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E’ l’intitolazione che mi è parsa più consona a questa mia spassionata se pur modesta riflessione sull’ultima opera Semi d’Atlantide di Francesco Dell’Apa. Ultima ma anche prima nel campo della poesia; grecista, narratore, critico ed ora anche poeta. Ci è nota la sua profonda conoscenza della civiltà classica e delle lingue, greca e latina, per cui non ci si meraviglia più di tanto che a questa nobilissima matrice culturale si riconduca e di essa si alimenti tutta la sua opera. La classicità in genere e la grecità in particolare costituiscono la materia prima di cui s’informa non solo il suo sapere ma anche il suo sentire, il magma incandescente da cui esplode, nella limpidezza del linguaggio e nella compostezza dello stile, la sua creatività.

Il fatto che Dell’Apa sia uno scrittore prolifico non deve essere erroneamente frainteso come eccessivo “editismo”, e che come tutti gli «ismi», essendo una esagerazione, una degenerazione della consuetudine di riservatezza e di silenzio che circonda di fascino e di mistero la fatica del poeta può soddisfare soltanto i vanagloriosi, che poi sono sempre i mediocri.

Al contrario, crea poesia da molto tempo, eppure soltanto oggi, dopo anni d’incubazione pensosa, decide di dare alla stampa questa silloge: di sicuro un evento importante proprio perché deflagra da un lungo silenzio di feconda pensosità: operoso e preciso, dotato di grande onestà intellettuale, viene fuori sempre al momento giusto e solo con opere di alto valore letterario.

La poesia di Dell’Apa è come se riuscisse a infrangere il diaframma inesorabile del tempo e dello spazio, nel senso che, nel rispetto della matrice classica, ci riconduce alla grande poesia lirico-melico-gnomica degli antichi greci: la poesia d’amore di Alceo e Saffo, quella alata di Pindaro e Corinna, senza dimenticare Nosside ed Ibico che vissero e operarono nella nostra Magna Grecia. Una grecità che nulla togliendo alla modernità e all’attualità dell’opera, ne sottolinea l’universalità e ne storicizza la continuità nei tempi della Storia. I suoi componimenti poetici, appunto perché pregni di un classicismo che si coniuga perfettamente con una spigliata modernità, sono tutti aderenti al gusto e alle esigenze della maggior parte dei lettori. Poesia contemporanea, dunque, che nulla ha dimenticato della lezione del passato. Non manca nel retroterra culturale del poeta la lezione di Quasimodo e Montale e, forse per alcuni aspetti, l’eco della poesia latino-americana di un Neruda con i suoi picchi improvvisi di forte denuncia, con le sue cadute contemplative di paesaggi e immagini di pacato lirismo. E’ proprio di Pablo Neruda l’acquosità, la mediterraneità che caratterizza la poesia di Dell’Apa.

L’autore non a caso ha scelto il titolo assai significativo di Semi d’Atlantide, col quale intende trasmetterci il senso delle cose perdute e mai recuperate: la giovinezza, l’amore, l’amicizia, la bellezza.

Atlantide è metafora costante e trasversale a questo canto libero e suadente che si colloca tra mito e realtà, tra un cielo puro e irraggiungibile e una terrenità dolorante e viva, tra il sogno di antiche gioie irrecuperabili e la carnalità del dolore presente.

I temi della poesia sono molteplici e di grande valore umano e civile: quando va al di là della sua vicenda personale, la sua poesia assume i toni severi della denuncia. Alla fine, quasi a stemperare l’atmosfera creata alla poesia di alto valore sentimentale e morale, il Poeta ci fa dono di una piccola raccolta di poesia satirica: un capitolo a parte che intitola “ Erotopegnia” vale a dire “scherzi d’amore”, dove il velo leggero della Poesia rende alla bellezza il realismo nudo e impenitente dell’atto d’amore.

Il linguaggio, pur essendo una costante ricerca del nuovo, non ignora mai la compostezza e la limpidezza delle lingue classiche. Lo stile e il linguaggio non scadono mai in un arcaismo ormai desueto, poiché il poeta rifiutando schemi precostituiti, anche per quanto riguarda la metrica, porta il suo discorso su libere e spontanee soluzioni che ben si inseriscono nel gusto della poesia contemporanea.
Recensione
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