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Petrarca-Lizst Quando musica e poesia si prendono la mano

Blog “poesia3002”
01 ottobre 2021

“Un dono prezioso è arrivato nel mese di settembre di questo anno nel quale ricorre l’anniversario dalla morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna 700 anni fa nella notte fra il 13 e il 14 settembre. Particolari le coincidenze che mi hanno portato a leggere con profonda attenzione il libro di Umberto Zanarelli, pianista, interprete di livello internazionale, formatosi a Firenze, poliedrica figura che rivolge i suoi interessi anche alla poesia, alla letteratura e alla composizione.

La sera del 13 settembre, al tramonto, ho atteso nella piazzetta antistante la “Casa di Dante”, insieme ad una piccola folla, commossa, il suono delle campane dell'antica Badia Fiorentina (ond'ella toglie ancora terza e nona, Par. XV, 98) e poco tempo dopo, nella stessa serata, ho assistito nel teatro dell'Opera Maggio Musicale, alla esecuzione della corale Dante-Symphonie R.426 di Franz Lizst da parte dell'Orchestra giovanile Luigi Cherubini, con la direzione del maestro Riccardo Muti. La sinfonia è una lettura in musica delle prime due cantiche della Divina Commedia, con note potenti che richiamano precisi versi del poema, a partire dall'incipit dell'Inferno. Celebre il commento, nel 1855, di Wagner che riconobbe al compositore ungherese il merito di aver saputo creare musica degna della poesia che l'aveva ispirata. “Poco dopo la lettura della Divina Commedia, che mi aveva reso presenti allo spirito tutte le difficoltà di apprezzamento che solleva il poema di Dante, la Sinfonia di Liszt fu per me come l'alito di un genio liberatore. Essa è l'anima della poesia dantesca nella più pura trasfigurazione. Michelangelo stesso non ha potuto rendere un tale servigio di liberazione al sommo poeta. Soltanto allorché la nostra musica, grazie a Bach e a Beethoven, ebbe ad appropriarsi il pennello e la tavolozza del grande fiorentino, poté compiersi quest'opera della liberazione di Dante.”

Mi è sembrato dunque naturale che la città di Firenze, a coronamento delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, abbia scelto questa famosa composizione di Franz Liszt per commemorare il proprio concittadino, il più celebre fra i poeti.

Merita ricordare che proprio in questa città è stata dedicata all'artista in tempi recenti un'importante mostra: “Franz Liszt, viaggiatore e musicista a Firenze, 1838/1886”, aperta nel 2014, al Conservatorio Cherubini e a Palazzo Pitti, considerato come il musicista più intensamente coinvolto nella vita artistica di Firenze dell'Ottocento, tramite la propria azione e quella dei suoi allievi.

Franz Lizst fu dunque innamorato dell'Italia ed esplorò paesaggi, letteratura, lirica, tradizioni, traducendole nel suo linguaggio espressivo, quello della musica. “Il bello di questo privilegiato paese – scrisse nella sua opera Anni di pellegrinaggio – mi appariva sotto le sue forme più pure e sublimi. L'arte si mostrava ai miei occhi in tutto il suo splendore, si rivelava a me nella sua universalità e nella sua unità. Il sentimento e la riflessione mi convincevano ogni giorno di più, della relazione nascosta che unisce le opere al genio creatore. Raffaello e Michelangelo mi facevano capire meglio Mozart e Beethoven.”

Genio romantico, sentiva di appartenere a una grande patria chiamata Europa e visse l'ansia di libertà del Risorgimento. Visitò e soggiornò a lungo in Italia, a Firenze – come si è detto – a Roma, Venezia, Milano ed in piccoli centri. Suggestionato da Dante, Petrarca e dai maestri del Rinascimento italiano, scrisse pagine pianistiche memorabili dedicate alla letteratura italiana. Nella vasta produzione tre composizioni sono dedicate ai sonetti del Petrarca (n.47, n. 104 e n. 123 del Canzoniere). Le liriche del grande poeta italiano offrono al musicista la possibilità di esprimere, accompagnare, riassumere le emozioni e le riflessioni che la parola suggerisce, dando risalto attraverso i suoni all'intensità espressiva dei versi.

Nella sua opera Umberto Zanarelli analizza queste composizioni con sapienza e competenza , frutto di una laboriosa esperienza acquisita dall'autore nel corso degli anni attraverso incontri con il pubblico, nella forma della conferenza-concerto. Abbiamo avuto la fortuna di assistere più volte a questi incontri, presso il Museo CAD di Firenze e il Circolo degli Artisti “Casa di Dante”: si tratta di occasioni veramente suggestive nelle quali siamo trasportati come “in una magica bolla in cui musica e poesia si fondono in un tutt'uno sprigionando sensazioni uniche.”

Umberto Zanarelli, nel suo libro PETRARCA – LIZST. Quando musica e poesia si prendono per mano, utilizza un linguaggio piano, comprensibile con un'esposizione che consente alle persone interessate alle due arti di avvicinarsi agevolmente alle categorie tecnico musicali.

L'incontro–dialogo fra la musica di Lizst e la poesia di Petrarca è affascinante e si pone come un metodo di indagine efficace e rigoroso. I presupposti di questa ricerca sono ben scanditi nella illuminante prefazione di Massimo Seriacopi e nella illustrazione iniziale dello stesso autore e si fondono in un naturale, originario connubio “musica poesia”, dall'arco teso che si apre fra le due arti: “la parola è suono prima di trasformarsi in segno o immagine scritta, la musica, invece, essendo già suono, risulta elemento fondamentale per la parola stessa, affinché essa possa essere esaltata.”

Perché la scelta del poeta aretino da parte del compositore ungherese? A questa domanda Zanarelli risponde mettendo in luce gli aspetti e le doti musicali di Petrarca, che colorano le liriche del Canzoniere dal quale Liszt ha saputo attingere “restituendoci autentiche ed incantevoli perle sonore.”

Al lettore è poi presentata una preziosa guida alla vita e alle opere dei nostri due protagonisti, Petrarca e Liszt, ai caratteri che li rendono unici nella storia della letteratura e della musica. La parte centrale della pubblicazione è dedicata ad un approfondimento dei documenti, partendo dalla parafrasi e analisi del testo dei sonetti n. 47 Benedetto sia 'l giorno, e 'l mese, et l'anno, n. 104 Pace non trovo et non ò da far guerra e n. 123 I' vidi in terra angelici costumi. Per ciascun sonetto vi è un'accurata analisi della musica composta da Liszt.

A conclusione del libro le tavole iconografiche delle quattro versioni dei Sonetti lisziani, arricchite da una descrizione che facilita la conoscenza dei “differenti stati d'ispirazione del compositore ungherese e la sua abilità nell'inventiva della variazione ritmica e melodica.” Il confronto fra le diverse trascrizioni permette di apprezzare il rapporto, la compenetrazione di musica e parole negli aspetti più significativi.

Dobbiamo dunque riconoscere che con questo libro Umberto Zanarelli ci offre uno strumento prezioso per costruire una nostra visione sui tre sonetti di Petrarca messi in musica da Liszt e ci permette di provare sensazioni nuove e scoprire significati più profondi nel rapporto fra parola e musica.”
Recensione
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