Servizi
Contatti

Eventi


Già promettente emblema mi era apparsa tout court l'immagine di copertina di questa raccolta di poesie di Pietro Nigro. Riproduzione di un dipinto di Pablo Picasso dal titolo Le colombe (1957). Un paesaggio conservato nel museo di Barcellona dedicato all'artista. Soggetto non a portata di mano, perché raro rispetto all'immensa produzione di Pablo, e per esempio al suo museo di Parigi ne sono portatori dipinti come Dejeuneur sur l'herbe, da Manet (1960) e il Paesaggio di Mougins (1972). Comunque sia la scelta rimane il frutto di un felice incontro, vuoi pregresso che di altra occasione.

Sta di fatto che a fine lettura è dato constatare quanto la scelta si manifesti simbolica specie nei confronti della prima sezione di poesie intitolata Riverberi: liason fra rappresentazione visiva e testo poetico? Avverte Leonardo nel Trattato, la pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca. Così, mentre il citato dipinto Le colombe si riconosce in una zumata che partendo dall'atelier dell'artista incontra colombe e natura per sostare estatica nella distesa marina increspata dal vento nel cielo mediterraneo, ecco le immagini verbali del poeta dipingere bianche colombe, carezze di vento, sorrisi di verde, splendore di sole nel l'azzurro del mare. D)etto questo. anche quale attestato che un poeta moderno come Nigro non ha buttato la Natura nel cassonetto delle presunte spazzature letterarie, non supponga il futuro lettore ritrovarsi in Arcadia. Tutt'altro. Perché se il poeta apre gli occhi sullo splendore del mondo, non ignora che le eclissi prodotte dal pianto sono la condicio sine qua non è consentito agli umani cogliere la piena misura di tanto splendore (cfr. Perché. mio Dio). E pianto non è da intendere come piagnisteo di prammatica né per rimpianto, ma sublime effetto d'impotenze umane. Impossibile qui citare versi delle nume-rose liriche che, con andamenti personali e essenziali al rischio d'ermetismo ma di lampante verità poetica sanno condurci fino in vetta a ciò che in assoluto più duole in noi: "l'ansia d'eterno".

Non sarà gratuito quindi quell'attimo di disincanto per le parole e del consiglio datogli dal vento di creare solo silenzi (cfr.Vanno i tuoi giorni alla meta). Defaillance cui il poeta nel chiudere la sezione reagisce con l'originale ipotesi "E se fossimo dei file | uno dei tanti | che dii sperimentano...". La seconda sezione della raccolta, 9 canti parigini, si identifica in un rendez-vous sentimentale dove i canti sono stati tradotti in francese con testo a fronte. Un valore aggiunto che permette al lettore, per così dire, una doppia degustazione poetica. In sostanza. se si esclude il canto dedicato a Chopin, i luoghi ritrovati, Montmartre, rue Norvins, Quartiere latino, boulevard Saint Michel, Bois de Boulogne si fanno anelli fra passato e presente di un amore che trascende l'effimero. Amore è bello, anche quello vissuto da altri, specie da un poeta che Io esterna ai propri lettori. Perché non è vero sia cosa che interessa solo i due che si amano e quindi la tiratura della raccolta dovrà limitarsi a due soli esemplari. Si legge lo sostenesse un dittatore parlando alla poetessa Anna Acmàtova.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza