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In Ad Istanbul, tra pubbliche intimità, Enrico Pietrangeli si cala nel ruolo del viaggiatore che subisce la seduzione di una civiltà 'altra', consapevole di impersonare un ruolo, ma consapevole anche dell’impossibilità di impersonare quel ruolo fino in fondo. Un po’ come il Byron dei Racconti turchi, richiamandosi perciò alla lunga storia dell’elemento esotico nella letteratura europea.

Nella poesia di Pietrangeli, da una parte vi è dunque il senso di non appartenenza al proprio mondo, contaminato, impuro, un’incapacità di aderirvi completamente, ma d’altra parte vi è anche un mondo diverso, che non può realmente porsi come una realtà solida, quanto piuttosto come una realtà di "allegri fantasmi" che camminano sulle strade di Istanbul con le "scarpe di terremotati".

Così, nell’evocazione di questa realtà sfuggente, assistiamo a un’ulteriore ma personale lettura del ‘sogno turco’, a una delicata variazione sul tema dello stereotipo tutto europeo di un mondo esotico dalla vita voluttuosa.

Prima parte (I-V)

I

Forte e limpida sopravanza,
da questa mia nuova stanza,
la prima chiamata alla preghiera
e veloce, sulla malizia,
aleggia quanta gentilezza
per il mio mondo
è solo un trascorso
di effimere abitudini

II

Anche a Topkapi
l’effige del sultano
respira fuliggine
ed odore di petrolio
sull’antico binomio,
per natura ed arte,
al tempo consacrato;
e ci s’intossica,
se vi si assomma la poesia,
più facilmente di un tempo.

III

Di fango e di mare
annullo ogni orizzonte
e di gloriose terre
perdo le ornate fattezze.
Eminonu è un rumoroso deserto
che si distende a sera
e da Karakoy
volgono le scarpe
di terremotati,
allegri fantasmi.

IV

Mi aggiro per questa pensione
priva di checchessia
e miracolosamente aperta noto
una toilette disponibile,
gioia per le mie natiche!
Sollievo per le mie tasche,
stanche di tanto pagare
elemosinanti vecchie sciagurate
all’ingresso di latrine pubbliche.

V

Ai principi azzurri
senza più fiabe,
nei pochi istanti che intercorrono
all’imminente coprifuoco,
uno dei miei cadenti castelli
sto per lasciare andare
ed in tutta fretta vi dico:
se non vi attarderete troppo,
sino alle undici in punto,
troverete per Karakoy
qualche dolce sgualdrina
di cenerentola persiana
esposta in una vetrina.

Recensione
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