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Un inno alla vita anche se sa di morte

È un inno alla vita, quella vera, l'unica che sarà per sempre. Questo il terna cantato nei 20 distici dal titolo Senza fine la vita, del poeta veneziano Maurizio Zanon, ultimo lavoro distribuito nelle parrocchie veneziane, scelta compiuta dall'autore per il particolare carattere dell'opera. Ritmati da una leggera musicalità, questi distici nascondono in realtà profonde verità: «Non infonda tristezza la morte: essa è, nel divenire, nuovo battesimo». I termini vita e morte si rincorrono in un gioco infinito senza mai esaurire quella carica concettuale di reciproci rimandi (entrambi i termini sono nominati 12 volte) che i due opposti hanno in loro stessi: «E nel processo naturale delle cose: luminosa partenza di vita la morte. Dunque: la vita è morte, la morte è vita! Tu non credi, ma è la vita che sa di morte. E la morte sa di vita». E dunque un viaggio, quello sognato da Zanon, misterioso ed eterno iniziato nella previta: «Sarà come fare un salto oltre ogni stella in una luce mai vista prima tanto bella. Lasceremo per sempre l'inverno e la notte. Noi esseri troppo piccoli conosceremo grandezza».

Recensione
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