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Il profumo dell'iris

“Roberto Mosi vive a Firenze. Per molti anni è stato dirigente per la Cultura alla Regione Toscana. È attualmente impegnato creativamente nei campi della narrativa, della poesia e della fotografia. Ha pubblicato le raccolte: “Florentia”, “Concerto”, “L’invasione degli storni”, “Luoghi del mito”, “Nonluoghi” e “La vita fa rumore”, quindi il romanzo “Non oltrepassare la linea gialla”, poi una guida al territorio e alla storia della Toscana.

Quello di Mosi, oltremodo legato alla sua terra e alla sua città, è un mondo che ricorda la concettualità dell’espressionismo, quando la realtà era ancora vagamente riconoscibile, ma filtrata dall’emotività della mente. Ed ecco le colline toscane coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista. Quindi il rigore del paesaggio che emerge in plaghe dove, come intorno a Siena e a Volterra, la creta biancastra traluce tra la vegetazione, fissando come nel diamante i contorni di un paesaggio netto, duro e supremamente perfetto.

Dunque una visione intellettiva, imbevuta d’intelligenza, che sembra pensare essa stessa intorno all’uomo, nella maniera più alta. O, come scriveva Guido Piovene, pure, ad osservarla bene, la dolcezza non è la più intima caratteristica della terra toscana, come invece dell'Umbria. Anche nelle parti più amene, quali le valli del Mugello e il Chianti, sotto l’involucro grazioso si scopre una precisione, una purezza di contorni, uno scarno rigore di disegno: mentre l’occhio si incanta sulla tenuità delle prime apparenze, scivola dentro l’anima una lezione più severa. La bellezza Toscana è una bellezza di rigore, di perfezione, talvolta di ascetismo, sotto l’aspetto della grazia.

Dalla poesia di Mosi “L’erta dei Catinai”, ricca di antichi sapori: “Un mazzo di fiori / sulla mensola del tabernacolo / della Madonna dei Ricci / ai piedi dell’erta dei Catinai. // Un mondo di sensi ritorna. / La folla sale e scende, / carri, barrocci carichi / di terrecotte, catini, orci. / Cavalli, coppie di muli, / asini incespicano per la salita. // Tra la folla, le lavandaie / portano cesti di biancheria / lavata nelle acque dell’Ema, / profumata dai fiori dell’iris …”.

Recensione
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