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A parte il titolo inconsueto; la veste seria ed essenziale, la corposa nota bio-bibliografica esposta in quarta di copertina, la prefazione e la nota critica, che costituiscono un saggio, lascerebbero pensare ad un libro concepito per conferire definitiva stabilità ad un già noto e referenziato personaggio il quale, proprio per questo scopo, è tenuto a differenziare i propri temi per l'elevazione più che per la peculiarità. Invece scopriamo una particolare tendenza ad affondare le mani in una realtà spesso considerata marginale, sotterranea.

"NOI SIAMO GLI ANONIMI ... i folli ... usciti ... dagli sciocchi elettrici ... l'informe ... le cambiali non pagate ... le nostre ombre ... SIAMO NOI GLI SQUATTER ... VIVIAMO LA SONNOLENZA ... figli di pastori anarchici ... Per noi tutto è nausea, la politica, l'arte, | l'interesse per la vita, la preghiera | Aspettiamo che ci arrivi il certificato di morte". Tutto questo pare in contraddizione con la figura del personaggio accettato come "pubblico". "Gli eroi del silenzio non hanno che il torto | dell'oblio, il viso sconciato dagli stenti, il sentirsi | un ceppone scaricato in attesa del prossimo falò". Tutto questo pare avvicinare maggiormente alle fasce laterali della strada asfaltata, alle banchine spesso non transitabili.

Lo stile, che alla base risente della poesia civile degli anni '70, è condito spesso con un'ironia di tipo più attuale, che le toglie il cupo peso tipico di quegli anni, che la rende più irriverente che minatoria. Di questo tipo di gestione, forse fanno parte anche le mentite spoglie sotto le quali questa poesia si presenta, facendo sì che il lettore, che si addentra nel libro essendosene lasciato suggestionare dall'aspetto, si trovi al confronto con qualcosa di forte e crudo che non avrebbe immaginato e forse neppure desiderato.

Recensione
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