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Ho tra le mani l'ultimo libro della scrittrice pugliese Antonietta Benagiano dal titolo Focolari. Sono sette racconti il cui tema è il "focolare", immagine antica a simboleggiare la circolarità di calore affettivo fra quanti vivono legami profondi. I titoli suggestivi del racconti sono: "Mio Re, mia Regina", "Quando chiama Thutmosis", "La cartolina'', "Non c'è strada a me dinanzi", Forget me not", "Questa è la mia casa", "Il focolare a San Pietroburgo". La scrittura delta Benagiano é magica e ineguagliabile e coinvolge e ammalia il lettore. Il lirismo che la scrittrice sa imprimere alle sue prose fa gustare tutta la bellezza del suo narrare che è essenziale, persuasivo e penetrante. Impreziosiscono il testo suggestivi disegni come la colomba di Magritte, il poeta tedesco Novalis, l'Ilva di Taranto, il ritratto di un indiano d'America, il flume Tara nei pressi di Taranto, i luoghi suggestivi di Massafra, le foto di Faraoni, di Franz Kafka, di Senghor, della partenza per il fronte.

Stupendo è il racconto dal titolo "La cartolina" in cui la Benegiano riesce ad entrare nel vivo della guerra 1914-1918 come aveva saputo fare mirabilmente lo scrittore Erich Maria Remarque nel suo celebre romanzo All'ovest niente di nuovo da cui furono tratti due famosi film, l'uno di Milestone (1930) e l'altro di Delbert Mann (1979); il racconto ci dà le stesse forti emozioni che hanno saputo darci le frasi di Remarque o la celebre canzone di Fabrizio De André della "guerra di Piero".

Ormai è giusto affermare che Antonietta Benagiano è una vera grande scrittrice del nostro Sud per le prove che ha saputo darci a piene mani nel campo della poesia, della saggistica e della narrativa. Questi racconti provano la maturità artistica ed il talento della Benagiano che da Massafra, dall'area jonica, ha saputo veramente costruire, in tutta umiltà, un'opera duratura nel tempo.

Antonietta Benagiano, come il poeta Orazio, piò ben affermare: "Exegi monumentum aere perennius" (Odi, III, 3, 1), cioè di aver eretto un monumento perenne come il bronzo, e non è poco.

Recensione
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