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Sulle ali delle copertine

Già nei primi anni '970 mi ero accorto di come molti riuscissero a discutere dei libri allora in voga avendoli soltanto sfogliati in libreria; due righe qua, due là, tanto per capire di cosa si trattava, qualche concetto ben chiaro per le eventuali citazioni da fare in società ed il gioco era fatto. Si risparmiava così il tempo, e spesso la noia, di leggerli e sopratutto il denaro per acquistarli. Alla stessa convinzione devono essere giunti gli editori, infatti cominciarono a comparire i libri confezionati col cellophane. Rimanevano così a disposizione soltanto le note critiche stampate sulla quarta di copertina, a vantaggio di chi riusciva a sopperire alla mancanza di informazioni più approfondite con un po' di fantasia.

Le statistiche ci dicono che in quegli anni le vendite di libri sono andate costantemente calando per tutti gli anni '970. Fu all'inizio degli anni '980, dominati dall'edonismo e dalla cultura dell'immagine, che il libro visse il suo rinascimento. Le copertine austere che avevano fatto la storia di alcune case editrici andarono drasticamente scomparendo a vantaggio di quelle più accattivanti che fecero l'immagine di altre; cambiò anche la quarta di copertina: innanzitutto apparve la foto dell'autore, in alto, sotto trovarono posto notizie sulla vita professionale, premi vinti cattedre ottenute conferenze all'estero, la bibliografia completa e spesso notizie sulla vita privata, ma forse non fu solo sotto la spinta dell'apparenza che avvenne questo cambiamento, infatti le note critiche scomparvero dalla quarta per trovare posto, molto più diffuse ed approfondite, nei risvolti di copertina. Tali risvolti erano certamente concepiti per dare un miglior servizio ma imponevano l'acquisto del libro. Contemporaneamente le statistiche registrarono un aumento delle vendite.

Più volte parlando in pubblico affrontai l'argomento del rapporto fra acquirenti di libri e lettori, ne scrissi anche su alcuni articoli ma il mio lavoro è sempre rimasto fuori dalle grandi tirature e forse per questo nessuno ha ripreso l'argomento, o forse perché non era molto gradito. Sta di fatto che la stampa di grande tiratura non si occupò mai a fondo della questione e le cose continuarono ad andare avanti a suon di discussioni sulle copie vendute in rapporto al numero dei titoli, e sul rapporto fra pubblicazioni italiane e traduzioni straniere.

Ora pare che il problema del rapporto fra acquirenti e lettori se lo siano posti all'estero, in Inghilterra. Comunque non allarmatevi troppo, poiché a commissionare il sondaggio in tal senso non è stata una casa editrice un circolo letterario o un'associazione filantropica bensì la British Airports Authority ed il sito di viaggi Expedia, evidentemente i più interessati a sapere se i libri vengono letti, poiché non vendono libri ma viaggi che possono essere suggeriti dalla lettura di un libro. I risultati di questo sondaggio, cui sono state interessate 2000 persone di varie età, ha dato questi risultati: un consumatore su tre ammette di aver comprato un libro per sembrare più intelligente. Un giovane su otto confessa di aver scelto un libro "semplicemente per essere visto con l'ultimo titolo di moda", percentuale che diminuisce con l'età: solo uno su venti ammette questa debolezza se ha più di 50 anni. Per alcuni lettori diventa un "obbligo sociale" leggere i libri selezionati dalle giurie dei premi più prestigiosi. Ma il termine "leggere" sembra molto relativo. Pressati da una domanda diretta solo un interpellato su 25 dice di aver letto il romanzo scelto come il migliore nei 25 anni del Booker prize's, "Midnight's Children" di Salman Rushdie, e metà di questi non l'hanno neppure terminato. Se a questo aggiungiamo che molti acquistano libri con l'intento di leggerli nei periodi di vacanza e poi non riescono a trovare i momenti per farlo, forse per l'acquisto di troppi libri, forse per la possibilità di poche vacanze, il quadro che se ne ricava pare abbastanza preciso. Forse l'editoria va male ma la letteratura va sicuramente peggio. Certo è sempre meglio vivere da ignoranti in una società dove i consumi sono in perenne ripresa che il contrario.

Per chiudere degnamente queste poche righe su di un argomento tanto grande non si può che proporre un quiz:

Chi ha ribattuto questa notizia in Italia?

1) Un grande quotidiano nel suo inserto culturale.
2) Un settimanale di cronaca fra le curiosità.
3) Un mensile di costume e critica sociale.
4) Una pubblicazione inviata in abbonamento ai soci di un'associazione di consumatori.

Quale premio potrà mai aspettarsi chi dovesse indovinare.

Notizia tratta da "Le scelte del consumo"
dell'Unione Nazionale Consumatori,
maggio 2006.

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