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I lupi e il rumore del tempo

Nel settembre 2013 la "Biblioteca dei Leoni" I.C.E. Edizioni (di Castelfranco Veneto) pubblicava I lupi ed il rumore del tempo. Poesie di Osip Mandel'stam. Traduzione e introduzione di Paolo Ruffilli, che veniva così a coronare una passione trentennale per il grande poeta russo.

Prima di commentare la magistrale traduzione di Ruffilli (un' ulteriore conferma di quanto affermato da Quasimodo, che cioè i poeti devono essere tradotti da poeti) vorrei sottolineare il valore culturale e formativo per le nuove generazioni, di quella che non è una semplice introduzione, ma ha l'ampiezza di un vero e proprio saggio, arricchito da una puntuale biografia del poeta.

Mandel'stam era nato a Varsavia nel 1891 da una facoltosa famiglia ebraica, che dopo un anno si trasferì a Pietroburgo, dove Osip trascorse l'infanzia e la giovinezza; ma avendo dimostrato interesse per le nuove idee riformatrici, per timore di coinvolgimenti politici, fu mandato dalla famiglia a continuare gli studi a Parigi dove si iscrisse alla Sorbona. Rientrato a Pietroburgo nel 1911 si iscrisse alla Facoltà di Storia e Filologia. In quel periodo partecipò alla nascita dell' acmeismo, corrente letteraria che si opponeva alla concezione simbolista della poesia come pratica mistica, estranea alle problematiche civili e attuali.

Il rifiuto di Mandel'stam a conformarsi ai dettami del regime bolscevico determinò una drammatica svolta nella sua vita; glielo impediva inoltre, osserva Ruffilli, la sua formazione giudaico-cristiana, il suo umanesimo irrinunciabile.

In conseguenza di ciò Mandel'stam, uomo di profonda e vastissima cultura su piano mondiale, sia nell' ambito della poesia, che della narrativa e della saggistica, incontrò difficoltà a pubblicare i suoi testi di critica e di poesia (Pietra del 1912, Tristia del 1922, Quaderni di Voronez' del 30' 37' pubblicati postumi) e gli fu persino proibito il lavoro di traduzione; motivo per cui, in mancanza di una fonte di guadagno, lui e la moglie furono costretti a vivere con gli aiuti di parenti ed amici. Tra il Trenta e il Trentatré, Mandel'stam scrisse alcune poesie contro il bolscevismo e un' invettiva contro Stalin. Ebbe inizio così un calvario di prigione, confino, lager, durato cinque anni fino alla morte del poeta nel 1939.

Anche dopo la morte di Stalin, non cessò l'ostilità nei riguardi di Mandel'stam, che continuava ad essere ritenuto un pericoloso sovversivo. Ne seguì una specie di damnatio memoriae, per cui le sue poesie furono destinate ad una circolazione clandestina e in parte non sarebbero giunte fino a noi, se la moglie Nadezda, esaudendo una richiesta espressa nei versi "Conserva per sempre le mie parole / per il sapore di disgrazia e di fumo", non avesse organizzato una vera e propria strategia di salvezza dei testi. Soltanto nel 1974 fu pubblicata un' edizione quasi completa delle opere di Mandel'stam e solo nel 1987 sotto Gorbacev ci fu la riabilitazione del poeta.

Questo viaggio di Paolo Ruffilli, attraverso la vicenda umana, letteraria e poetica di Mandel'stam, si conclude con il capitolo "L'avventura della poesia", di particolare importanza in quanto Ruffilli entra nel merito della poesia di Mandel'stam, individuandone nella musicalità la caratteristica fondamentale.

Scrive infatti Ruffilli: "La poesia, per Mandel'stam, cominciava così: all'orecchio risuonava ossessiva, prima informe, poi sempre più definita, ma ancora senza parole, una frase musicale". E ancora: " Decisiva per Mandel'stam era la musica della parola, cioè quella componente musicale che permaneva dentro ogni parola, piccola scatola sonora, da cui scaturiva inseparabilmente il significato, perché la scrittura poetica non cessava mai di essere in primo luogo una partitura musicale". La fase successiva, osserva inoltre Ruffilli, consisteva nell' eliminare dai versi le parole superflue, e non tanto per una reazione alla retorica della letteratura ufficiale, ma per un istintivo rifiuto del luogo comune, dell'immagine inerte, del tono ingessato, della frase fossilizzata.

Segue la traduzione di quarantuno poesie, in cui Paolo Ruffilli, oltre alla musicalità del dettato, ci restituisce il gusto di una poesia raffinata, che come la leopardiana ginestra, riesce a sublimare la sofferenza, a vincere l'orrore, ad esaltare la natura con versi di una purezza cristallina, anche se a volte increspata da un brivido segreto, da un trasalimento dell' animo.
Recensione
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