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Un viaggio alla scoperta del proprio vissuto

Il poeta veneziano Maurizio Zanon ha dato alle stampe un altro volumetto: La Bianca Alba che è costituito questa volta da un poemetto, suddiviso in ventidue "momenti" che sembrano scandire, quasi si trattasse di un testamento spirituale o di una sintesi del proprio vissuto, varie tappe della sua esperienza di uomo e di poeta.

Il poemetto riprende inizialmente un tema molto caro al poeta, quello del treno, evidente metafora del viaggio della vita; un treno che parte da una stazione deserta per arrivare ad un "approdo" altrettanto deserto, come dire che si nasce e si muore nella più assoluta solitudine. E durante il viaggio i timidi tentativi di creare un rapporto (il primo amore che se ne va dolcemente, come la caduta dell'ultimo petalo del glicine) e poi la constatazione che anche l'innamoramento è qualcosa che si consuma nella solitudine mentre la vita intorno (e qui è palese il richiamo al Leopardi) scorre indifferente. E la vita registra momenti di distacco ai quali il poeta cerca di reagire (o di sopravvivere) scrivendo, creandosi con la scrittura illusioni di presenza e di continuità. Ma gli amori passano e con essi gli anni, tanto che l'autore ormai si scopre lontano, anche sul piano generazionale, e sempre più solo. E allora sorgono gli eterni interrogativi sull'esistenza, sulla poesia stessa, sul futuro: e lo sconforto sembra prendere il sopravvento. Ma rimane comunque una speranza (che è poi una certezza) del riscatto dell'anima (e dell'amore) oltre questa vita. E' la bianca alba che ritorna, per portare esaltazioni di vita e incantesimi d'amore. Ma ecco riemergere la quotidianità con le sue bassezze, la sua indifferenza, la sua banalità...

Recensione
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