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Inserito
nella collana saggistica di una recente casa editrice, questo piccolo volume non
appartiene però alla bibliografia specializzata: non offre alcuna
interpretazione nuova né si presenta come un’indagine accademica. Contiene
semplicemente, come è indicato nella prefazione dell’autore, «veloci
riflessioni» sulla base di alcuni dati relativi a «elementi fondamentali» del
tema in questione. Tuttavia l’esposizione divulgativa, suffragata dai più
qualificati e insieme equilibrati teorici contemporanei, rende il libro adatto
anche agli studiosi della materia; inoltre, operando una selezione dei dati
oggettivi, evidenzia una linea pedagogica chiaramente ispirata alle più assodate
teorie critiche. Il quadro che ne risulta, preciso e coerente, si configura come
proposta pedagogica molto concreta e serena, capace di comporre le contrastanti
spinte adolescenziali mediante una presenza educatrice aliena dal
compiacimento e dall’autosoddisfacimento, ma sempre attenta al valore insito in
quella specie di sofferenza che accompagna sempre l’uomo in evoluzione.
Proveniente da studi filosofici, l’autore non ha mancato di puntualizzare, in
panoramiche più complete ma sempre chiare e accessibili (come giustamente viene
sottolineato nel postface dell’editore), aspetti di psicologia razionale
circa problemi quali la fantasia, l’intelligenza, la personalità. Da essi è
facilmente desumibile l’idea di fondo che la fenomenologia, accertabile,
dell’evoluzione psicologica non contrasta con il fondamento di una
«sostanzialità» umana: l’uomo non è un’essenza razionale statica, ma dinamica e
perfettibile, la cui vita si evolve in tante fasi. Il ciò che è, dunque,
l’uomo lo attua con il tempo e nelle circostanze, sia esterne che interne, del
suo reale sviluppo: e questo l’autore lo documenta con accurate ricerche.
Ma se
l’opera non ignora problematiche filosofiche e attinge ai dati della
sperimentazione condotta dagli specialisti, trova però la sua ispirazione
compiuta nel riferimento all’uomo concreto del quale essa ragiona. Non per nulla
l’autore sente il «dovere» di esprimere, nella prefazione, il riconoscimento,
umile e lieto, ai propri discepoli che lo hanno aiutato, con la loro vissuta
conflittualità, a comprendere la ricchezza – sempre laboriosa anche se non
appariscente –
della debolezza adolescenziale. Le loro confidenze, forse timide ma intensamente
partecipate, sembra abbiano accompagnato l’autore nel suo trepido lavoro di
stesura. Di tali confidenze egli offre al lettore alcuni saggi in appendice: in
essi si avverte, viva e appena sperimentata, la tensione fra presente e futuro,
la delusione dell’offerta in rapporto alla promessa della vita; si può vedere il
giovane aprirsi a un mondo ignoto che egli vuole, ma insieme rifugge,
diffidente, come una terra d’altri; è possibile constatare il generoso sforzo
dell’adolescente per vincere il proprio egoismo di autodifesa quando gli viene
concessa piena e sincera la fiducia, quando al dono di sé che egli fa per
sperare contro le sue stesse frustrazioni ("io posso ricominciare...", p. 99)
corrisponde il dono di sé che fanno per primi genitori, insegnanti, sacerdoti.
In definitiva possiamo dire che tutto il libro porta a valutare con sincero
realismo il grado di influsso educativo esercitato sugli adulti da parte dei
giovani in evoluzione, aspetto integrante e per nulla secondario dell’auspicato
influsso degli educatori sui giovani.
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Recensione |
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Psicologia e adolescenza (Come prendere i ragazzi per il verso giusto)
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saggistica
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| Autori |
| • | Francesco di Ciaccia |
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Edizione:
Nuovi Autori
Milano 1983 |
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| pp. 104 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Letture nr.405/1984
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