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Il libro di poesia di Mauela Bellodi Albicocche per i miei ospiti induce a pensare immediatamente a quella poetica della leggerezza tanto cara a Italo Calvino. Una poetica che egli faceva discendere da una sorta di entità impalpabili che si spostano dall'anima sensitiva all'anima intellettiva trasformandosi in emozioni. Poetica della leggerezza non significa vaghezza, improvvisazione, superficialità. Paul Valéry ha detto: "Il faut étre leger comme l'oiseau, non comme la plume" a significare che leggerezza non esclude concretezza, direzione, congruità, ma che li sublima.

In Bellodi la leggerezza nasce anche dal registro linguistico. Per il lessico e la sintassi innanzitutto: un lessico che appartiene alla lingua veicolare, ma che è preciso e puntuale, e quindi dotto, senza essere pesante e astruso; una sintassi che porta ad una costruzione lineare della frase, che è agile nella gestione del verso, che dà una sensazione di naturalezza innata che non va confusa con l'improvvisazione. Il paragone con la danza classica mi pare calzante: gli artisti compiono evoluzioni straordinarie che appaiono tanto più straordinarie quanto più sembrano essere naturali, quanto meno si indovina in esse lo sforzo. Quella naturalezza di movimenti è frutto di ore ed ore di esercizi e di preparazione. Lo stesso accade per la lingua: tanto più è chiara, comprensibile, semplice, trasparente quanto più dietro c'è cultura, padronanza, limpidezza di pensiero.

E poi c'è la leggerezza strutturale. Bellodi ha scelto per molte di queste poesie (compiendo anche un atto di coraggio in un clima come quello attuale che è dominato da intellettualismi e da elucubrazioni) la struttura della cantilena e della filastrocca non rifuggendo dalle rime, dalla musicalità cadenzata, dal ritmo giocoso e dai giochi di parole:

Vorrei essere
per te

viola del pensiero,
pensiero di viola,
pansée.

e

Alloro
al-loro
trionfa
un po ' tronfio

che favoriscono un veicolo di comunicazione immediato, facendo penetrare senza difficoltà alcuna il lettore in quel suo mondo che è fatto di amore, di incantamenti, di bellezza, di armonia, di immersione nella natura.

L'amore, nella sua accezione più ampia, è una costante nella poesia di Manuela Bellodi. E si tratta di un amore insaziabile, rivolto a persone e cose (alberi, fiori, foglie, frutti), cose che oltre ad essere oggetto d'amore, nelle sue mani diventano messaggio d'amore, simbolo d'amore, metafora d'amore.

Poi ci sono l'incantamento e la bellezza. L'autrice ha la capacità di apprezzare e di far apprezzare al lettore la bellezza di cose comuni come un fiore, una foglia, un albero, e di provare profonde emozioni di fronte ad esse, e di comunicare queste emozioni e di commuoversi (e qui subentra l'incantamento) e di fare partecipe il lettore di tale commozione.

La poesia di Bellodi, però, non è tutta qui. Lei che gioisce di fronte a queste cose, riesce anche a staccarsene ed a guardarle con divertita ironia:

Il salice
non è piangente,
ma piuttosto
vanitoso.

Come una bella donna
che scuote e asciuga i capelli al sole.

oppure a trarne riflessioni di tipo esistenziale

Dio mio!
Noi divisi
e lei trionfante
si è moltiplicata

Oppure a servirsene come portatrici di un messaggio allusivo

Ti mando
un ramo d 'oleandro
il cui fiore rosso cupo
è di una bellezza strepitosa

ma fa attenzione:
la foglia sottile ed elegante
è velenosa.

Così, è con questi contenuti che Bellodi aderisce alla poetica della leggerezza: riesce a fare poesia in modo piacevole; sa essere profonda senza essere pesante; trova la verità nelle cose semplici; esprime il proprio pensiero per allusioni e per analogie; trasmette le proprie emozioni senza scadere in sentimentalismi, romanticume; autocelebrazioni più o meno terapeutiche.

Recensione
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