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Maneggiando questo libro la memoria è fuggita agli anni della mia gioventù, a quelle edizioni della Newton con la carta gialla e un po' ruvida e il carattere che sembrava sgranare un po', edizioni da pochi soldi ma che proprio per quello mi hanno avvicinato a tanti poeti e mi hanno fatto capire il peso delle traduzioni, spesso anche quelle da pochi soldi. Già mi stavo preoccupando che il tuffo al cuore potesse falsare la mia considerazione sul contenuto del libro quando tre pagine di ringraziamenti, tanto da chiedersi quanto merito sia rimasto all'autore, oltre a dediche e citazioni a palate mi hanno dato la certezza di ripartire dalla "Prima parte" completamente azzerato.

Molte di queste pagine si appoggiano alla lezione futurista, che tanto ha dato ai poeti nonostante il lampo della sua contraddittorietà, o forse proprio per quello. La tecnica adottata è quella dei maggiori poeti/artisti che operano attualmente nei confini che ormai si debbono ritenere almeno quelli europei. Non si creda quindi che si tratti di piccoli trucchi per apparire originali spargendo le parole sul foglio "per dare movimento alla composizione (l'ho sentita di persona), il rilevamento, il collegamento, il rimando, non è mai casuale e spesso non univoco, vengono utilizzati vari mezzi (tutti?), il carattere di stampa il corpo il grassetto e il corsivo, in alcuni casi anche rime e assonanze, l'utilizzo della medesima radice che dà forma a vocaboli diversi agendo su prefissi o suffissi. Molto attenta la composizione attraverso incroci di parole dove il riferimento è sempre sottile, a volte fin eccessivamente specializzato, non di rado costringendo a ricorrere all'enciclopedia o al vocabolario, ma non ci si vanta mai abbastanza della propria ignoranza. L'esempio più intrigante: "Cu fu | quel desso che disse:" (p. 102), la mente porta automaticamente a <fesso> ma scartata l'ipotesi del refuso, la frase viene ripetuta più volte, ho scoperto che "Desso. pron. (raro o usato in senso ironico) Lui; proprio lui. – Quel d.: quel bel tipo.", ma ormai la mente si era sensibilizzata su fesso e quel significato erroneo ha comunque funzionato come rafforzativo. E' certo che la spina dorsale di questo libro sia l'ironia che a volte tende al sarcasmo. Di un certo peso anche l'immagine, sostanzialmente sotto forma di fotografia interventata o contaminata, che comunque non sfugge alla logica del resto, non si possono fare esempi, poso dare un'indicazione: "Apoteosi del paraculo" (p. 64). Voglio porre un esempio di come questo sarcasmo, anche pesante, venga indotto in modo strisciante e surrettizio ma con tecnica poetica: "Ogni minuto un bambino muore di fame.", frase abusata chiusa dal punto fermo e separata da un doppio spazio dal verso successivo; "Ogni minuto un bambino muore di pedofilia, violenze, prostituzione.", frase ormai scontata che si offre alle curiosità pruriginose da talk show, anche in questo caso puntata e distanziata; "Ogni minuto un bambino muore di guerre mine attentati.", se nelle precedenti frasi c'è stata la possibilità di chiamarsi estranei ai fatti qui l'alibi vacilla, per crollare definitivamente nel verso successivo " Ogni minuto un bambino muore di indifferenza."; ed è ora, dopo aver lasciato l'interlocutore senza più difese, che il poeta lo batte senza pietà: "In quanti minuti muore il futuro?" (p. 79).

Nella sezione "Diciamocela tutta" l'autore abbandona lo stile del libro, lo scollamento si nota, è un'altra pasta e, nel confronto col resto, pare perdere colpi. Va salvata per le buone intenzioni, che non fanno mai poesia, e per il neologismo "pagnottismo", e un neologismo fa sempre letteratura.

Recensione
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