Servizi
Contatti

Eventi


Il più grande equivoco sulla poesia, secondo me, è quello indotto dal verso libero; molti hanno creduto, e purtroppo credono ancora nonostante internet, che in forza ad esso, e grazie alla rima che già vacillava, fosse possibile evitare ogni tipo di regola e di controllo nella scrittura poetica (per scrivere un romanzo bisogna essere scrittori, giornalisti per scrivere un articolo ma tutti possiamo essere poeti, tutto è poesia, anche un secchio vuoto). Per cui, non essendo più dettata alcuna regola da rispettare sembrò assurdo ai più semplici che ognuno dovesse darsi le proprie, che ogni poesia dovesse avere la sua regola (finalmente ci avevano tolto le difficoltà della poesia, perché avremmo dovuto crearcene altre da soli).

Questo autore, chiunque esso sia (io credo che sia una donna), si dà invece una regola fissa e chiara, non riguarda il verso né la strofe ma la composizione tutta: 160 caratteri (e ne adduce chiaramente un motivo, lo spazio dei messaggini telefoninici) compresa la punteggiatura, lo garantisce l’autore ed il prefatore. Pur stretto in questa esigua misura, l’autore non incorre in evidenti forzature, mantiene una musicalità discreta ed un ritmo mai ripetitivo, che ben si adatta di volta in volta al tipo di poesia/messaggio: “Una stella || E’ caduta dal cielo! | L’ho vista con i miei occhi! | Sì giusto lì, | su quella pianura. | Ha lasciato un segno nel blu | e sulla terra! | Lì dove adesso ci sono | delle rose rosse.” (p. 13, altri esempi validi a pp. 38 e 49).

Compare qualche accenno d’ironia, forse un po’ spicciola, di filosofia di sociologia, corrente come s’usa, ma i risultati migliori mi paiono quelli legati al sentimento, in un certo senso i meno moderni; se l’amore moderno è quello della scrittura veloce (x ke nn mi ami +), somiglia stranamente ad una medaglia che un tempo ho tanto desiderato mi regalassero (+ di ieri – di domani). Peccato che questa pubblicazione venga quasi offerta come un Bignami del messaggino, pronto all’uso per menti pigre e poco fantasiose, mi ricorda l’uso che certi amanti latini facevano delle frasi scritte sulla carta dei cioccolatini. Tuttavia non posso passare sotto silenzio qualcosa che fa sorgere il dubbio di un po’ di mestiere. “Tango || Uccelli volano in cerchio. | Rose che sbocciano. | Stelle che cadono. | Mani fra i capelli. | Saliva. | Figure nel vento. | Note di un tango tutt’intorno.” (p. 38): a parte la timida citazione del tango e dei corpi caldi, nulla in tutta la composizione depone per un’atmosfera di tipo sensuale o erotico ma a poche misure dalla fine, isolata fra due punti fermi e nell’esiguità del verso che essa compone, da sola, ecco irrompere “Saliva.”; il mediatore chimico richiama adrenalina le figure nel vento paiono lo spettro del piacere ed allora sì, il tango avvolge i corpi caldi in un vortice e li trasporta sul piano sessuale.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza