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Tra i quotidiani frastuoni, in cerca di... ultrasuoni

«Senza resurrezione non c'è amore; e l'amore è risurrezione perenne», scrive Gabriele Bacilieri nel suo primo romanzo, Suoni e ultrasuoni. Tutti veneti i personaggi, come del resto l'autore, nato in provincia di Verona e padovano d'adozione. Veneti sono anche i luoghi in cui è ambientata la vicenda, che si dipana tra Padova e dintorni, Colli Euganei, Murano e monti veronesi. La storia, che a sorpresa si chiude l'11 settembre 2001, ha inizio la notte di san Lorenzo del 1991 e ha per protagonisti un laureando ventiseienne originario di Quarto d'Altino e una ventiquattrenne di Oechiobello, che lavora in una palestra di Padova. Dall'incontro casuale tra i due, che stanno sperimentando «il grande divario che c'è tra realtà e sogni adolescenziali» tra disillusione, desiderio di ribellione e nuove scoperte rispetto alla conoscenza di se stessi nasce via via l'amore.

Dialoghi serrati e incalzanti, ricordi d'infanzia e racconti di gioventù, conducono il lettore in viaggio attraverso un continuo intreccio d'immaginazione e realtà, presente e passata (con uno sguardo attento alla memoria dei vecchi), alla scoperta di ciò che va oltre i suoni di cui la nostra vita è quotidianamente satura, con l'intento di vivere la magia di monti incantevoli e vallate misteriose, fino a captarne gli ultrasuoni, per cogliere i quali «è inutile allungare l'orecchio».

Fa da filo conduttore, infatti, la progressiva esplorazione di una valle incantata tra i monti veronesi, dove un vecchio saggio del posto, che ha vissuto la tragedia della guerra e la perdita dell'amata, guida i protagonisti e li invita a riflettere sulle proprie vite, ma anche su ciò che ha vissuto la montagna con «l'avvento dell'era fracasson-turistica» nei secondi anni Novanta e sui cambiamenti determinati dallo "sviluppo".

Recensione
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