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Filippo
Giordano, già noto per alcuni studi di matematica sui numeri primi, divenuti
argomenti di tesi di laurea presso l’Università di Torino, è scrittore in lingua
e in dialetto siciliano, autore di diverse preziose opere letterarie. Ricordiamo, con
piacere, il suo volume di racconti, di grande effetto e ricco di tonalità ed
espressioni minimaliste, Voli di soffione, piccole storie di minima gente
pubblicato nel 2001.
In queste due
opere in un vernacolo siciliano, sulla scia di Capuana (vedi “Teatro dialettale
siciliano” 1911-21), più attualizzato, più antropizzato al “coevo”, Filippo
Giordano ci propone, memore che la Sicilia è definita per antonomasia, con
riferimento dantesco, “culla della poesia italiana” (Federico II di Svevia ne è
stato l’illustre antesignano), un documento umanizzato”, dove l’approfondimento
psicologico, la pietà, l’amore, il mistero dell’esistenza, sono sentimenti che
si fondono attraverso versi contrassegnati da fonematiche particolari e da
glossemi di indicibile vis.
Scrivere in
dialetto è “una forma empirica” di ripiegamento in se stessi per ritrovare un
manifesto di chiara espressività nei confronti di una realtà senza “burqa”,
priva di scadenti e disarmanti neointellettualismi ma sempre improntanta al
“buio luminoso”: “Ntra lustriu e scuru” (fra luce e buio). In ambedue le
raccolte il sacro e il profano s’abbracciano, non per arrivare a una sorta di
conversione ma sic et simpliciter per ritrovare quella che lo stesso
predatore Di Bernardo definisce “lievità sostanziata di laica religiosità”.
Concordiamo con Giuseppe Cavarra, prefatore di Scorcia ri limuni scamusciata, nel
riconoscere a Filippo Giordano la dolorosa forza epifanica di riuscire a
drammatizzare il “verso dialettale” attraverso una realtà in continua
metamorfosi, in dogliosa espansione, mai mortificata dalla passività ma sempre
protesa a tutelare o a difendere quelle radici antropologiche ed etniche
destinate ad essere corrose dalle “acque tumultuose dell’esistenza”.
Comune denominatore, quel “panta rei” eraclitiano dove ogni cosa tende a
trasformarsi nel suo contrario, così la lingua in dialetto e viceversa. Due
raccolte di valore esponenziale, un altro suggello alla infaticabile attività
letteraria di Filippo Giordano.
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Recensione |
| Ntra lustriu e scuru (fra luce e buio) |
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poesia
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Edizioni Il Centro Storico
Messina 2006 |
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| Prefazione di Francesco Maria Di Bernardo Amato. In copertina opera di Gabriella Patti. All’interno disegni di Enzo Salanitro - pp. 32 |
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| Recensione a cura di |
| • | Franco Maria Maggi |
Pubblicata su: Latinitas nr./2007 |
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