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Si nota la sicurezza nell'esiguità del verso sulla pagina e delle pagine nella pubblicazione; l'esperienza ed il mestiere nella scelta del verso breve, battuto e non opprimente, e nella musicalità che si risolve nelle piccole strofe, che nonostante il verso breve si allunga in una sonorità più italiana. E poi nella distanza imposta all'interlocutore, sera donna o luna che sia, il quale non è mai lasciato avvicinare allo scrivente tanto da chiamarlo in causa in forma diretta. Nella scelta del tema accennato ed abbandonato prima che offuschi l'unico soggetto della scrittura: il pensiero che l'ha generata. Nella considerazione, lieve ma spesso presunta, come in "La pioggia di notte (p. 33), che quindi non impegna il lettore lasciandolo spettatore senza strumenti. E ancora nella punteggiatura che gestisce i lunghi sospiri (punto), lunghissimi se si sommano alla spaziatura interversale; salvo una sospensione (virgola), un inciso (due punti), ed una digressione (parentesi).

Come i messaggi che un gemello, dalle rive di un mare lontano da telegiornali e semafori, invia al gemello che vive e lavora a Torino; e non avendo il coraggio di scrivere: "...come va lì? Qui tutto bene!" comunica pensieri che non possono dare luogo a confronti fra le due condizioni, pensieri lievi come schizzi dell'onda che subito il sole asciuga, che lasciano una lieve traccia di salsedine sulla pelle come sulle cellule della memoria. Pensieri che spesso sono sufficienti a sé stessi per muovere dalla loro levità e ritornarvi. Tanta è la levità che i termini dotati di un peso reale, casa (due volte) porta campane platani, ne vengono privati dall'uso simbolico che ne viene fatto; altri termini, invece, ricorrono molto più propriamente e spesso: vento, sei volte, e cinque, silenzio e pensiero.

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