infarcita di sugna e sudore. Eppure, bastò ad un tratto che sollevasse una mano, con non so che aerea grazia, e di colpo io la vidi ragazza …ragazza anche lei, gentile, forse maliziosa … forse, nelle sue verdi schermaglie d’amore e il lieve ansimare dei primi baci, Arianna fuggente e riottosa.

Con la terza sezione giunge La sera, con toni di malinconia, che pare rendere ogni sera uguale a tante altre:

Mia sera degli sguardi,
mia sera così uguale a tante
voce sfatta che aleggia
da qualche stanza vicina
mentre l’azzurro cupo sale
nel livido torpore di una casa non mia.

Raggelano i versi dedicati alla città di Princeton:

Princeton di sera
o ci si ammazza
o si recita una preghiera.

Sfilano poi sotto i nostri occhi immagini di ordinaria miseria:

Fra il paralitico che stasera
nella solita viuzza spinge a mano
la propria carrozzella
e il cane che accanto
passo passo muto muto l’accompagna
per chi provare più pena
o il disincanto ?

Si succedono sfere altalenanti delle ore della sera, fra attesa e stupore, alla ricerca delle immagini più riposte della città, della vita, tra poesia e prosa.

Nella quarta sezione ( Oblivion ), da cui il libro trae il titolo, è forte il sentimento del fluire del tempo, del distendersi dell’oblio sulle vicende della vita, su quello che rimane o si dissolve nel nulla. Si coglie questo in versi come:

Fermotempo. Ora come allora.
Venticinque anni trascorsi.
Tutto s’avvicina
e già svapora. Chi sono?
Sento soltanto il mio cuore batte ancora.

Ed ancora, nella poesia La sciarpa rossa, si colgono le cicatrici di antichi dolori:

(…) E’ tardi, ormai.
Vento e pioggia hanno spazzato via
tutti e tutto / ….avvolgiti, anima mia,
a quella sciarpa rossa
vola fino ad un altro sole,
questo
che oggi scioglie i nostri corpi le nostre dita
i nostri pensieri le nostre ore
sotto uno stesso cielo di mani e di mari, sole
che cicatrizza ogni dolore
ogni ferita.

Il libro si chiude con la sezione “Disunita Ombra”. Riporta ricordi dolorosi, come quelli legati alla scomparsa dei poeti e amici Fabio Doplicher e Giovanna Sicari. Sono presenti, in particolare, composizioni in “stile americano” – vicine alla poesia di Raymond Carver – aperte ad immagini della provincia americana, come nella poesia “The Old Town”:

Sera inoltrata nel vecchio pub del villaggio
passo davanti a quattro sordomuti
sulla piazzetta il tempo s’è incrostato
alle lamiere contorte delle macchine
abbandonate nello yard di Jim
le vedi parlare tra loro nel vento
autunnale, padrone d’ogni fessura
la luce dell’unico lampione riversa (…)

Siamo partiti dalla nota di Giovanni Raboni per scoprire tutta la ricchezza di Oblivion, i traguardi che può raggiungere la poesia dei nostri giorni, specie quando, come nello stile di Fontanella, “tutto si piega alla musica”. Si deve riconoscere, con Roberto Corsi, che: “ campeggia un febbrile lavoro di forgiatura, di alta oreficeria. Parola che si arrende alla musica mediante allitterazioni, nuclei di assonanze e rime che danno la sensazione del propagarsi spaziale delle voci”.

Un esempio nei versi (pag. 37) di questa lirica:

Danzano rimbalzano vicine lontane
dalla mia stanza
ora arcuate molli svasate flautate
ora sottili sferzanti vorticose
ariosi arabeschi ciechi geroglifici
                    anche intrecciate
e doppie e triple e amalgamate
sull’erba consenziente
sbuffi stracci improvvisi
spacchi crepe trilli festoni irridenti
tulipani impazziti ortensie sorelle
sotto un cielo indifferente :

voci

voci di bimbi
voci
voci
soltanto voci
voci pipistrelle
voci rombi
voci carezze
in brusio radente
             e infine
sussurri di sera
refoli di vento
pispigli
ansimi
a r i a
aria segreta
della sera imminente.

Recensione
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