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Viaggio a Terranova con neri cani d'acqua

Venti poesie inedite aprono il libro che per il resto è di tipo antologico; raccoglie in pratica tutta la produzione dell'autore apparsa in vari volumi dal 1985 ad oggi.

Le venti poesie non appaiono certo come un drastico giro di boa sulla rotta dell'autore, se mai si inseriscono in quella lenta e continua correzione di rotta (non sempre le indie sono là dove le abbiamo segnate sulla nostra carta, quasi mai) che in questo libro si può agevolmente osservare per facilità e rapidità di confronto.

Così può tornare a capitare di irrigidirsi qualche volta, girando una pagina, trovandosi in un salotto nel bel mezzo di una conversazione già iniziata: “La quale tribù calcola il mese dalla mestruazione...” “Che non ti abbandona praticamente mai”.

E di essere a disagio perché sembra si stia parlando un linguaggio tecnico, quasi gergale: “...portano il sacco gli uomini di carbone...” “...la catenina, la spallina della guepiere...” “...gli artificieri / hanno sopra il volto la maschera...” “...le opere di / mano, di puntuta lingua...”.

Ma ogni volta non si riesce a capire di che razza di gergo si tratti; così il lettore resta al palo, mentre l'autore è sulla “frasca ma solo apparentemente”. E' proprio questo scarto tra palo e frasca quello che spesso separa l'evento dal linguaggio che lo descrive, tanto da lasciare il dubbio che il narratore sia in un contesto diverso da quello in cui si svolge l'evento, o sia l'evento stesso ad essere diverso da quello di cui parla il narratore.

Vi è un'altra possibilità, ma questa è in effetti assai pericolosa per il lettore. Consiste nello spingere sull'acceleratore fino a superare il muro dell'ironia. Allora il problema potrebbe essere esposto in questo modo:

Premere al torchio ed estrarre la radice delle situazioni seguenti evidenziando fra di esse LANORMALE e LAMORALE. (Utilizzare a vostra discrezione apostrofi e/o spazi).

Anche così comunque l'autore non perde la mossa di vantaggio.

E' in questo momento che coloro i quali hanno avuto occasione di ascoltare le poesie di Onano direttamente dall'autore ne rimpiangono la lettura, per la quale sembrano appositamente scritte; anche se nessun ascoltatore occasionale riuscirà mai a credere che esistano testi scritti per una simile lettura.

L'unica cosa che si concede tutta e subito, e non è poco, è l'insinuazione; che è sempre maggiore delle parole che la contengono: “...mi si inginocchiava / davanti, mi stringeva la vita, la tunica:” “i fauni ridono, forzano grandi e piccole aperture...” Salvo poi lasciarti a metà, come l'improvviso rimorso della ragazzina nel cinema di tanti anni fa: “...di angolo in angolo scappano, ingobbiti, temono / assolutamente una richiesta di supplemento / di prestazione”.

Risulta spesso chiaramente la presa di posizione dell'autore a sostegno della donna nei confronti dell'uomo, quello che invece non risulta affatto è l'eventuale disinteresse dell'operazione.

Conviene lasciarsi condurre come dalla lettura di un diario dalla datazione incerta fra il “De bello gallico” e “Martin Eden”: “A Terranova, ci assaltarono alcuni neri cani d'acqua” “...non sparate suggerì / l'Irochese...” “...quindi prendemmo il cammino all'alba...” “la città ci raccolse / senza mercanzia...”.

Recensione
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