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Sarebbe tragico il senso del vivere per la presenza operosa della morte e per il vuoto e la desolazione che caratterizzano l'esistere, se non ci fosse lo stupore dei fiori, dei profumi, la magnificenza delle stelle, il rigenerarsi del tutto attraverso il seme, l'aspirazione alla luce, al divino che rendono meno cupa e orrorosa la percezione del nulla. Sarebbe un vero delirio per l'uomo, escluso dalle leggi oscure della creazione. Se mancasse la presenza angelica che assidua ed invisibile guida protegge e libera da questa prigione terrena ove il tempo "chiude la corda della vita | nel nodo della morte". E da questa inesorabile e meccanica forza distruttiva, l'uomo si salva col seme che "genera virgulti", ossia la prole, la vita che batte la morte. In questo Gioco di vita e morte, morte-vita, s'accampa la non conoscenza dell'uomo, che come un estraneo a tutti gli eventi naturali porta nella mente il desiderio di cielo, del ritorno a Dio, come la rondine per istinto ritorna a nidificare all'antica gronda, l'anguilla ritorna alla purezza delle sorgenti per perpetuare la vita, che "chiede concepimento" nel nome dell'amore, che vince il morire e "ci avvicina a Dio", la Mente in cui tutto si unifica: l'effimero con l'eterno, il finito con l'infinito. Trionfa la stella della luce su quella della morte.

In questa visione salvifica non più sgomenta il tarlo della morte presente in ogni forma di vita, se il fine dell'uomo è quello di attendere la fine della corsa terrena per essere guidato nel "centro della sfera". Il dettato poetico è singolare per la dilatazione del lessico, per l'uso sapiente e nuovo delle figure retoriche, che rendono avvincente e sollecitante la scoperta della rarità di tante immagini, che costituiscono la vera essenza della poesia.

Recensione
Nel corpo del mutare
poesia 
Autori
Giovanni Chiellino
Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2004

Prefazione di Tommaso Kemeny. Postfazione di Paolo Ruffilli. Nota di Sandro Gros-Pietro - pp. 98

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.3/2008
 

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