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Leggendo queste storie si potrebbe pensare ad uno stile di scrittura
espressamente adattato alle piccole storie di minima gente promesse dal
sottotitolo, soprattutto vedendolo in netto contrasto con uno stile minore
corrente (corrivo?), spesso condito da un'ironia di maniera a sostenere
l'autopromozione di un quotidiano ispiratore tanto comune da generare negli
autori quell'insofferenza che li spinge a farne un'allegoria, non per illustrare
la profondità di un improbabile significato, bensì per dare una pretesa
profondità di respiro a vicende assolutamente ordinarie.
Filippo Giordano invece sembra tenerci
a mostrare, anche attraverso il linguaggio, come possano essere considerate
minime certe storie di gente comune che potrebbero avere altro da significare,
anche se non di eclatante. Penso a "La neve" (p. 65), un racconto senza storia
ma non senza espressione, una storia priva di una morale ma non priva di un
senso. Dunque si potrebbe ipotizzare un linguaggio adattato alla scelta
narrativa minimale; invece il racconto "Nuvole" (p. 33) lo impedisce: la storia
sfuma in un fantastico estraneo alla pragmaticità terragna del contadino, sa
interpretare la leggerezza di un pensiero altro non necessariamente condiviso, a
volte inconsapevole ma sempre incolpevole, eppure il linguaggio resta lo stesso;
si deve quindi pensare che si tratta di una forma espressiva propria
dell'autore, un modo lento e disteso cui non interessa imporsi ma, pur nella
piena coscienza di sé, cui basta esistere.
Filippo Giordano tiene fede al
sottotitolo del suo libro, e ci racconta piccole storie che si sarebbero
ascoltate volentieri un tempo, come "La valigia del militare", che s'incontra
per prima, favole cui oggi non si ha più voglia di credere, oppure storie che
non si è mai voluto sentir raccontare, fin dai tempi in cui migliaia di "Nitto"
morivano consumati dal Cancro (la maiuscola spetta ad un tale protagonista) nei
letti di casa o nelle corsie di oscuri ospedali, dietro la distrazione comune di
frigoriferi pieni di bibite e marmellate colorate con E... , sotto la comune
convinzione che bastava un cucchiaio in più di DDT per non preoccuparsi del
raccolto, quando si buttavano le tegole in cotto per rifare il tetto con
l'Eternit e non pensarci più. Già allora davano fastidio storie come quella di
Nuccia, parevano troppo paesane, quando si pensava che la vita potesse essere un
sogno da giocare tra Valdìsnei e Gionuèin.
Sulle pagine
del Reader's Digest vedevo panorami di città immense, piene di grattaceli,
mentre un jet della TWA mi offriva l'America, ed io non volevo sentir parlare di
marescialli leonardo o di cronisti mauro, vivevo nella certezza che il mito che
ci giungeva d'oltreoceano sarebbe stato incrollabile. Oggi, che avevo quasi
cancellato dalla memoria quanto ero stato piccolo nella mia ingenuità, mi
ritrovo ancora tutto davanti in alcune di queste storie minime che ho sempre
voluto credere d'altri, e mi tocca di farmi infastidite dal riflesso dei
flash dentro lo specchio del sorriso (p. 46).
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Recensione |
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Voli di soffione
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narrativa
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Il Centro Storico
Messina 2001 |
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| pp. 68 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Alla Bottega nr.9/2002
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