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Presentazione a
Promethéus. Il dono del fuoco
di Roberto Mosi

la Scheda del libro

Roberto Mosi

Prometeo e il dono del fuoco agli uomini

Prometeo si sacrifica per il bene dell’umanità, dona la civiltà e la scienza che risolleva gli uomini dalla barbarie.

“Prima di me guardavano ed era cieco guardare - nel Prometeo incatenato di Eschilo - udivano suoni e non era sentire … Era tutto un darsi da fare senza lume di mente…”.

Ed ecco l’essenza del dono concesso all’umanità:

“Fu mia – e a loro bene – l’idea del calcolo, primizia d’ingegno e fu mio il sistema dei segni tracciati, memoria del mondo, fertile madre delle Muse”.

La poesia può essere il mezzo per interpretare il dono del “calcolo”, o della scienza, nel tempo del mito e della civiltà contemporanea, nel momento in cui la scienza diviene “speranza” e nel momento, attuale, in cui precipita nell’angoscia e segna il rischio dell’intera umanità di perdersi, di vanificare l’amore manifestato alle origini da Prometeo.

Il logos si è fatto macchina,
lo spirito soffia sul non vivente.
L’arte disegna le figure dell’angoscia.

La Raccolta Promethéus rappresenta un percorso alla scoperta della natura del dono del fuoco. Nella prima parte il sistema dei “segni intrecciati”, incontra l’arte di strada, che invade i paesaggi delle città, specie le parti più lontane dal centro. I quadri di strada, nel cammino per le città, ti vengono incontro, ti investono, spesso si trasformano, scompaiono.

Passeggiando per la città alla ricerca di questi segni, è venuta in mente la musica di Musorgskij, in particolare la Suite per pianoforte Quadri di un'esposizione, concepita come “composizione strumentale in più tempi, ognuno dei quali definito nel quadro di una danza”.

“Il motivo che ne determinò la creazione fu la mostra di acquarelli e disegni del pittore Victor Hartmann, scomparso nel 1874 e ottimo amico del musicista. È una serie di dieci pezzi, ognuno dei quali porta il titolo originale del quadro che lo ha ispirato, preceduto da una introduzione detta promenade, che si ripete spesso fra l'uno e l'altro episodio con variazioni di tonalità e mutamenti di colorito armonico. Con questi interludi l'autore ha voluto descrivere sé stesso mentre si aggira nelle sale dell'esposizione”.

Simone Ciolfi, Accademia Filarmonica Romana.

La Galleria d’arte del compositore russo, è per noi la strada delle nostre città, i luoghi dove oggi fiorisce l’arte di strada. Nei passaggi fra uno spazio e l’altro, fra un tipo di segni e l’altro, un interludio – o movimento – dà la cadenza al nostro andare.

Le soste sono davanti a immagini con forme e colori diversi, di forte realismo (Quadri), dipinte sul limitare di contesti diversi (Confini), in trasformazione (Metamorfosi), di antica o appartata realizzazione (Grotte), bagnate dal profumo della diversità (Follia).

La meta di questa parte del percorso è, anche per noi, la Grande Porta di Kiev o, in altre parole, La grande Porta sul fiume, posta al centro della composizione.

“I Quadri di un’esposizione terminano con l’evocazione musicale della Grande Porta di Kiev. La grande porta chiude la composizione ma sembra aprire i suoi battenti verso il futuro”.

Simone Ciolfi, Accademia Filarmonica Romana

Anche per noi, dunque, l’aspirazione è quella di gettare lo sguardo verso un mondo “altro”, un domani diverso. La nostra immagine simbolo – La grande Porta sul fiume – è posta sulle rive dell’Arno, fra la Torre della Zecca Vecchia e la Porta di San Niccolò, dove il fiume entra nella città “murata”.

Giuseppe Poggi, architetto e urbanista, aveva immaginato, alla fine dell’Ottocento, di realizzare in questo luogo, un parco per dare respiro e conforto alla città, progetto poi stracciato dal Comune con la costruzione di un’enorme caserma. Il progetto originario di Giuseppe Poggi, volto a creare “un cono visivo” dalla nuova Piazza Beccaria verso la collina, fu bocciato dal Comune e fu fatta costruire un enorme edificio, destinato ad usi militari, alla Cavalleria, che tutt’oggi impedisce la visione dell’Arno e delle Colline. Questa costruzione tarpa le ali al sogno del Poggi di aprire nuove prospettive alla città.

Il sogno di Giuseppe Poggi affascina ancora: abbattere, oggi, le mura della caserma e costruire un volto nuovo della città, che si specchia nelle acque del fiume e guarda verso le colline.

Si apre quindi una nuova visione sul futuro – è la seconda parte della Raccolta Promethéus, dedicata al dono del calcolo e della scienza– un percorso che raggiunge la collina di Arcetri, attraversa la sua storia, incontra Galileo Galilei che qui visse e compì, in gran parte, le sue scoperte scientifiche. Ci apriamo al mondo, o ai mondi, della scienza, passiamo per angosce e speranze, in un porto aperto allo sconquasso dei venti che spirano dal mare aperto. E mai, come in questo momento, sentiamo il bisogno di affidarci alla scienza, alla ricerca di nuove certezze.

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