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Cito: "... rinunciare all'eternità per un amore effimero.", ma
intanto il libro è rilegato a refe, con considerevole aumento dei costi che non
si può ancora sapere se saranno coperti dalle vendite. Mi vengono in mente i
libri dei comici televisivi, che ormai escono in colane dedicate. Indubbiamente
la realtà, insomma quanto con beneficio d'inventario accettiamo come punto di
riferimento medio fra ciò che abbiamo intorno, ha sempre meno scarto nei
confronti del sogno; nel momento in cui una ristretta realtà ci viene offerta
dai media come sogno e allo stesso tempo come possibilità reale, è il sogno a
perdere identità, ed a ridursi a realtà di pochi da sognare da parte dei molti.
Ecco, forse, perché nel libro il sogno viene strettamente connesso col sonno,
anche quando i suoi confini non sono ben distinti da quelli della veglia che, in
quanto scrittura resta però realtà indubitabile. Per la stessa ragione, forse,
nei vari racconti non vengono mai rinvenuti scritti di alcun genere mentre il
termine utopia compare pochissime volte ma sempre come possibile realtà lontana
dal reale.
"C'è un punto tra la veglia e il sonno simile a uno spazio grigio, informe; esistono soltanto
pensieri.", in effetti si
tratta di un punto, uno spazio inquantificato e inquantificabile così come il
tempo che ne fa parte; tuttavia non è raro che in quel momento sogno e realtà si
possano fondere costituendo una continuità senza soluzione: "Ero convinto di
essere sveglio , invece sognavo già: il sogno era talmente simile al reale da
restarne ingannato.". Che si tratti soltanto di pensieri, come afferma
l'autore, o anche di fatti concreti io credo sia azzardato affermare, del resto
non è questo il solo azzardo che l'autore affronta in questo suo lavoro che mi
are differire, non saprei dire quanto, da quelli precedenti. Mi sembra che qui
sia tutto più definito: l'ambiente è essenzialmente umidità e la sua espressione
fisica è il musco, non la pioggia o la nebbia, che sono passeggere, ma il musco,
il quale perdurerebbe anche nell'eventualità di giornate assolate. La filosofia
è la fermentazione: vengono usati dall'autore termini diversi e più forti nelle
varie occasioni, a seconda dell'ambientazione e data l'estrema letterarietà
tipica di Luciano Nanni, ma il senso profondo è la fermentazione, che nel
linguaggio biblico si fonde con la corruzione. Spesso si tratta di immagini
complesse che partono dal fogliame che si accumula nel sottobosco.
Il protagonista spesso dispone di un' impermeabile, a volte di stivali ma
si tratta di palliativi che non riescono ad ingannare: "Abito questa casa
perché non posso spendere di più. Ma giunto alle soglie della vecchiaia, con la
salute non sempre buona, mi era impossibile continuar a dormire nei dormitori,
per essere gettato fuori alla mattina, e vagare poi da un giardino a una via, o
nei parchi; e quando pioveva correre al riparo sotto le porte. ... Non potevo
restare nella fogna che scorre sotto l'umanità, pur sapendo che la società
civile è un bel simbolo che vive sulla putrefazione.". Di brani come questi
se ne incontrano in queste storie, e ci vengono offerti sotto una tale aria di
quotidianità da urtare per il loro tritume, o forse urtano perché non si riesce
a negare che tali quotidianità sono così diffuse da dover licenziarne il
rilevamento come tritume. Ecco perché quando tra queste quotidianità viene
inserita l'imponderabilità la costruzione continua a reggere. Non è che venga
trovato un punto d'equilibrio fra quotidiano verosimile e imponderabile
inverosimile, il punto che tiene in equilibrio il tutto è la perdita di senso
dell'assurdo, Alla luce di questo è possibile un diverso rapporto fra esperienza
personale del lettore, completa il ogni minimo dettaglio, e racconto del
protagonista, estremamente parcellizzato forse proprio per agevolare la
possibilità di questo rapporto.
Immaginate un lettore con una lunga esperienza di fabbrica fra il '960
e il '980, e che ne sia uscito senza conseguenze fisiche evidenti, quindi
cercate di ricostruire il rapporto che corre fra questa sua esperienza e d il
racconto Servire le macchine (p. 57), quindi provate a trovare nella conclusione
del racconto il punto d'equilibrio fra le due.
Rileggo il
racconto [L'attesa] (p. 36) e ripenso al titolo del libro; cerco sul dizionario
enciclopedico, due pagine fitte che tirano in ballo Antichi Greci e Romani, più
m'inoltro fra le varie accezioni del termine e più sento sfuggirmi qualcosa,
sento lentamente che qualcosa mi sfugge: che sia questo il senso?
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Recensione |
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Ratio
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narrativa
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| Autori |
| • | Luciano Nanni |
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Edizione:
Panda Edizioni
Padova 2005 |
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| pp. 80 |
| prezzo: € 5,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.9/2006
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